Rotte della droga e ruolo dell’ndrangheta

affidabilità e adattabilità sono due elementi che la rendono pericolosa

Avendo una struttura basata su vincoli di sangue (le ndrine), il fenomeno dei collaboratori di giustizia risulta estremamente raro. Per i cartelli della droga sudamericani, dai messicani ai colombiani, i calabresi sono quindi i partner ideali perché pagano in anticipo, non tradiscono e garantiscono una distribuzione capillare in tutta Europa. Sono, di fatto, i "broker" globali della cocaina in Europa e in altre parti del mondo.

data di pubblicazione:

20 Marzo 2026

L’ndrangheta resta l’organizzazione criminale che ha il maggior controllo del narcotraffico internazionale. E’ quanto emerge dalla Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2026 (riferita all’attività del 2025), presentata dal DIS (l’organismo di coordinamento dell’intelligence italiana) al Parlamento, il 4 marzo scorso.

Sul sito di RAI news.it è possibile leggere una intervista al professor Vincenzo Musacchio sulle attività criminali dell’ndrangheta. Per Musacchio uno degli elementi che rendono questa organizzazione così potente è la sua “affidabilità”.

“Avendo una struttura basata su vincoli di sangue (le ndrine), il fenomeno dei collaboratori di giustizia risulta estremamente raro. Per i cartelli della droga sudamericani, dai messicani ai colombiani, i calabresi sono quindi i partner ideali perché pagano in anticipo, non tradiscono e garantiscono una distribuzione capillare in tutta Europa. Sono, di fatto, i “broker” globali della cocaina in Europa e in altre parti del mondo”.

Altro elemento importante per questa organizzazione è la sua adattabilità. Nonostante il porto di Gioia Tauro resti uno snodo ancora importante per il traffico di sostanze illecite, l’ndrangheta sta lavorando anche nei grandi porti del Nord Europa, come quelli di Anversa, Rotterdam e Amburgo.

Oltre a questo “(…) hanno aperto nuove rotte in Africa occidentale e nei Balcani, collaborando con i clan nigeriani, albanesi e turchi che agiscono come loro “braccio collaborativo” logistico”.

Musacchio spiega chiaramente anche come funziona il lavoro dei clan calabresi nei porti del nord.

Il broker calabrese è come un “direttore d’orchestra” del narcotraffico. Spesso non tocca mai la droga. Il suo compito è far sì che il container giusto esca dal porto senza essere controllato. Le strategie criminali sono molteplici. Non si limitano a corrompere il piccolo operatore.

Pagano cifre alte — si parla di somme vicine ai duecentomila euro per un singolo container — a quadri intermedi, doganieri o specialisti informatici che possono inserire codici di sdoganamento falsi nei sistemi digitali dei porti. In città come Anversa, le mafie attuano un vero “reclutamento” tra i giovani portuali o i disoccupati delle zone limitrofe.

Li avvicinano, li aiutano economicamente e poi chiedono “piccoli favori”, fino a renderli complici anche sotto minaccia se occorre. I broker coordinano squadre di recupero che entrano nei porti (spesso nascoste in container “sicuri”) per prelevare la droga dai container prima che passino sotto gli scanner della dogana. Nel 2026, stiamo vedendo l’uso crescente di droni sottomarini e di superficie per recuperare i carichi gettati in mare poco prima dell’arrivo in banchina.

Ma come si contrasta tutto questo? Per Musacchio con una vera collaborazione a livello internazionale tra le varie Forze di Polizia. Se il traffico si è ampliato a livello internazionale, anche il controllo deve fare un cambiamento allo stesso livello. Un cambiamento nella direzione del settore finanziario, dove vengono convogliati la maggior parte dei profitti illegali.

 

 

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