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	<title>GIOVANI Archivi - CESDA</title>
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	<description>centro studi e documentazione su dipendenze e aids</description>
	<lastBuildDate>Thu, 10 Sep 2026 10:40:20 +0000</lastBuildDate>
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	<title>GIOVANI Archivi - CESDA</title>
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	<item>
		<title>Alcol e prevenzione nelle scuole</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/09/16/alcol-e-prevenzione-nelle-scuole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 06:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALCOL]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[alcol e giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per affrontare questa complessa emergenza, diverse scuole stanno superando la semplice trasmissione di informazioni teoriche, adottando metodologie capaci di dialogare direttamente con gli studenti.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph heading3" dir="auto" style="text-align: justify;" role="heading" data-start-index="0" aria-level="3">Un articolo disponibile sul sito<em> Orizzonte scuola</em> si occupa del tema della<strong> prevenzione sui rischi del consumo di alcol</strong> svolta tra i banchi di scuola.</div>
<div class="paragraph normal" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="65"><span data-start-index="65">L’assunzione di alcol tra gli adolescenti non rappresenta più un’eccezione isolata, ma un fenomeno diffuso che si manifesta precocemente</span><span data-start-index="201">. Già tra i 13 e i 15 anni si registra spesso il primo bicchiere</span><span data-start-index="265">. Più del consumo occasionale, a preoccupare gli educatori è la modalità di assunzione: </span><b data-start-index="353">bevute concentrate, frequenti nel fine settimana e in contesti di gruppo</b><span data-start-index="425">. In queste situazioni, il controllo si perde rapidamente e le conseguenze si manifestano prima del previsto</span><span data-start-index="533">.</span></div>
<div class="paragraph normal" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="534"><span data-start-index="534">Per affrontare questa complessa emergenza, diverse scuole stanno superando la semplice trasmissione di informazioni teoriche, adottando metodologie capaci di dialogare direttamente con gli studenti</span><span data-start-index="731">.</span></div>
<div class="paragraph normal" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="534"><span data-start-index="731"> Tra i progetti più diffusi spiccano </span><b data-start-index="769">Smashed</b><span data-start-index="776"> e </span><b data-start-index="779">Unplugged</b><span data-start-index="788">, due percorsi differenti accomunati dal medesimo obiettivo di prevenzione</span><span data-start-index="862">.</span></div>
<div class="paragraph normal" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="863"><b data-start-index="863">Smashed</b><span data-start-index="870"> si affida alla forza del </span><b data-start-index="896">teatro interattivo</b><span data-start-index="914">. Ragazzi e ragazze seguono le vicende di alcuni coetanei in difficoltà a causa dell&#8217;abuso di alcol</span><span data-start-index="1013">. La rappresentazione teatrale, seguita da laboratori e dibattiti guidati, spinge i giovani all&#8217;immedesimazione e alla riflessione personale</span><span data-start-index="1153">. Attivo in Italia dal 2020 con il supporto di Diageo, il programma si è evoluto dal formato digitale alle versioni dal vivo, coinvolgendo circa 5.000 studenti per promuovere scelte consapevoli</span><span data-start-index="1346">.</span></div>
<div class="paragraph normal" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="1347"><b data-start-index="1347">Unplugged</b><span data-start-index="1356">, derivato dallo studio europeo EU-Dap, si concentra invece sul modello dell’</span><b data-start-index="1433">influenza sociale</b><span data-start-index="1450"> e sullo sviluppo delle </span><b data-start-index="1474">life skills</b><span data-start-index="1485"> (competenze personali e interpersonali)</span><span data-start-index="1525">. Condotto da docenti formati attraverso corsi preparatori di venti ore, il programma prevede 12 lezioni da un&#8217;ora basate su role-playing, brainstorming e discussioni</span><span data-start-index="1691">.</span></div>
<div class="paragraph normal" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="1692"><span data-start-index="1692">I dati ne confermano l&#8217;efficacia misurabile: a tre mesi dalla conclusione si registra una </span><b data-start-index="1782">riduzione del 31% degli episodi frequenti di ubriachezza</b><span data-start-index="1838">, che si mantiene significativa (</span><b data-start-index="1871">-20%</b><span data-start-index="1875">) anche a un anno di distanza, limitando sensibilmente anche il consumo di cannabis e i problemi legati all&#8217;alcol</span><span data-start-index="1988">.</span></div>
<div class="paragraph normal" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="1692"><span data-start-index="1988"> Entrambi i progetti rappresentano risposte concrete e innovative per tutelare la salute dei giovani. </span></div>
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		<title>Il patteggiamento di Meta: nuove misure ma non sufficienti</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/09/10/il-patteggiamento-di-meta-nuove-misure-ma-non-sufficienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 07:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meta ha accettato un accordo per chiudere un processo in cui era accusata di aver progettato i propri social network in modo da favorire dipendenza e problemi di salute mentale tra i più giovani</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/09/10/il-patteggiamento-di-meta-nuove-misure-ma-non-sufficienti/">Il patteggiamento di Meta: nuove misure ma non sufficienti</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si legge su un articolo del Post che <strong>Meta</strong>, l’azienda proprietaria di Facebook e Instagram, <strong>ha accettato un accordo per chiudere un processo in cui era accusata di aver progettato i propri social network in modo da favorire dipendenza e problemi di salute mentale tra i più giovani.</strong> L’accordo prevede risarcimenti fino a 18 miliardi di dollari e introduce nuove regole per gli utenti minorenni negli Stati Uniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra le principali modifiche ci sarà un <strong>limite cumulativo di due ore al giorno per l’utilizzo di Facebook e Instagram da parte degli adolescenti</strong>. Le <strong>notifiche verranno inoltre sospese durante la notte e nelle ore scolastiche</strong>, mentre compariranno periodicamente messaggi che inviteranno a chiudere l’app. Per i nuovi account Instagram degli adolescenti sarà anche disattivata, almeno inizialmente, la bacheca basata sui contenuti personalizzati dall’algoritmo, salvo diversa scelta di un adulto supervisore. Meta dovrà inoltre <strong>nascondere il numero dei “like” sui profili degli adolescenti</strong>, con l’obiettivo di ridurre il confronto sociale e i possibili effetti negativi sull’autostima. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha giudicato positivamente queste misure, pur sottolineando che non sono ancora sufficienti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Secondo diversi esperti, infatti, il problema non riguarda soltanto alcune funzioni delle piattaforme.</strong> Lo scrolling infinito, i video in autoplay e le notifiche continue sono progettati per aumentare il tempo trascorso sulle app e quindi il coinvolgimento degli utenti. Walter Quattrociocchi, professore alla Sapienza di Roma, sostiene che eliminare una singola funzione potrebbe servire a poco, perché l’azienda potrebbe sostituirla con un meccanismo simile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il problema più profondo sarebbe quindi il modello economico dei social network, basato sulla pubblicità, sulla raccolta dei dati personali e sulla massimizzazione dell’attenzione.</strong> Per rendere davvero più sani questi servizi, secondo gli esperti, servirebbero maggiore trasparenza sugli algoritmi e più controllo da parte degli utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">L’accordo rappresenta dunque un passo avanti, ma non risolve alla radice le criticità dei social. Come osservano diversi commentatori, <strong>per ottenere un cambiamento reale potrebbe essere necessario intervenire non solo sulle singole funzioni, ma sul modo stesso in cui queste piattaforme vengono progettate e gestite.</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Adultosfera digitale e giovani</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/09/05/adultosfera-digitale-e-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 06:30:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[SOCIAL]]></category>
		<category><![CDATA[social e giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questo termine definisce l'insieme di modelli comportamentali, abitudini, competenze e pratiche tecnologiche adottate dalla comunità adulta (che include genitori, insegnanti, educatori, allenatori, pediatri, biblioteche e amministrazioni locali) che influenzano, direttamente o indirettamente, lo sviluppo dei ragazzi da 0 a 18 anni.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="107">Un articolo disponibile sul sito Percorsi di Secondo Welfare </span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="107">propone un cambio di paradigma radicale nel modo in cui affrontiamo il rapporto tra minori e tecnologie</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="254">. Spesso la discussione pubblica si focalizza unicamente sul </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="315">tempo di utilizzo degli schermi</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="346">, una misura definita dagli autori comprensibile ma del tutto insufficiente</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="421">. I bambini e gli adolescenti non incontrano il digitale nel vuoto, ma all&#8217;interno di contesti relazionali e fisici modellati costantemente dalla comunità adulta</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="582">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="634"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="634">L&#8217;aspetto più innovativo del contributo risiede nell&#8217;introduzione del concetto di </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="716">“adultosfera digitale”</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="738">. Questo termine definisce l&#8217;insieme di modelli comportamentali, abitudini, competenze e pratiche tecnologiche adottate dalla comunità adulta (che include genitori, insegnanti, educatori, allenatori, pediatri, biblioteche e amministrazioni locali) che influenzano, direttamente o indirettamente, lo sviluppo dei ragazzi da 0 a 18 anni</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1072">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="1073"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1073">Invece di concentrarsi esclusivamente sul comportamento del minore, questo approccio teorico sposta la domanda chiave: </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1192">in quale ambiente adulto i nostri figli imparano a vivere il digitale?</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1262"> L&#8217;innovazione metodologica sta nel considerare questo ambiente un vero e proprio </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1345">determinante sociale della salute e della crescita</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1395">, al pari di fattori classici come il reddito, l&#8217;istruzione o il quartiere</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1469">. Di conseguenza, il benessere digitale smette di essere un problema strettamente privato o limitato alle singole mura domestiche per essere ridefinito come una vera e propria </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1645">questione di welfare pubblico</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1674">.</span></div>
<div class="paragraph heading3 ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" role="heading" data-start-index="1675" aria-level="3"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1675">Dal singolo individuo alle reti di prossimità: risvolti operativi</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="1740"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1740">L&#8217;approccio tradizionale si basa spesso su conferenze o webinar che finiscono per intercettare solo i genitori già sensibili e informati</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1876">. L&#8217;adultosfera digitale propone invece una strategia operativa basata su due pilastri:</span></div>
<ol class="ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;">
<li class="paragraph list-item ordered-list-item normal ng-star-inserted" data-start-index="1963"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1963">L&#8217;inserimento nei contesti di vita quotidiana</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2008">: per raggiungere gli adulti che si sentono in difficoltà o isolati, è necessario superare la logica della pura trasmissione di informazioni e agire nei luoghi in cui le persone già vivono e si incontrano (scuole, nidi, società sportive, oratori)</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2254">.</span></li>
<li class="paragraph list-item ordered-list-item normal ng-star-inserted" data-start-index="2255"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="2255">L&#8217;azione sui &#8220;cluster di ridondanza sociale&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2299">: le scelte educative, come la regolazione dei dispositivi, sono difficili da sostenere individualmente</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2402">. Gli studi sulla diffusione dei comportamenti complessi dimostrano che un cambiamento di abitudini richiede conferme ripetute da parte di più persone vicine</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2559">. Una regola diventa sostenibile solo quando si trasforma in norma sociale condivisa (ad esempio tramite un </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="2667">&#8220;patto di classe&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2684"> co-costruito tra famiglie e scuola)</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2720">.</span></li>
</ol>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="2721"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2721">Per supportare empiricamente questo intervento, gli autori suggeriscono inoltre un&#8217;ulteriore proposta innovativa: l&#8217;elaborazione di un </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="2856">indice dell&#8217;adultosfera digitale</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2888">, uno strumento per osservare e misurare le pratiche e le competenze degli adulti nei diversi territori e contesti</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3002">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="3044"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3044">Infine, l&#8217;approccio rifiuta fermamente qualsiasi colpevolizzazione degli adulti, riconoscendo che genitori ed educatori sono stati lasciati soli ad affrontare una transizione tecnologica rapidissima</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3242">. La risposta deve risiedere nella </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="3277">corresponsabilità</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3294">, nella creazione di alleanze di prossimità (con il coinvolgimento attivo del Terzo Settore) e nella promozione di alternative offline desiderabili</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3441">. La sfida finale, dunque, non è solo monitorare i ragazzi, ma chiedersi: </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="3515">come stanno gli adulti nel digitale mentre i minori crescono?</b></div>
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			</item>
		<item>
		<title>Dialogare oggi &#8211; un podcast sul disagio giovanile</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/09/03/dialogare-oggi-un-podcast-sul-disagio-giovanile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 07:32:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[disagio giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dialogare oggi è un podcast disponibile su Rai Playsound che indaga i linguaggi del disagio giovanile. Guidato dallo psicoterapeuta e psicoanalista Filippo Pergola, il podcast propone sei conversazioni che intrecciano riflessione clinica, narrazione, testimonianze e indicazioni pratiche. In ogni episodio Pergola dialoga con una specializzanda o uno specializzando in psicoterapia per affrontare alcune delle principali [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Dialogare oggi</em> </strong>è un podcast disponibile su Rai Playsound che indaga i linguaggi del disagio giovanile. Guidato dallo psicoterapeuta e psicoanalista Filippo Pergola, il podcast propone sei conversazioni che intrecciano riflessione clinica, narrazione, testimonianze e indicazioni pratiche.</p>
<p>In ogni episodio Pergola dialoga con una specializzanda o uno specializzando in psicoterapia per affrontare alcune delle principali fragilità che attraversano il mondo dell’adolescenza e offrire strumenti utili per favorire il dialogo tra giovani, famiglie, scuola e comunità educante.</p>
<p>Le puntate affrontano differenti tematiche:</p>
<ul>
<li><strong>Piccoli imperatori</strong> – Un viaggio nella cosiddetta “sindrome del piccolo imperatore”, tra difficoltà ad accettare i limiti, bisogno di riconoscimento e ruolo educativo degli adulti, chiamati a ritrovare autorevolezza senza ricorrere all’autoritarismo.</li>
<li><strong>Pillola rossa o pillola blu? Il web tra rifugio e palestra</strong> – Un’analisi del rapporto tra ado4lescenti e mondo digitale, dove social network e videogiochi possono diventare sia occasione di crescita sia rifugio dalle fragilità e dalla paura del giudizio.</li>
<li><strong>Il corpo manipolato e attaccato</strong> – Dai disturbi alimentari all’autolesionismo, il corpo racconta ciò che spesso non riesce a essere espresso con le parole. Un episodio dedicato ai segnali del dolore e al valore dell’ascolto.</li>
<li><strong>Le maschere della dispersione: insuccesso scolastico e sociale </strong>– Dietro il fallimento scolastico si intrecciano aspettative familiari, ansie e difficoltà relazionali. La puntata riflette sul ruolo della scuola come spazio di crescita e non solo di prestazione.</li>
<li><strong>Hikikomori: quando il mondo resta fuori dalla porta</strong> – Il fenomeno del ritiro sociale viene letto attraverso le sue radici emotive e relazionali, offrendo spunti per riconoscere i primi segnali e ricostruire il dialogo con chi si isola.</li>
<li><strong>Violenza tra giovani: quando il gruppo diventa branco </strong>– Dalle aggressioni organizzate sui social alla spettacolarizzazione della violenza, l’episodio esplora le dinamiche del branco e il bisogno di appartenenza e riconoscimento che può trasformarsi in aggressività.</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;AI come principale interlocutore tra gli adolescenti</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/08/30/lai-come-principale-interlocutore-tra-gli-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 09:52:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=32411</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un fenomeno in rapida crescita che apre interrogativi sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella salute mentale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/08/30/lai-come-principale-interlocutore-tra-gli-adolescenti/">L&#8217;AI come principale interlocutore tra gli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Per un numero crescente di adolescenti e giovani adulti,<strong> il primo interlocutore quando arrivano ansia, tristezza o difficoltà emotive non è più necessariamente una persona, ma un chatbot.</strong> Così si legge su un articolo riportato su Mohre. Niente sala d’attesa, nessun giudizio e una risposta disponibile anche nel cuore della notte. <strong>Un fenomeno in rapida crescita che apre interrogativi sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella salute mentale.</strong></p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">A fotografarlo è un nuovo studio pubblicato su <em>JAMA Pediatrics</em> e condotto da Ryan K. McBain della RAND Corporation insieme ad altri ricercatori. <strong>L’indagine ha coinvolto 1.009 statunitensi tra i 12 e i 21 anni. Nel 2024 era circa uno su otto a dichiarare di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per ricevere consigli sulla propria salute mentale. Nel 2025 la percentuale è salita al 19,2%</strong>, quasi un giovane su cinque. Tra gli utilizzatori, il 42,8% ricorre al chatbot almeno una volta al mese, mentre il 10,8% lo fa ogni settimana e il 5,8% quasi quotidianamente. E il giudizio sull’esperienza è sorprendentemente positivo: il 91,7% considera i consigli ricevuti utili.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Ma dietro il successo dello strumento c’è un elemento che preoccupa i ricercatori: <strong>la segretezza</strong>. Il 63,3% dei giovani non ha raccontato a nessuno di aver utilizzato un chatbot per parlare della propria salute mentale. Quando lo fanno, ne parlano soprattutto con un amico, mentre soltanto una minoranza coinvolge un genitore, un insegnante o un medico.<br />
<strong>L’utilizzo non è uniforme.</strong> Le ragazze hanno una probabilità circa doppia rispetto ai ragazzi di rivolgersi all’AI per questioni psicologiche e il ricorso cresce significativamente con l’età. Anche le differenze tra gruppi etnici risultano marcate: ragazzi afroamericani hanno una probabilità oltre cinque volte superiore, rispetto ai coetanei bianchi.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il chatbot, però, non sembra necessariamente sostituire il medico. Tra i giovani che avevano parlato di salute mentale con un professionista nei sei mesi precedenti, la probabilità di utilizzare anche l’AI era quasi doppia. Più che un’alternativa, dunque, potrebbe diventare un ulteriore punto di accesso.<br />
Resta però la domanda decisiva: <strong>quanto sono sicuri quei consigli?</strong> I chatbot possono offrire conforto e disponibilità immediata, ma non sono psicologi e possono produrre risposte stereotipate o inappropriate, soprattutto davanti a situazioni di crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">La prossima sfida della ricerca sarà quindi capire non soltanto quanti giovani utilizzano questi strumenti, ma <strong>che cosa ricevono dall’AI e se il suo intervento li avvicina o li allontana dalle cure di cui hanno bisogno</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/08/30/lai-come-principale-interlocutore-tra-gli-adolescenti/">L&#8217;AI come principale interlocutore tra gli adolescenti</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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		<title>Le scommesse sportive tra i giovani: i risultati dello studio francese PProJeTIM</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/08/27/le-scommesse-sportive-tra-i-giovani-i-risultati-dello-studio-francese-pprojetim/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 06:53:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[scommesse sportive e gioco d'azzardo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=32402</guid>

					<description><![CDATA[<p>Attraverso 51 interviste sociologiche a giovani scommettitori di età compresa tra i 15 e i 25 anni (tra cui 22 minorenni e 11 donne), la ricerca fa luce sulle dinamiche d'ingresso, sulle motivazioni e sui fattori di rischio associati alle scommesse sportive.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph heading3 ng-star-inserted" dir="auto" role="heading" data-start-index="0" aria-level="3"></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="92"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="92">Il gioco d&#8217;azzardo tra le nuove generazioni sta vivendo una profonda trasformazione, spinto dalla normalizzazione sociale e da canali di accesso sempre più pervasivi</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="257">. Lo studio qualitativo </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="281">&#8220;PProJeTIM&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="292">, condotto tra il 2025 e il 2026 dall&#8217;</span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="330">Istituto francese di monitoraggio delle droghe e delle tossicodipendenze (OFDT)</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="409"> con il sostegno del Fondo per la prevenzione delle dipendenze, offre uno spaccato inedito su questo fenomeno di salute pubblica</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="537">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="92"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="537"> Attraverso </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="550">51 interviste sociologiche</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="576"> a giovani scommettitori di età compresa tra i 15 e i 25 anni (tra cui 22 minorenni e 11 donne), la ricerca fa luce sulle dinamiche d&#8217;ingresso, sulle motivazioni e sui fattori di rischio associati alle scommesse sportive</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="796">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="797"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="797">Dall&#8217;indagine emergono forti </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="826">elementi di novità</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="844"> che ridefiniscono la comprensione del problema:</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="892"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="892">1. Il ruolo facilitatore della famiglia e l&#8217;illusione del controllo: </b>n<span class="ng-star-inserted" data-start-index="960">onostante in Francia la vendita di giochi d&#8217;azzardo sia vietata ai minori, lo studio rivela che la familiarizzazione con le scommesse avviene precocemente e spesso </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1125">proprio all&#8217;interno delle mura domestiche</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1166">. L&#8217;iniziazione è graduale e viene frequentemente guidata dai genitori o da coetanei più esperti</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1262">. Un elemento di forte novità riguarda i messaggi di prevenzione informali: quando i genitori o gli amici mettono in guardia il giovane scommettitore, tendono a </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1423">enfatizzare quasi esclusivamente il rischio finanziario</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1478">, tralasciando o sottovalutando il reale pericolo di sviluppare una dipendenza</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1556">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="1557"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1557">2. Il paradosso dei punti vendita fisici per i minorenni:</b> c<span class="ng-star-inserted" data-start-index="1614">ontrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare in un mondo fortemente digitalizzato, </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1699">i minorenni ricorrono sempre più spesso alle agenzie di scommesse fisiche</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1772"> rispetto ai canali online</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1798">. Il negozio di tabacchi situato &#8220;di fronte alla scuola superiore&#8221; emerge come il tipico luogo di debutto</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1903">. Questo comportamento è guidato da ragioni pratiche: nei punti vendita fisici </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1982">la verifica dell&#8217;età è meno sistematica</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2021"> e le vincite possono essere riscosse immediatamente in contanti, evitando i controlli stringenti richiesti per la creazione di account online</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2163">. </span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="1557"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2163">I siti web rimangono invece la scelta preferita dei scommettitori più grandi, attratti dai bonus di benvenuto e dalla possibilità di scommettere somme più consistenti a qualsiasi ora</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2347">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="2348"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="2348">3. L&#8217;intreccio delle motivazioni e la snaturalizzazione dello sport:</b> l<span class="ng-star-inserted" data-start-index="2416">e scommesse non rispondono a un&#8217;unica esigenza. I giovani scommettono sia per la ricerca di un profitto economico, sia per &#8220;divertimento&#8221; o per aumentare l&#8217;adrenalina durante le partite</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2602">. Tuttavia, l&#8217;analisi evidenzia una deriva preoccupante: l&#8217;ossessione per il risultato della scommessa finisce per </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="2717">spostare l&#8217;interesse sportivo esclusivamente sul rendimento economico</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2786">, snaturando il piacere puro della competizione</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="2833">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="2834"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="2834">4. La spirale compulsiva e la difficile via d&#8217;uscita:</b> q<span class="ng-star-inserted" data-start-index="2887">uando il gioco supera la dimensione ricreativa, si trasforma rapidamente in un comportamento compulsivo che danneggia gli studi, il lavoro, la salute fisica (stress, mancanza di sonno) e le relazioni sociali</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3095">. Lo studio evidenzia che, per interrompere questo circolo vizioso, la forza di volontà o gli ammonimenti esterni spesso non bastano: gli ex scommettitori problematici indicano come necessario un </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="3291">&#8220;evento scatenante&#8221; strettamente personale</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="3333">, ovvero la dura presa di coscienza dell&#8217;ammontare reale delle perdite, dell&#8217;impossibilità di ripagare i debiti accumulati e dell&#8217;impatto distruttivo della propria condotta sulle persone care.</span></div>
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		<title>Solitudine e salute mentale: un binomio da contrastare</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/08/26/solitudine-e-salute-mentale-un-binomio-da-contrastare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 06:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=32392</guid>

					<description><![CDATA[<p>La solitudine è un fenomeno sociale che si sta diffondendo sempre più nelle società occidentali. Le ripercussioni sulla salute psicologica e fisica delle persone sono sempre più pesanti da sopportare, soprattutto tra le fasce della popolazione più giovani. </p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="padding-left: 40px; text-align: justify;" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="0">La <strong>solitudine</strong> è un fenomeno globale in crescita che incide pesantemente sulla <strong>salute psicofisica</strong>, con un impatto paragonato dall&#8217;OMS a quello di </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="145">fumare 15 sigarette al giorno</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="174">. Un dato questo, che emerge da un <a href="https://www.who.int/news/item/30-06-2025-social-connection-linked-to-improved-heath-and-reduced-risk-of-early-death">report <em>dell’Oms del 2025</em></a> e che il sito di MOHRE approfondisce in un articolo.</span></p>
<p dir="auto" data-start-index="0">Secondo l’Oms  una persona su sei nel mondo si sente sola. Tra i giovani il fenomeno interessa una persona su cinque, mentre nei Paesi a basso reddito coinvolge quasi una persona su quattro.<span class="ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="174">Dal punto di vista della </span><b class="ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="201">salute mentale</b><span class="ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="215">, la &#8220;solitudine affettiva&#8221; — che colpisce anche chi vive circondato da persone ma non riesce a stabilire legami profondi — rappresenta un fattore di rischio reale per </span><b class="ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="383">depressione, declino cognitivo e demenza</b><span class="ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="423">, oltre a favorire patologie cardiovascolari</span><span class="ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="467">.</span></p>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="467">Al contrario, relazioni interpersonali solide migliorano il benessere psicologico e possono aumentare fino al 50% le probabilità di vivere più a lungo</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="619">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="620"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="620">Questo scenario colpisce da vicino soprattutto i </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="657">giovani</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="723">. In questa fascia d&#8217;età, i cambiamenti nelle relazioni sono fortemente influenzati dall&#8217;ambiente digitale: </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="831">non sono i social media in sé a determinare l&#8217;isolamento, bensì la qualità delle interazioni e le modalità d&#8217;uso</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="943">. </span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="620"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="943">Un utilizzo passivo dei canali virtuali o caratterizzato da dinamiche ostili amplifica il senso di solitudine</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1054">. Al contrario, se i social vengono vissuti come spazi attivi di confronto, partecipazione e condivisione, possono diventare uno strumento utile per consolidare e rafforzare i legami sociali</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1244">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" dir="auto" style="text-align: justify;" data-start-index="1245"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1245">Per contrastare questa tendenza, si stanno sperimentando soluzioni sistemiche come la </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1331">&#8220;prescrizione sociale&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1353">, un approccio che nel nostro paese affianca alle terapie tradizionali attività di gruppo (come cori o volontariato) per valorizzare la connessione umana come elemento fondamentale della cura.</span></div>
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		<title>Il grande processo contro Meta in USA</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/08/20/il-grande-processo-contro-meta-in-usa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 07:33:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale e social network]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=32379</guid>

					<description><![CDATA[<p>Secondo gli stati coinvolti, i dirigenti di Meta sarebbero stati consapevoli dei possibili effetti negativi delle piattaforme sulla salute mentale dei giovani, tra cui ansia, depressione e problemi legati all’immagine corporea, ma avrebbero privilegiato gli interessi economici dell’azienda.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un articolo del Post si torna a parlare del colosso<strong> Meta, che torna al centro di una grande battaglia legale negli Stati Uniti.</strong> A Oakland, in California, è iniziato <strong>un processo che accusa l’azienda di aver progettato Facebook e Instagram per creare dipendenza, soprattutto tra bambini e adolescenti.</strong> <strong>Secondo gli stati coinvolti, i dirigenti di Meta sarebbero stati consapevoli dei possibili effetti negativi delle piattaforme sulla salute mentale dei giovani, tra cui ansia, depressione e problemi legati all’immagine corporea</strong>, ma avrebbero privilegiato gli interessi economici dell’azienda.</p>
<p style="text-align: justify;">La causa era stata avviata nel 2023 da 29 stati americani. Per il momento, il processo riguarda California, Colorado, Kentucky e New Jersey. <strong>Gli stati chiedono un risarcimento potenzialmente enorme, quantificato in circa 1.400 miliardi di dollari.</strong> Una cifra considerata soprattutto simbolica, perché Meta non avrebbe la liquidità necessaria per sostenerla. Tra le accuse c’è anche quella di aver raccolto dati di utenti minorenni, anche di 13 anni, senza il consenso dei genitori, in possibile violazione della normativa federale sulla privacy dei bambini.<br />
<strong>Oltre al risarcimento economico, gli stati chiedono a Meta di modificare alcune caratteristiche delle piattaforme considerate capaci di incentivare un uso compulsivo dei social. Tra le proposte ci sono l’eliminazione dello scrolling continuo dei contenuti e del conteggio dei “mi piace”.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Meta respinge le accuse e sostiene che non esistano prove scientifiche sufficienti per dimostrare che i social network provochino dipendenza. L’azienda richiama inoltre le tutele previste dalla legge federale sui contenuti pubblicati dagli utenti.<br />
Il processo di Oakland dovrebbe durare circa sei settimane e potrebbe avere conseguenze importanti per Meta e, più in generale, per il futuro dei social network negli Stati Uniti.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Figli nostri</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/08/18/figli-nostri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 07:58:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[carcere minorile]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=32368</guid>

					<description><![CDATA[<p>i podcast consigliati dal cesda</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><em>“Figli Nostri &#8211; Vite e voci dalle carceri minorili italiane”</em></strong> è il podcast originale di Radio24 che entra negli istituti penali minorili italiani per raccontare cosa significa, per adolescenti e giovani adulti che hanno commesso un reato, crescere dentro e fuori le mura di questi luoghi.<br />
<strong>Attraverso le voci delle ragazze e dei ragazzi detenuti, degli educatori e di chi lavora nelle carceri, in ogni puntata Livia Zancaner e Maria Piera Ceci accompagnano gli ascoltatori oltre i cancelli e le porte blindate per raccontare ciò che spesso non si conosce di questi istituti.</strong> Così cinque città &#8211; <strong>Napoli, Bologna, Milano, Roma e Palermo</strong> &#8211; diventano le tappe di un viaggio fatto di storie personali, di silenzi, di dati e di luoghi per capire chi sono davvero questi giovani.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Coprifuoco sui social per gli adolescenti?</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/08/08/coprifuoco-sui-social-per-gli-adolescenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Aug 2026 08:13:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=32326</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una soluzione finora inedita </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/08/08/coprifuoco-sui-social-per-gli-adolescenti/">Coprifuoco sui social per gli adolescenti?</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si tratta di una <strong>proposta del governo britannico per disincentivare l&#8217;utilizzo degli smartphone tra i giovani adolescenti, tra i 16 e i 17 anni.</strong><br />
Un articolo del post riporta questa soluzione inedita ideata dal Regno Unito: <strong>l&#8217;idea è quella che app come Instagram, TikTok e Youtube non siano fruibili per la fascia d&#8217;età selezionata da mezzanotte fino alle sei del mattino</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il governo britannico si era prefissato già da giugno di vietare l&#8217;utilizzo dei social a minori di 16 anni seguendo l&#8217;esempio dell&#8217;Australia, quella del coprifuoco rappresenta una soluzione in linea con questa visione. L’obiettivo del governo britannico è farle votare dal parlamento entro la fine del 2026, di modo che possano entrare in vigore nella primavera del 2027.</p>
<p style="text-align: justify;">La ministra per la Scienza, l&#8217;Innovazione e la Tecnologia, Liz Kendall, commenta che queste misure possano <strong>giovare alla concentrazione, alla qualità del sonno e alla vita famigliare degli adolescenti. </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/08/08/coprifuoco-sui-social-per-gli-adolescenti/">Coprifuoco sui social per gli adolescenti?</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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