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	<title>COCAINA Archivi - CESDA</title>
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	<description>centro studi e documentazione su dipendenze e aids</description>
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	<title>COCAINA Archivi - CESDA</title>
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	<item>
		<title>Carcere e dipendenze</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/16/carcere-e-dipendenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 07:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>un nuovo modello di presa in carico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da un articolo di Vita si può evincere come l&#8217;interconnessione tra il fenomeno delle dipendenze e il mondo del carcere è sempre più forte, e di conseguenza anche le risposte da parte dei servizi devono tener conto di questa complessità nelle prese in carico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Relazione al Parlamento 2025 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia</em> mostra come le persone tossicodipendenti entrate in carcere, nell&#8217;anno 2024, sono state <strong>16.890 su 43.489 ingressi totali, ovvero il 39%. </strong>La necessità che emerge è quella di creare una convergenza di azioni tra sistema sanitario, magistratura e comunità terapeutiche.<br />
Una delle innovazioni sperimentate nella casa circondariale di Regina Coeli a Roma riguarda le nuove terapie farmacologiche a lunga durata d&#8217;azione. L&#8217;ipotesi è quella che si riducano i rischi legati alla gestione quotidiana dei farmaci, al traffico e all&#8217;uso improprio delle terapie.</p>
<p style="text-align: justify;">Adele di Stefano, responsabile unità operativa semplice Dipartimentale salute mentale e dipendenze in ambito penale del Dipartimento di salute mentale Asl Roma 1, illustra la situazione su Roma:</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>&#8220;Regina Coeli è un grande carcere di passaggio di una città metropolitana, vi transitano tantissime persone l’anno, circa 6mila, con un livello di marginalità enorme</strong>. Molte di queste prima del carcere non avevano mai intercettato i servizi sanitari, vuoi perché molte sono persone senza fissa dimora di una grande metropoli. L’unità operativa si è strutturata per non suddividere in due servizi differenti, ovvero il servizio per le dipendenze – SerD e i servizi per la salute mentale – Csm. <strong>Noi unifichiamo in un unico servizio sia problemi psichiatrici sia quelli delle dipendenze</strong>.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">La sperimentazione long acting riguarda il passaggio da una somministrazione sublinguale, una specie di cerotto che si mette in bocca, ad una formulazione iniettiva. Questo passaggio ha diversi vantaggi: primo fra tutti l&#8217;interruzione di ogni misuso del farmaco. In secondo luogo il farmaco dà una copertura differente, relativamente alla sintomatologia a tutti gli effetti del farmaco, quindi dà una stabilizzazione maggiore nel giro di poche settimane, e di conseguenza un gradiente di libertà maggiore alla persona.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Il riscontro è molto positivo</em>&#8220;, continua Di Stefano, &#8220;<em>abbiamo trattato 21 persone finora, in questo momento ce ne sono in terapia 15. Ma non è importante tanto il singolo numero, quanto l’<strong>effetto moltiplicatore che c’è nel tempo</strong> e, soprattutto, la <strong>possibilità che il farmaco possa dare un’altra regolarità di vita</strong>, oltre gli effetti intrinseci del farmaco somministrato con una formulazione lunga piuttosto che quotidiana.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema emerge nel momento in cui la persona debba esser trasferita, in quanto in Italia solo 24 struttura su 190 adottano questo modello.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;analisi delle acque reflue in Europa</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/27/lanalisi-delle-acque-reflue-in-europa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 09:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CANNABIS]]></category>
		<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[anfetamina]]></category>
		<category><![CDATA[cannabis]]></category>
		<category><![CDATA[cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[droghe]]></category>
		<category><![CDATA[ketamina]]></category>
		<category><![CDATA[mdma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le acque reflue raccontano molto sull’uso delle droghe e tracciano un quadro in evoluzione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il nuovo rapporto  <a href="https://www.euda.europa.eu/publications/pods/waste-water-analysis_en"><em>Wastewater analysis and drugs — a European multi-city study</em></a> ha analizzato <strong>le acque reflue di 115 città in 25 Paesi UE tra marzo e maggio 2025 con l&#8217;obiettivo di studiare i cambiamenti e l&#8217;andamento del consumo di sostanze tra la popolazione. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Le acque reflue, infatti, raccontano molto sull&#8217;uso delle droghe e aiutano a tracciare un andamento dei consumi nelle città europee. Le sostanze analizzate nel rapporto sono<strong> la cannabis e cinque stimolanti: anfetamina, cocaina, metanfetamina, MDMA e ketamina</strong>. Nonostante alcune differenze tra gli andamenti, il rapporto conferma che tutte le sei sostanze sono state rilevate in quasi tutte le città partecipanti. All&#8217;interno dei singoli paesi non si rilevano grandi distinzioni tra i consumi nelle grande città e in quelle più piccole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto mostra i seguenti dati:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Per la cannabis i risultati sono divergenti, nella maggioranza (44%) delle città si riscontra una diminuzione, in alcune (33%) un aumento, mentre in un numero più piccolo (22%) il consumo è rimasto stabile.</li>
<li>Anche per l&#8217;anfetamina lo studio mostra notevoli differenze tra le città prese nel campione. Le concentrazioni più elevate si trovano nei Paesi del Nord Europa (Belgio, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia) mentre in Europa meridionali i livelli sono considerevolmente più bassi.</li>
<li>La cocaina registra invece un&#8217;impennata significativa (di quasi il 22%) a livello complessivo. Le concentrazioni più elevate si riscontrano nelle città dell&#8217;Europa occidentale e meridionale (Belgio, Spagna e Paesi Bassi).</li>
<li>La metanfetamina, storicamente concentrata nei Paesi come Repubblica Ceca e Slovacchia, è arrivata anche in città della Germania, Spagna, Cipro, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia e Turchia.</li>
<li>Per quanto riguarda l&#8217;MDMA si riscontra un calo a livello complessivo del 16% rispetto ai dati del 2024. I carichi più elevati sono stati ritrovati in città del Belgio, Spagna, Paesi Bassi e Slovenia.</li>
<li>La ketamina registra il maggiore aumento rispetto a le altre sostanze: si parla di quasi il 41% in più rispetto al 2024 a livello generale. La concentrazione maggiore si registra in Belgio, Germania e Paesi Bassi.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi delle acque permette anche di individuare le fluttuazioni settimanali del consumo. Nel 75% delle città si registra un aumento di cocaina e MDMA durante il fine settimana, mentre anfetamina, metanfetamina e cannabis hanno una distribuzione più uniforme durante i giorni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Giovani e dipendenza da sostanze: uno studio</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/26/giovani-e-dipendenza-da-sostanze-uno-studio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 07:45:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CANNABIS]]></category>
		<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze da sostanze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo studio ha l'obiettivo di esaminare la relazione tra variabili cliniche e demografiche in un campioni di giovani under 26 in carico al servizio, consumatori di sostanze psicoattive ad esclusione degli oppiacei.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella sezione Saggi, studi e ricerche della rivista online MISSION &#8211; Italian Quarterly Journal of Addiction, è disponibile un articolo che indaga il tema della <strong>dipendenza da sostanze tra i giovani.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio, realizzato dal S.S.D. Nuove Dipendenze ONDA1 &#8211; Dipartimernto Integrato Dipendenze &#8211; ASL città di Torino, ha l&#8217;obiettivo di <strong>esaminare la relazione tra variabili cliniche e demografiche</strong> in un campioni di giovani under 26 in carico al servizio, consumatori di sostanze psicoattive ad esclusione degli oppiacei.</p>
<p style="text-align: justify;">Studio che si inserisce in un contesto sociale in cui i <strong>primi consumi di sostanze sono sempre più precoci </strong>(come evidenziato dalla Relazione al Parlamento sul fenomeno della tossicodipendenza 2025) e che quindi necessitano di prese in carico altrettanto precoci.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli strumenti utilizzati nello studio sono stati il test ABQ( Adolescent Behaviour Questionnaire) e il 7 DAS (Seven Domains Addicition Scale). Il primo utilizzato per una valutazione multidimensionale del Disturbo da Uso di Sostanze, mentre il secondo per esplorare i sette domini psicopatologici individuati in letteratura come fattori prodromici per lo sviluppo e il mantenimento di una dipendenza patologica.</p>
<p style="text-align: justify;">I risultati emersi dallo studio evidenziano alcuni pattern ricorrenti che riguardano:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>la centralità della cannabis, usata come sostanza primaria in tutte le fasce di età prese in esame dallo studio, ma che diminuisce con l&#8217;aumentare dell&#8217;età in favore di altre sostanze più additive, come crack e cocaina inalata;</li>
<li>con l&#8217;aumentare dell&#8217;età si passa dal consumo di una sola sostanza al poliabuso (20% nella fascia 23-25 anni);</li>
<li>la gravità dei DUS aumenta con l&#8217;aumentare dell&#8217;età;</li>
<li>la gravità dei DUS aumenta con il consumo di più sostanze.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">I risultati sono in linea con quanto emerge da recenti studi epidemiologici e clinici. <strong>La cannabis è la sostanza prevalente nei primi anni</strong>, ma poi lascia spazio ad un consumo maggiormente diversificato, che in età più adulta si associa a prognosi più severe.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda<strong> il genere</strong>, anche se non statisticamente significativo, rispetto alla gravità del DUS le donne mostrano una tendenza a quadri clinici più gravi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo studio presenta anche alcuni <strong>punti critici</strong>, che non rendono i risultati generalizzabili. Il primo è il campione, che si limita ad un solo servizio cittadino, il secondo la ridotta rappresentanza femminile e per ultimo il disegno trasversale che non permette di stabilire relazioni causali tra età, sostanze e gravità, né di seguire l&#8217;evoluzione dei percorsi individuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per approfondire ulteriormente queste relazioni servono studi con campioni più ampi e multicentrici, con disegni longitudinali in grado di chiarire meglio le dinamiche di transizione dal consumo di cannabis ad altre sostanze, e di approfondire le vulnerabilità specifiche tra i sessi.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rotte della droga e ruolo dell&#8217;ndrangheta</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/20/rotte-della-droga-e-ruolo-dellndrangheta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 07:20:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[NORMATIVA]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[droga e narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Avendo una struttura basata su vincoli di sangue (le ndrine), il fenomeno dei collaboratori di giustizia risulta estremamente raro. Per i cartelli della droga sudamericani, dai messicani ai colombiani, i calabresi sono quindi i partner ideali perché pagano in anticipo, non tradiscono e garantiscono una distribuzione capillare in tutta Europa. Sono, di fatto, i "broker" globali della cocaina in Europa e in altre parti del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/03/20/rotte-della-droga-e-ruolo-dellndrangheta/">Rotte della droga e ruolo dell&#8217;ndrangheta</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;<strong>ndrangheta </strong>resta l&#8217;organizzazione criminale che ha il maggior controllo del<strong> narcotraffico internazionale.</strong> E&#8217; quanto emerge dalla Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026 (riferita all&#8217;attività del 2025), presentata dal DIS (l’organismo di coordinamento dell’intelligence italiana) al Parlamento, il 4 marzo scorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito di RAI news.it è possibile leggere una intervista al professor Vincenzo Musacchio sulle attività criminali dell&#8217;ndrangheta. Per Musacchio uno degli elementi che rendono questa organizzazione così potente è la sua &#8220;affidabilità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Avendo una struttura basata su vincoli di sangue (le <i>ndrine</i>), il fenomeno dei collaboratori di giustizia risulta estremamente raro. Per i cartelli della droga sudamericani, dai messicani ai colombiani, i calabresi sono quindi i partner ideali perché pagano in anticipo, non tradiscono e garantiscono una distribuzione capillare in tutta Europa. Sono, di fatto, i<strong> &#8220;broker&#8221; globali della cocaina</strong> in Europa e in altre parti del mondo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro elemento importante per questa organizzazione è la sua <strong>adattabilità</strong>. Nonostante il porto di Gioia Tauro resti uno snodo ancora importante per il traffico di sostanze illecite, l&#8217;ndrangheta sta lavorando anche nei grandi porti del Nord Europa, come quelli di Anversa, Rotterdam e Amburgo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre a questo &#8220;(&#8230;) hanno aperto nuove rotte in Africa occidentale e nei Balcani, collaborando con i clan nigeriani, albanesi e turchi che agiscono come loro &#8220;braccio collaborativo&#8221; logistico&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Musacchio spiega chiaramente anche come funziona il lavoro dei clan calabresi nei porti del nord.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>Il broker calabrese è come un &#8220;direttore d&#8217;orchestra&#8221; del narcotraffico.</strong> Spesso non tocca mai la droga. Il suo compito è far sì che il container giusto esca dal porto senza essere controllato. Le strategie criminali sono molteplici. Non si limitano a corrompere il piccolo operatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Pagano cifre alte — si parla di somme vicine ai duecentomila euro per un singolo container — a quadri intermedi, doganieri o specialisti informatici che possono inserire codici di sdoganamento falsi nei sistemi digitali dei porti. In città come Anversa, le mafie attuano un vero &#8220;reclutamento&#8221; tra i giovani portuali o i disoccupati delle zone limitrofe.</p>
<p style="text-align: justify;">Li avvicinano, li aiutano economicamente e poi chiedono &#8220;piccoli favori&#8221;, fino a renderli complici anche sotto minaccia se occorre. I broker coordinano squadre di recupero che entrano nei porti (spesso nascoste in container &#8220;sicuri&#8221;) per prelevare la droga dai container prima che passino sotto gli scanner della dogana.<strong> Nel 2026, stiamo vedendo l&#8217;uso crescente di droni sottomarini e di superficie per recuperare i carichi gettati in mare poco prima dell&#8217;arrivo in banchina.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma come si contrasta tutto questo? Per Musacchio con una vera collaborazione a livello internazionale tra le varie Forze di Polizia. Se il traffico si è ampliato a livello internazionale, anche il controllo deve fare un cambiamento allo stesso livello. Un cambiamento nella direzione del settore finanziario, dove vengono convogliati la maggior parte dei profitti illegali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/03/20/rotte-della-droga-e-ruolo-dellndrangheta/">Rotte della droga e ruolo dell&#8217;ndrangheta</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Intossicazione da cocaina e disregolazione termica</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/02/13/intossicazione-da-cocaina-e-disregolazione-termica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 08:17:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[cocaina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ipertermia è definita come una temperatura corporea elevata, maggiore di 38,5° C ma è differente dall’aumento della temperatura per uno stato febbrile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/02/13/intossicazione-da-cocaina-e-disregolazione-termica/">Intossicazione da cocaina e disregolazione termica</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Una delle conseguenze dell<strong>&#8216;intossicazione da cocaina è l&#8217;aumento critico della temperatura corporea</strong>. E&#8217; quanto si legge da un articolo disponibile sul sito di <em>insostanza.it.</em></p>
<p style="text-align: justify;">&#8221; I pazienti intossicati da psicostimolanti possono avere gravi complicanze cardiache o cerebrovascolari (sino al decesso) ma l’attenzione, per evitare e prevenire ulteriori danni, va anche rivolta al <strong>controllo dell’ipertermia</strong> e al trattamento della rabdomiolisi (è una grave miopatia ovvero una rottura diffusa ai muscoli scheletrici)&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ipertermia è indice di un grave stato tossico ed è spesso accompagnata da agitazione psicotica (delirio eccitato), arresto respiratorio e morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre &#8220;(&#8230;) l’ipertermia pare dovuta alla risaputa <strong>capacità della cocaina di aumentare notevolmente il rilascio di dopamina nel cervello</strong> (lo stesso accade con l’ecstasy o gli stimolanti in genere) dove, la stessa, svolge un ruolo<strong> <u>fondamentale nella regolazione della temperatura corporea</u></strong>.<br />
L’aumento dopaminergico dovuto alla cocaina può causare una disregolazione dell’azione sui propri recettori  D1 (che mediano l’aumento della temperatura) e D2 (che mediano la riduzione della temperatura). Tutto ciò può contribuire all’ipertermia indotta nei consumatori della sostanza, compresi quelli con <u>delirio eccitato&#8221;</u>.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a questa situazione di disregolazione termica come si deve intervenire?</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di tutto non si devono <strong>utilizzare misure di contenzione fisiche o farmacologiche </strong><u>che interferiscano con la dissoluzione del calore</u>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se necessario, utilizzare misure leggere di contenzione per mani e piedi.<br />
Garantire un’adeguata idratazione ed elettroliti.<br />
<strong><u>Le benzodiazepine</u></strong> rappresentano una contenzione farmacologica efficace e sicura in questi pazienti.<br />
La loro somministrazione per via parenterale, con le consuete precauzioni, calmano rapidamente i pazienti iperattivi.<br />
Quindi le <strong>benzodiazepine sono l’unico “coadiuvante di raffreddamento</strong>” perché svolgono un duplice ruolo:<br />
– calmano l’agitazione (riducendo così la produzione di calore)<br />
– agiscono come contenzioni farmacologiche sicure.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre <strong>altre misure possibili di raffreddamento diretto</strong> sono rappresentate dall'&#8221;(&#8230;) l’immersione in acqua ghiacciata che consente la riduzione della temperatura rapidamente.<br />
Tuttavia, i protocolli per <u>l’intossicazione da cocaina</u> mirano specificamente a una riduzione a circa 38,3 °C entro 30-45 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/02/13/intossicazione-da-cocaina-e-disregolazione-termica/">Intossicazione da cocaina e disregolazione termica</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>emergenze ospedaliere per consumo di droghe: uno studio europeo</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/01/26/emergenze-ospedaliere-per-consumo-di-droghe-uno-studio-europeo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 07:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALCOL]]></category>
		<category><![CDATA[CANNABIS]]></category>
		<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[emergenze ospedaliere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=30646</guid>

					<description><![CDATA[<p>Scopo dello studio è fornire informazioni dettagliate sulla natura e l’entità del danno acuto per uso di droghe illecite, come cannabis, cocaina, eroina e altri oppioidi, amfetamine e nuove sostanze psicoattive (NPS), utilizzate da sole o in combinazione con altre droghe, con farmaci da prescrizione, farmaci da banco e alcol</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/01/26/emergenze-ospedaliere-per-consumo-di-droghe-uno-studio-europeo/">emergenze ospedaliere per consumo di droghe: uno studio europeo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sul sito di <strong><em>insostanza.it </em></strong>è possibile leggere alcuni risultati dello <a href="https://www.euda.europa.eu/publications/data-factsheet/european-drug-emergencies-network-euro-den-plus-data-and-analysis_en">studio pubblicato dall’EUDA</a> (European Union Drugs Agency) sulle <strong>emergenze ospedaliere causate da uso di droghe.</strong> Uno studio che dal 2013, raccoglie dati sulle presentazioni per tossicità acuta da droghe in una rete di ospedali in tutta Europa e oltre.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli ospedali monitorati sono stati quasi 50. Obiettivo dello studio è&#8221;(&#8230;) fornire informazioni dettagliate <u>sulla natura e l’entità del danno acuto</u> per uso di droghe illecite, come <strong>cannabis</strong>, <strong>cocaina</strong>, <strong>eroina</strong> e <strong>altri oppioidi</strong>, <strong>amfetamine </strong>e nuove sostanze psicoattive (<strong>NPS</strong>), utilizzate da sole o in combinazione con altre droghe, con farmaci da prescrizione, farmaci da banco e alcol&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi dati sono importanti, in quanto possono fornire indicazioni sulle tendenze di consumo delle diverse droghe e sui nuovi modelli di consumo o abuso, riferibili sia a nuove sostanze sintetiche, ma anche a quelle tradizionali.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa ci dicono i dati?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2024, sono stati segnalati </strong><strong>5.320</strong> <strong>casi</strong><strong> di tossicità acuta</strong> da droghe presso i Pronto Soccorso degli ospedali sentinella partecipanti allo studio.</p>
<p style="text-align: justify;">La maggior parte delle presentazioni di tossicità acuta da farmaci si è verificata tra <strong>gli uomini </strong>(75%), con un’età media di 33 anni (rispetto ai 30 delle donne).</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>cocaina</strong> è la sostanza più comunemente segnalata, menzionata nel 26% delle presentazioni.<br />
Cannabis (24%) e amfetamina (14%) sono state la seconda e la terza sostanza più comunemente segnalate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>policonsumo</strong> è la norma piuttosto che l’eccezione tra i consumatori problematici. Questo comportamento si traduce in una gestione clinica e un trattamento più complessi, degenze più lunghe al pronto soccorso e un aumento della necessità di ricoveri ospedalieri.<br />
Nel complesso, <strong>l’uso di più sostanze è stato segnalato nel 65%</strong> delle presentazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda la frequenza di questi episodi <strong>il picco si registra durante i fine settimana </strong>(sabato e domenica) e il minimo a metà settimana: il 33% dei casi si è verificato durante i fine settimana.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/01/26/emergenze-ospedaliere-per-consumo-di-droghe-uno-studio-europeo/">emergenze ospedaliere per consumo di droghe: uno studio europeo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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		<title>Interventi di Riduzione del Danno e salute pubblica</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/01/14/interventi-di-riduzione-del-danno-e-salute-pubblica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Jan 2026 07:54:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[crack e riduzione del danno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli interventi di Riduzione del Danno si rivolgono esclusivamente ai consumatori a rischio e a chi ha già una dipendenza, a chi non si è ancora rivolto ai servizi di cura, persone quindi che vivono le situazioni più drammatiche e che molto spesso si trovano in condizioni di fragilità e disagio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/01/14/interventi-di-riduzione-del-danno-e-salute-pubblica/">Interventi di Riduzione del Danno e salute pubblica</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In un momento storico in cui si registra un <strong>aumento dei consumi di cocaina</strong> anche nel nostro paese &#8211; attestata dalla <a href="https://www.politicheantidroga.gov.it/media/v5dlr0fu/relazione-al-parlamento-2025.pdf">Relazione al Parlamento 2025</a> &#8211; Politiche Antidroga &#8211; è importante capire come affrontare questi cambiamenti e con quali strumenti. E&#8217; il caso di Bologna e della decisione di <strong>distribuire tra i consumatori di crack 300 pipe gratuite</strong>. Una scelta su cui si è espressa anche la Federazione degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul sito Quotidianosanità è possibile leggere l&#8217;intervento integrale, che ribadisce la correttezza dell&#8217;intervento sia dal punto di vista tecnico scientifico, sia dal punto di vista delle politiche sanitarie. Un intervento che invita ad andare oltre gli approcci ideologici e a guardare cosa dicono le sperimentazioni e le evidenze scientifiche in ambito internazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8221; Per FeDerSerD “il dibattito è anacronistico<strong>,</strong> capzioso e fondamentalmente ideologico, in quanto non tiene conto di un sapere specifico e di conoscenze scientifiche ormai acclarate da decenni, ma neppure delle <strong>Linee Guida Internazionali e Nazionali sugli interventi di riduzione del danno e di prevenzione selettiva</strong> (https://www.euda.europa.eu/publications/mini-guides/provision-harm-reduction-equipment-high-risk-drug-use_en), dei piani di prevenzione europeo e nazionale, di normative nazionali stringenti quali quelle sui livelli essenziali di assistenza, che dal 2017 prevedono che i servizi per le dipendenze debbano assicurare le attività di riduzione del danno nei territori di loro competenza”.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre nel 2024 anche la Commission on Narcotic Drugs delle Nazioni Unite (CND) ha incluso la riduzione del danno tra le strategie fondamentali; il riconoscimento è contenuto in una risoluzione approvata in plenaria con contrari solo Cina e Russia (Commission on Narcotic Drugs, Sixty-seventh session, Agenda item 5(e), Vienna, 14–22 March 2024)”.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte al &#8220;(&#8230;) <strong>cambiamento dei modelli di consumo delle sostanze psicotrope</strong> e l’evoluzione delle caratteristiche di chi ne fa uso, gli interventi di riduzione del danno hanno dovuto adattarsi, per affrontare in modo efficace una serie più ampia di comportamenti a rischio; la gamma di materiali distribuiti dai servizi a bassa soglia si è pertanto ampliata e comprende attualmente strumenti specifici per l’assunzione non iniettiva delle sostanze&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo si aggiunge il fatto che &#8220;(&#8230;) il costo delle forniture per la riduzione del danno deve essere considerato in relazione ai costi sociali ed economici del trattamento a lungo termine e del supporto per le malattie, dei ripetuti ricoveri ospedalieri per infezioni ricorrenti della pelle e dei tessuti molli e per le altre complicazioni e per le overdose&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche <strong>le Linee Guida </strong>congiunte EUDA-ECDC sulla prevenzione e il controllo delle malattie infettive tra i consumatori di droghe, che nel 2023 è stato aggiornato, raccomanda la fornitura di attrezzature sterili per ridurre i danni associati all’uso continuato di sostanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo FeDerSerD ribadisce che gli interventi di Riduzione del Danno &#8220;(&#8230;) <strong>si rivolgono esclusivamente ai consumatori a rischio e a chi ha già una dipendenza, a chi non si è ancora rivolto ai servizi di cura, persone quindi che vivono le situazioni più drammatiche e che molto spesso si trovano in condizioni di fragilità e disagio.</strong> Fornire materiali per il consumo costituisce in questi casi un elemento di prevenzione di gravi patologie e di aggancio relazionale fiduciario di grande importanza, proprio nella prospettiva di realizzare una presa in carico della persona, di favorire il suo accesso al SerD, di scongiurare il peggio”.</p>
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		<title>La riduzione del danno nelle politiche sulle droghe in Irlanda</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/01/12/la-riduzione-del-danno-nelle-politiche-sulle-droghe-in-irlanda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jan 2026 09:27:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[riduzione del danno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli ultimi dati sul consumo di droga in Irlanda, pubblicati nel 2025 dall'Health Research Board , rivelano un panorama in evoluzione nell'uso di sostanze, con cannabis e cocaina che rimangono le droghe illecite più diffuse</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/01/12/la-riduzione-del-danno-nelle-politiche-sulle-droghe-in-irlanda/">La riduzione del danno nelle politiche sulle droghe in Irlanda</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Riduzione del danno con distribuzione di naloxone, scambio di siringhe e drug checking</strong> sono le misure che in Irlanda hanno compiuto notevoli progressi nel promuovere un approccio incentrato sulla salute. E&#8217; quanto emerge dalla valutazione, svolta da una agenzia indipendente, <span dir="auto">della strategia nazionale in materia di droga (NDS) iniziata nel paese nel 2017 e terminata nel 2025. Una strategia, quella  irlandese, ben allineata con la <a href="https://www.consilium.europa.eu/media/49194/eu-drugs-strategy-booklet.pdf">strategia e il piano d&#8217;azione dell&#8217;UE in materia di droga 2021-2025.</a></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">Il rapporto, commissionato dal Dipartimento della Salute e </span><span dir="auto">condotto da Grant Thornton</span><span dir="auto">, ha valutato la strategia in quattro ambiti chiave: impatto, governance, performance e coerenza con i quadri politici internazionali.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Anche in Irlanda, come in altri paesi i consumi di sostanze stanno rapidamente cambiando e richiedono scelte importanti da parte dei decisori politici.</p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">&#8220;<strong>La cocaina è risultata essere la droga primaria più comunemente segnalata nei casi di trattamento nel 2024</strong>, evidenziando un cambiamento nel profilo del consumo di droga in Irlanda.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">Gli ultimi dati sul consumo di droga in Irlanda, pubblicati nel 2025 dall&#8217;Health </span><a href="https://www.hrb.ie/content/uploads/2025/07/Findings-from-the-Healthy-Ireland-Survey-FINAL.pdf"><span dir="auto">Research Board</span></a><span dir="auto"> , rivelano un panorama in evoluzione nell&#8217;uso di sostanze, con cannabis e cocaina che rimangono le droghe illecite più diffuse.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">Secondo i dati dell&#8217;indagine &#8220;Healthy Ireland Survey 2023&#8221;, il 7,8% degli adulti ha dichiarato di aver fatto uso di cannabis nell&#8217;ultimo anno, mentre il consumo di cocaina è salito al 4,4%, in particolare tra i soggetti di età compresa tra 25 e 34 anni.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span dir="auto">L&#8217;uso di sedativi e tranquillanti si attestava al 2,5%, con tassi più elevati tra le donne e gli anziani. Il rapporto evidenzia anche un aumento della poliassunzione e una forte correlazione tra consumo di droghe e altri comportamenti a rischio, tra cui il consumo di tabacco e alcol&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Dal rapporto emergono però anche delle criticità. quali la &#8220;(&#8230;) <strong>frammentazione dell&#8217;erogazione dei servizi di prevenzione e intervento precoce e la necessità di alternative alle sanzioni coercitive&#8221;. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Rapporto, oltre a fornire una valutazione di efficacia, <strong>propone anche 10 raccomandazioni</strong>, che &#8220;(&#8230;) <span dir="auto">includono il potenziamento dei servizi culturalmente sensibili, l&#8217;aumento del coinvolgimento della comunità, l&#8217;allineamento dell&#8217;erogazione dei servizi alle esigenze regionali e l&#8217;investimento in sistemi di monitoraggio e ricerca. </span><span dir="auto">Richiede inoltre una maggiore integrazione dei servizi di trattamento dell&#8217;alcolismo e il continuo sviluppo di alternative alle sanzioni penali&#8221;.</span></p>
<p style="text-align: justify;">Questa valutazione potrà essere molto utile ai decisori politici per orientarli nell&#8217; elaborare le nuove strategie per i prossimi anni, soprattutto in concomitanza con il fatto che l&#8217;Irlanda avrà prossima presidenza dell&#8217;UE.</p>
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		<title>Crack e aumento dei consumi: una lettura</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/01/09/crack-e-aumento-dei-consumi-una-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 07:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[crack]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=30514</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chi contrae una dipendenza da crack, in un tempo molto breve, può manifestare gravi problemi di salute fisica e mentale che rendono difficili i trattamenti ambulatoriali ed impossibili (in fase iniziale) quelli in Comunità terapeutica. Occorrono reparti di ricovero con un approccio multidisciplinare specializzato che, salvo in alcune eccezioni locali, non esistono o non sono sufficienti</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riccardo C. Gatti</strong>, medico, specialista in psichiatria e psicoterapeuta esprime preoccupazione sul<strong> fenomeno del consumo di crack</strong> e di come questo si stia allargando a tutto il paese. Sul suo sito mette in evidenza come questo consumo sia ancora troppo poco considerato, soprattutto in confronto all&#8217;attenzione posta sul consumo di fentanyl di produzione clandestina, che ancora non si è verificato.</p>
<p>Se per quest&#8217;ultima sostanza è stato approntato un piano nazionale, per il consumo di crack, salvo qualche rara eccezione, i servizi delle dipendenze sono impreparati ad affrontare un bisogno così complesso.</p>
<p>&#8220;Chi contrae una dipendenza da crack, infatti, in un tempo molto breve, può manifestare gravi problemi di salute fisica e mentale che rendono difficili i trattamenti ambulatoriali ed impossibili (in fase iniziale) quelli in Comunità terapeutica. Occorrono reparti di ricovero con un approccio multidisciplinare specializzato che, salvo in alcune eccezioni locali, non esistono o non sono sufficienti.</p>
<p>Gatti sostiene che questa <strong>&#8220;disattenzione&#8221; verso il crack</strong> &#8220;(&#8230;) <span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3"> sembra parallela a quella per la </span><span class="r-18u37iz">cocaina</span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">, da cui il crack deriva: ormai arriva in Europa a tonnellate, è diffusa trasversalmente e rischia di erodere dall’interno gangli vitali della società civile, assieme alla salute fisica e mentale di molti cittadini&#8221;.</span></p>
<p>Sembra che nel nostro paese ci sia una difficoltà &#8220;(&#8230;) nell’analisi e nella lettura dei fenomeni connessi alla diffusione di droghe e dipendenze e nella capacità di prevederne l’evoluzione&#8221;, cosi che alla fine ci si ritrova ad affrontare i fenomeni in emergenza, cosa che produce spesso scarsi risultati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/01/09/crack-e-aumento-dei-consumi-una-lettura/">Crack e aumento dei consumi: una lettura</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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		<item>
		<title>negata la revisione della classificazione internazionale della foglia di coca</title>
		<link>https://www.cesda.net/2025/12/27/negata-la-revisione-della-classificazione-internazionale-della-foglia-di-coca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Dec 2025 08:14:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[NORMATIVA]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[coca cocaina revisione oms]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=30439</guid>

					<description><![CDATA[<p>nella decisione del comitato di esperti di OMS, un peso determinante è attribuito alla convertibilità della foglia in coca</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2025/12/27/negata-la-revisione-della-classificazione-internazionale-della-foglia-di-coca/">negata la revisione della classificazione internazionale della foglia di coca</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un editoriale di Fuoriluogo commenta la <strong>negata revisione della classificazione internazionale della foglia di coca da parte del comitato di esperti dell&#8217;OMS</strong>. Avanzata da Bolivia e Colombia, la proposta è stata bocciata dagli esperti di OMS con la<strong> motivazione che l’estrazione della cocaina dalla foglia è tecnicamente semplice, con rese elevate e alta redditività economica</strong>. Tale decisione sembra precludere a una possibile rimozione della foglia di coca dalla tabella I della Convenzione Unica del 1961 sugli stupefacenti.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<strong>La foglia di coca resta dov’è: nella Tabella I della Convenzione Unica del 1961 sugli stupefacenti, insieme alle sostanze ritenute “di rischio particolarmente grave” per la salute pubblica, con scarso o nullo valore medico.</strong> Con il parere espresso alla 48ª riunione (20–22 ottobre 2025), <strong>il Comitato di esperti dell’OMS sulle droghe di abuso (ECDD) ha chiuso il processo di revisione della classificazione internazionale della coca, respingendo nei fatti la richiesta di de-schedulazione avanzata dalla Bolivia e dalla Colombia</strong> e sostenuta da organizzazioni indigene e società civile.</p>
<p style="text-align: justify;">La raccomandazione è chiara, nonostante il rapporto degli esperti dell’OMS renda evidente la non pericolosità della foglie in sè: l’ECDD suggerisce che la foglia di coca sia mantenuta in Schedule I della Convenzione Unica del 1961. <strong>Dietro questa formula apparentemente tecnica si gioca però un passaggio politico pesante, che intreccia la storia coloniale del controllo sulle droghe, i diritti dei popoli indigeni e il fallimento delle politiche di guerra alla coca e alla cocaina.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La foglia di coca entra nel sistema dei trattati ONU nel modo più violento possibile: nel 1961 viene inserita in Tabella I, e la Convenzione ordina di far cessare entro 25 anni la pratica tradizionale della masticazione, trattandola come una forma di “tossicodipendenza” da estirpare.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella scelta si basava sul famigerato rapporto della Commissione d’inchiesta sulla coca del 1950, oggi ampiamente criticato per i suoi presupposti razzisti e coloniali. I diritti, la cultura e la spiritualità dei popoli andino-amazzonici sono rimasti ai margini.</p>
<p style="text-align: justify;">Una prima “pre-review” dell’OMS nel 1992 conferma la classificazione, motivandola soprattutto con la facilità di estrazione della cocaina dalla foglia: non conta tanto l’uso tradizionale, quanto il fatto che da quella pianta si possa produrre una sostanza già controllata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Nel 2023 la Bolivia chiede formalmente al Segretario generale dell’ONU e all’OMS di avviare un riesame critico della foglia di coca</strong>, con l’obiettivo di rivederne la schedatura. La richiesta è accompagnata da un dossier tecnico e da un vasto sostegno politico e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Attorno al processo si mobilitano reti come IDPC, TNI, WOLA, le organizzazioni di produttori e consumatori tradizionali di coca, che vedono nel riesame un’occasione per riconoscere finalmente la foglia come pianta con usi culturali, sociali e potenzialmente terapeutici, distinta dalla cocaina come droga di mercato illecito.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la prima volta dopo decenni, la comunità internazionale sembrava davvero pronta a rimettere in discussione un pilastro del sistema proibizionista. <strong>Il parere del 48° ECDD ha invece richiuso la finestra.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto dell’OMS, <a href="https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/la-foglia-e-il-danno-loms-scagiona-la-coca-e-condanna-le-politiche-di-controllo/">di cui avevamo anticipato la bozza qui</a>, ricostruisce chimica, farmacologia, usi tradizionali e moderni, tossicità e potenziali impieghi terapeutici della coca. Molti passaggi sono in netto contrasto con l’immagine demonizzata della pianta. L’analisi degli studi disponibili non evidenzia danni clinicamente significativi per la salute pubblica associati all’uso di foglia di coca; l’uso tradizionale, in particolare nelle forme di masticazione e infusi, appare a rischio limitato, senza casi documentati di overdose fatali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche sul versante della dipendenza e dell’abuso, l’OMS riconosce che la coca non è associata a un rilevante potenziale di dipendenza o abuso negli usi tradizionali documentati</strong>, e che i pattern problematici risultano limitati e spesso difficili da distinguere dal consumo di cocaina. Allo stesso tempo, viene riconosciuta l’importanza culturale, spirituale e terapeutica della foglia per i popoli indigeni e per altre comunità, così come l’esistenza di eccezioni e regolazioni speciali in diversi ordinamenti nazionali che già oggi tutelano o regolano l’uso tradizionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sul fronte medico, infine, l’OMS registra elementi preliminari su possibili proprietà terapeutiche della pianta</strong> – per esempio in relazione al metabolismo, alla fatica, all’adattamento all’altitudine – giudicandoli di grande interesse per futuri sviluppi, una volta accertati efficacia e sicurezza in ambito clinico.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In base a queste conclusioni, molti si aspettavano almeno un ridimensionamento del livello di controllo, se non la rimozione dalla Tabella I.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La decisione finale dell’ECDD si appoggia</strong>, portandolo alla sua estrema interpretazione, <strong>su uno dei criteri chiave dei trattati: una sostanza può essere sottoposta a controllo internazionale se è suscettibile di abuso e produce effetti simili ad altre sostanze già in elenco, oppure se è “convertibile” in una sostanza già inserita nelle Tabelle I o II.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per la foglia di coca, il Comitato ribadisce che la coca e la cocaina sono considerate sostanze distinte, ma entrambe già collocate in Schedule I. Ricorda che l’estrazione della cocaina dalla foglia è tecnicamente semplice, con rese elevate e alta redditività economica, e sottolinea come negli ultimi anni si registri un aumento delle coltivazioni di coca e della produzione globale di cocaina, con impatti evidenti sulla salute pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui la conclusione: <strong>ridurre o eliminare i controlli internazionali sulla foglia di coca potrebbe, secondo l’OMS, comportare un rischio particolarmente serio per la salute pubblica, perché faciliterebbe la produzione di cocaina</strong>. La foglia non viene giudicata per quello che è e per come viene effettivamente utilizzata, ma per quello che può diventare lungo la filiera illegale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Risultato: mantenere la coca in Tabella I per il suo ruolo di materia prima della cocaina, nonostante il riconoscimento dei rischi relativamente contenuti dell’uso tradizionale e della centralità culturale della pianta.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Letta in controluce, la scelta dell’OMS appare come una difesa dell’architettura proibizionista più che una valutazione neutra di salute pubblica. A differenza di quanto avvenuto per altre piante psicoattive – come khat, kratom, ephedra – che l’OMS ha scelto di non raccomandare per il controllo internazionale, nel caso della coca il criterio della “convertibilità” viene usato in modo rigido, ignorando quasi del tutto il contesto storico e i diritti indigeni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paradosso è evidente: da un lato, il Comitato riconosce che l’uso tradizionale della foglia non costituisce un rischio particolarmente grave e che non esistono prove robuste di un alto potenziale di dipendenza; dall’altro, conferma la classificazione più severa possibile, sul piano giuridico equiparandola a sostanze come eroina e fentanyl, in nome della lotta alla cocaina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ancora una volta, la responsabilità per i danni legati alla cocaina viene scaricata sulla pianta e sulle comunità che la coltivano e la usano da secoli, invece che sulle politiche repressive e sul mercato illecito che esse stesse alimentano.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fra le voci più critiche c’è quella di Steve Rolles, senior policy analyst di Transform Drug Policy Foundation</strong>, che ha commentato a caldo le conclusioni dell’ECDD. Rolles ricorda innanzitutto che la Tabella I è la categoria più restrittiva del sistema ONU: quella che dovrebbe essere riservata alle sostanze con il più alto rischio in termini di dipendenza e “abuso”, e con uso medico molto limitato. Mantenere la foglia di coca in questa tabella significa continuare a collocarla accanto a cocaina, eroina, fentanyl.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio qui sta, per Rolles, l’elemento più scandaloso: “<em>l’ECDD raccomanda questa collocazione nonostante le proprie stesse conclusioni. Il Comitato </em>– sottolinea – <em>ha stabilito che non ci sono evidenze di danni clinicamente significativi per la salute pubblica legati all’uso di foglia di coca e che la coca non è associata a un significativo potenziale di dipendenza o abuso negli usi tradizionali. Al tempo stesso, ha riconosciuto che le evidenze preliminari sulle potenziali proprietà terapeutiche della pianta sono di grande interesse per futuri sviluppi in medicina</em>“.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In altre parole, se si guardasse solo alla foglia e ai suoi usi reali, i criteri della Tabella I non sarebbero affatto soddisfatti. Per Rolles, l’unico argomento rimasto sul tavolo è lo stesso che regge da decenni l’ingiusta schedatura della coca: il fatto che la foglia venga usata per produrre cocaina</strong>. Sì, la foglia contiene meno dell’1% di alcaloide cocaina, e una sua estrazione grezza è tecnicamente relativamente semplice. Ma i rischi del consumo di polvere di cocaina o di crack – prodotti sviluppati e commercializzati storicamente nel Nord globale, che ne è anche il principale mercato – sono di tutt’altra natura rispetto all’uso tradizionale di coca, che si concentra nel Sud globale e nelle comunità indigene che subiscono la repressione e la criminalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Rolles ricorda come le comunità indigene direttamente colpite dall’illecito e dalle politiche di guerra alla coca furono escluse dai processi decisionali degli anni ’50 che portarono alla criminalizzazione della foglia. <strong>Il regime globale di controllo delle droghe è, nelle sue parole, “<em>un prodotto del colonialismo del XX secolo che continua a sopravvivere grazie al neo-colonialismo del XXI. Il riesame era stato richiesto da Bolivia e Colombia, ma è stato tradito a Ginevra</em>“.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per questo definisce l’esito del riesame “<em>un giorno buio per chi cerca un sistema di controllo delle droghe più giusto e pragmatico</em>“. Ci si sarebbe potuti aspettare decisioni di questo tipo da organi politici intrappolati nella retorica della “war on drugs”; ma il fatto che anche uno spazio presentato come più scientifico e indipendente, come il Comitato dell’OMS, si allinei a questa logica, per Rolles spezza l’illusione che dentro l’ONU possano esistere contropoteri tecnici realmente autonomi. È, nelle sue parole, <em>“una decisione vergognosa, che rappresenta un tradimento crudele dei diritti indigeni, della salute pubblica, della giustizia ambientale, degli obiettivi di sviluppo sostenibile e dello stesso mandato delle Nazioni Unite”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Formalmente, il parere dell’OMS è consultivo: spetterà alla Commissione ONU sugli stupefacenti (CND) pronunciarsi sulle raccomandazioni e decidere se modificare o no la schedatura della coca</strong>. Storicamente, però, gli Stati tendono a seguire le indicazioni dell’OMS quando si tratta di sostanze con rilevanza medica o sanitaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il parziale ripensamento su cannabis nel 2020, quando la CND ha accolto solo una parte delle raccomandazioni dell’OMS, molti speravano che il caso coca potesse aprire un varco per una riforma più profonda del sistema. Il parere del 48° ECDD rende questa prospettiva molto più difficile, ma non chiude il dibattito. La documentazione prodotta nel processo di revisione – compresi i rapporti dell’OMS e i contributi della società civile – offre oggi una base scientifica e politica più solida per contestare la schedatura della foglia.</p>
<p style="text-align: justify;">I governi che sostengono la de-schedulazione possono usare queste evidenze per chiedere una revisione del criterio di “convertibilità” e una maggiore coerenza con i precedenti su altre piante; le organizzazioni indigene possono rivendicare con ancora più forza che la proibizione della foglia è incompatibile con i diritti riconosciuti dall’ONU ai popoli nativi, a partire dalla Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia del riesame OMS sulla foglia di coca non è solo un capitolo tecnico nelle carte delle Nazioni Unite. È la fotografia di un conflitto aperto fra due visioni: da un lato, un sistema di controllo internazionale che continua a leggere la coca quasi esclusivamente come materia prima della cocaina; dall’altro, milioni di persone per cui quella foglia è alimentazione, medicina popolare, identità, spiritualità, lavoro e reddito.&#8221;</p>
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