Adolescenti e nuove violenze?

Un quadro complesso

La violenza tra adolescenti non è un’emergenza improvvisa, ma il risultato di fattori emotivi, sociali e culturali che richiedono risposte educative più che punitive

data di pubblicazione:

22 Aprile 2026

Sulla spinta dei recenti fatti di cronaca accompagnati dai dati del rapporto Disarmati di Save the Children, che segnalano un aumento dei reati violenti e della presenza di armi tra gli adolescenti, si è tenuto a Bologna “Adolescenti e violenza oggi” nell’ambito del convegno Erickson Supereroi fragili.
Questo momento ha riunito oltre 1200 professionisti per analizzare le cause e le possibili risposte alla crescente visibilità della violenza tra i giovani.

Secondo la psicoterapeuta e criminologa Giusi Sellitto, la violenza giovanile non ha un’unica origine, ma nasce da traiettorie diverse. In alcuni casi è una risposta impulsiva a una forte frustrazione emotiva (“reactive aggression”), in altri si manifesta con modalità più fredde e organizzate, legate a una ridotta empatia. Spesso, però, le due dimensioni si intrecciano.
Sellitto analizza il fenomeno su tre livelli: interno (con un cervello adolescenziale dominato dall’emotività e ancora immaturo nei meccanismi di controllo), relazionale (dove pesano il giudizio dei pari e il ruolo educativo della famiglia) e situazionale (l’insieme di fattori che attivano, spingono o non riescono a frenare l’azione). La violenza, sottolinea, non è mai un raptus ma il risultato di un processo.

Dal punto di vista penale,  le parole del pedagogista Paolo Tartaglione ridimensionano l’allarme sociale: in Italia i reati minorili sono inferiori rispetto ad altri Paesi europei. Tuttavia, alcuni episodi risultano più violenti e cresce la tendenza dei giovani a portare armi, spesso per paura alimentata da una narrazione mediatica distorta.

Qui si allaccia l’importanza del ruolo della giustizia riparativa. Antonella Valer, mediatrice penale e fondatrice dell’associazione Dalla viva voce, sposta l’attenzione sulle domande da farci: se chiediamo “che cosa ti è successo” anzichè “cosa è successo” possono emergere le fragilità e i bisogni dei ragazzi. Il confronto tra autore e vittima, quando possibile, mira al riconoscimento reciproco più che al perdono, con l’obiettivo di chiudere il passato e prevenire nuove forme di violenza.

Il convegno restituisce così un quadro complesso: la violenza adolescenziale non è solo un problema di ordine pubblico, ma un fenomeno che richiede ascolto, comprensione e interventi educativi mirati.

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