RASSEGNA SULLE NUOVE DIPENDENZE TECNOLOGICHE- OTTAVA PARTE: STUDI SULL'USO PATOLOGICO DI INTERNET

data di pubblicazione:

28 Ottobre 2017

BULLISMO E CYBERBULLISMONella ormai vasta letteratura sulle patologie connesse all’uso della rete, e in particolare fondate sui concetti di IA e PIU, sono stati selezionati due studi che, a partire da un’analisi critica dei concetti di IA e PIU, si focalizzano sui modelli di trattamento e sulle caratteristiche di pazienti con problematiche di uso patologico della rete. Nella letteratura scientifica che esamina, all’interno dei modelli d’uso della rete e dei social media, le modalità “patologiche” d’uso di Internet, non esiste, come analizzato negli articoli precedenti, una definizione condivisa sui comportamenti e sulle interazioni in grado di differenziare l’uso problematico e l’uso non problematico. La maggioranza degli studiosi che ha affrontato il problema, caratterizza l’uso problematico della rete (PIU) in base a una quantità eccessiva di tempo spesa online, anche a detrimento delle relazioni offline, alla mancanza di auto-controllo, a problematiche psicologiche connesse all’uso eccessivo delle tecnologie digitali. A oggi, mancano però rigorosi modelli teorici e sperimentali in grado di differenziare criteri, funzioni e caratteristiche dell’uso patologico da quello non patologico. Queste limitazioni teoriche si ripercuotono sul piano del trattamento degli utenti che manifestano problemi specifici nell’uso della rete: appare ancora in una fase iniziale la messa a punto di rigorosi modelli di trattamento di PIU.

Lo studio di Gámez-Guadix, a partire da un’impostazione cognitivo-comportamentale, esplora le possibili connessioni fra PIU e uso problematico di alcol, in un campione di 801 adolescenti (età media di 14 anni) spagnoli. Obiettivo dello studio è di esaminare, sulla base dell’assunto che PIU e uso problematico di alcol condividono caratteristiche simili, se esiste una relazione temporale fra i due disturbi. PIU è definito dalla presenza di quattro variabili principali: preferenza per interazioni online, regolazione dell’umore influenzata dalla rete, scarso auto-controllo e conseguenze negative. Per analizzare le possibili influenze fra PIU e uso problematico di alcol nell’adolescenza, sono stati somministrati due questionari, a distanza di 6 mesi.

L’analisi di dati mostra, dal punto di vista longitudinale, due elementi centrali, che non risentono di differenze di genere. In primo luogo, la difficoltà di regolare l’uso della rete in modo equilibrato, che consiste nella diminuzione dell’auto-controllo sui comportamenti e sulle percezioni relative a Internet, assume un ruolo centrale nel mantenimento di PIU, che si manifesta nella preferenza verso le relazioni online, nella presenza di disturbi dell’umore e in generale in conseguenze negative derivanti dall’eccessivo uso della rete. Il secondo elemento emerso è che gli adolescenti che presentano conseguenze negative di PIU appaiono essere più vulnerabili per l’uso problematico di alcol. Gli studiosi concludono quindi che la presenza di PIU può rilevarsi un fattore predittivo del manifestarsi di uso problematico di alcol.

Passando ora al secondo contributo, va premesso che la maggioranza di ricerche sul PIU sono condotte con metodologie di ricerca riconducibili a un paradigma quantitativo, che in modo frequente sono però carenti nella concettualizzazione del problema di cosa rappresentino precisamente IA e PIU. Al contrario, nella ricerca esaminata a cura di Li, è stato impiegato un metodo qualitativo di tipo esplorativo, attraverso focus-group, che hanno coinvolto studenti afferenti a 27 università nord-americane. Il criterio di inclusione allo studio era che gli studenti si auto-identificassero come utilizzatori intensivi, trascorressero più di 25 ore settimanali su Internet per attività non collegate alla scuola o al lavoro e che riportassero problemi di salute o di tipo psico-sociale. Gli studenti hanno compilato due questionari specifici per la misurazione di IA/PIU e hanno partecipato a focus-group al cui centro vi era la storia del loro uso della rete: le attività online preferite, le problematiche emotive, interpersonali e situazionali derivanti dall’uso intensivo di Internet, oltre che le conseguenze dal punto di vista della salute e dei problemi psico-sociali del loro uso intensivo di Internet.

Fra i risultati più significativi emersi dallo studio è possibile citare la precocità del primo accesso alla rete (in media avvenuto a 9 anni), mentre i primi problemi collegati all’uso eccessivo di Internet è avvenuto in media a 16 anni. Fra i sintomi più ricorrenti associati all’uso eccessivo di Internet vi sono tristezza, depressione, noia e stress. L’uso di social media nel campione di studenti è pressoché universale e pervasivo nella loro vita quotidiana. Altri aspetti problematici dell’uso intensivo della rete emersi dallo studio risultano essere privazione del sonno, difficoltà di studio, gravi difficoltà nell’affrontare attività sociali, stati affettivi di tipo negativo, capacità decrescente di concentrazione. L’aspetto più interessante dello studio, tuttavia, consiste nella massa di osservazioni e di riflessioni attorno alle pratiche online e ai significati attribuiti da studenti che fanno un uso intensivo e, per vari aspetti problematico, della rete.

Li W. et alter, 2015, Characteristics of internet addiction/ pathological internet use in u.s. University students: a qualitative-method investigation, doi: 10.1371/journal.pone.0117372. eCollection 2015.

Gámez-Guadix M; Calvete E; Orue I; Las Hayas C, Problematic Internet use and problematic alcohol use from the cognitive-behavioral model: a longitudinal study among adolescents, Addictive Behaviors, 2014 Sep 16; Vol. 40C, pp. 109-114.

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