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	<title>CARCERE Archivi - CESDA</title>
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	<description>centro studi e documentazione su dipendenze e aids</description>
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	<title>CARCERE Archivi - CESDA</title>
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	<item>
		<title>Quando il cammino diventa educazione</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/05/03/quando-il-cammino-diventa-educazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 07:28:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[messa alla prova]]></category>
		<category><![CDATA[ritiro sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un'ipotesi di innovazione educativa attraverso il cammino in natura</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999"><strong>Il cammino come spinta al cambiamento.</strong> È questa l’idea alla base del progetto promosso dall’associazione <em><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Lunghi Cammini</span></span></em>, realtà italiana nata nel 2016 che propone percorsi educativi intensivi per adolescenti in difficoltà. Si tratta di un&#8217;esperienza ben precisa: 30 giorni di cammino, circa 600 chilometri, senza smartphone, in un rapporto uno a uno con un accompagnatore, con il supporto a distanza di un’équipe educativa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999">Nata nel 2016 su ispirazione di esperienze già diffuse in Belgio e Francia, l’iniziativa ha l’obiettivo di <strong>offrire ai giovani un’occasione di “rottura” con il proprio contesto, favorendo riflessione, autonomia e crescita personale attraverso la fatica fisica e l’immersione nella natura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999">Il progetto si rivolge a giovani sia in situazioni di disagio sociale come il ritiro sociale, sia ai giovani coinvolti nel circuito penale minorile. In questo contesto, il cammino può diventare parte della <strong data-start="2184" data-end="2204">messa alla prova</strong>, uno strumento che permette ai minori autori di reato di intraprendere un percorso educativo alternativo al processo penale. Se il percorso ha esito positivo, il giudice può dichiarare estinto il reato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2952" data-end="3303">L’obiettivo non è solo “allontanare” i ragazzi da contesti problematici, ma <strong>offrire loro uno spazio per riflettere su sé stessi e sulle proprie possibilità.</strong> Come sottolinea la presidente Isabella Zuliani, il cammino “apre finestre”: permette ai giovani di scoprire risorse personali spesso inesplorate, rafforzando autostima e senso di responsabilità. <strong>Al ritorno, è fondamentale il reinserimento nel contesto educativo e sociale, per valorizzare i cambiamenti avvenuti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="3305" data-end="3609" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Nonostante i risultati positivi, il progetto resta <strong>complesso da sostenere economicamente e si regge su finanziamenti privati e bandi</strong>. Si tratta però di un esempio concreto di innovazione educativa e di giustizia riparativa, capace di trasformare un percorso di difficoltà in un’occasione di ripartenza.</p>
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		<title>Adolescenti e nuove violenze?</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/22/adolescenti-e-nuove-violenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 07:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[violenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La violenza tra adolescenti non è un’emergenza improvvisa, ma il risultato di fattori emotivi, sociali e culturali che richiedono risposte educative più che punitive</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sulla spinta dei recenti fatti di cronaca accompagnati dai dati del rapporto <em>Disarmati</em> di Save the Children, che segnalano un aumento dei reati violenti e della presenza di armi tra gli adolescenti, si è tenuto a Bologna &#8220;<em>Adolescenti e violenza oggi”</em> nell’ambito del convegno Erickson <em data-start="95" data-end="114">Supereroi fragili.<br />
</em>Questo momento ha riunito oltre 1200 professionisti per analizzare le cause e le possibili risposte alla crescente visibilità della violenza tra i giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo la psicoterapeuta e criminologa Giusi Sellitto, <strong>la violenza giovanile non ha un’unica origine, ma nasce da traiettorie diverse</strong>. In alcuni casi è una <strong>risposta impulsiva a una forte frustrazione emotiva (“reactive aggression”)</strong>, in altri si manifesta con modalità più fredde e organizzate, legate a una <strong>ridotta empatia</strong>. Spesso, però, le due dimensioni si intrecciano.<br />
Sellitto analizza il fenomeno su <strong>tre livelli: interno (con un cervello adolescenziale dominato dall’emotività e ancora immaturo nei meccanismi di controllo), relazionale (dove pesano il giudizio dei pari e il ruolo educativo della famiglia) e situazionale (l’insieme di fattori che attivano, spingono o non riescono a frenare l’azione).</strong> La violenza, sottolinea, non è mai un raptus ma il risultato di un processo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista penale,  le parole del pedagogista Paolo Tartaglione ridimensionano l’allarme sociale:<strong> in Italia i reati minorili sono inferiori rispetto ad altri Paesi europei.</strong> Tuttavia, alcuni episodi risultano più violenti e cresce la tendenza dei giovani a portare armi, spesso per paura alimentata da una narrazione mediatica distorta.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si allaccia <strong>l&#8217;importanza del ruolo della giustizia riparativa</strong>. Antonella Valer, mediatrice penale e fondatrice dell’associazione <em>Dalla viva voce</em>, sposta l&#8217;attenzione sulle domande da farci: se chiediamo &#8220;che cosa ti è successo&#8221; anzichè &#8220;cosa è successo&#8221; possono emergere le fragilità e i bisogni dei ragazzi. Il confronto tra autore e vittima, quando possibile, mira al riconoscimento reciproco più che al perdono, con l’obiettivo di chiudere il passato e prevenire nuove forme di violenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il convegno restituisce così un quadro complesso: la violenza adolescenziale non è solo un problema di ordine pubblico, ma un fenomeno che richiede ascolto, comprensione e interventi educativi mirati.</p>
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		<item>
		<title>Carcere e dipendenze</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/16/carcere-e-dipendenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 07:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[COCAINA]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>un nuovo modello di presa in carico</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da un articolo di Vita si può evincere come l&#8217;interconnessione tra il fenomeno delle dipendenze e il mondo del carcere è sempre più forte, e di conseguenza anche le risposte da parte dei servizi devono tener conto di questa complessità nelle prese in carico.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La Relazione al Parlamento 2025 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia</em> mostra come le persone tossicodipendenti entrate in carcere, nell&#8217;anno 2024, sono state <strong>16.890 su 43.489 ingressi totali, ovvero il 39%. </strong>La necessità che emerge è quella di creare una convergenza di azioni tra sistema sanitario, magistratura e comunità terapeutiche.<br />
Una delle innovazioni sperimentate nella casa circondariale di Regina Coeli a Roma riguarda le nuove terapie farmacologiche a lunga durata d&#8217;azione. L&#8217;ipotesi è quella che si riducano i rischi legati alla gestione quotidiana dei farmaci, al traffico e all&#8217;uso improprio delle terapie.</p>
<p style="text-align: justify;">Adele di Stefano, responsabile unità operativa semplice Dipartimentale salute mentale e dipendenze in ambito penale del Dipartimento di salute mentale Asl Roma 1, illustra la situazione su Roma:</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>&#8220;Regina Coeli è un grande carcere di passaggio di una città metropolitana, vi transitano tantissime persone l’anno, circa 6mila, con un livello di marginalità enorme</strong>. Molte di queste prima del carcere non avevano mai intercettato i servizi sanitari, vuoi perché molte sono persone senza fissa dimora di una grande metropoli. L’unità operativa si è strutturata per non suddividere in due servizi differenti, ovvero il servizio per le dipendenze – SerD e i servizi per la salute mentale – Csm. <strong>Noi unifichiamo in un unico servizio sia problemi psichiatrici sia quelli delle dipendenze</strong>.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">La sperimentazione long acting riguarda il passaggio da una somministrazione sublinguale, una specie di cerotto che si mette in bocca, ad una formulazione iniettiva. Questo passaggio ha diversi vantaggi: primo fra tutti l&#8217;interruzione di ogni misuso del farmaco. In secondo luogo il farmaco dà una copertura differente, relativamente alla sintomatologia a tutti gli effetti del farmaco, quindi dà una stabilizzazione maggiore nel giro di poche settimane, e di conseguenza un gradiente di libertà maggiore alla persona.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Il riscontro è molto positivo</em>&#8220;, continua Di Stefano, &#8220;<em>abbiamo trattato 21 persone finora, in questo momento ce ne sono in terapia 15. Ma non è importante tanto il singolo numero, quanto l’<strong>effetto moltiplicatore che c’è nel tempo</strong> e, soprattutto, la <strong>possibilità che il farmaco possa dare un’altra regolarità di vita</strong>, oltre gli effetti intrinseci del farmaco somministrato con una formulazione lunga piuttosto che quotidiana.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il problema emerge nel momento in cui la persona debba esser trasferita, in quanto in Italia solo 24 struttura su 190 adottano questo modello.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Carcere e salute mentale</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/12/carcere-e-salute-mentale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 08:30:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[carcere e salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gestire l’emergenza costa molto di più del fare prevenzione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La casa circondariale di Sollicciano nel 2025 contava una popolazione di 581 detenuti per una capienza di 366 posti letto. I dati forniti dalla polizia penitenziaria segnalano 640 episodi di autolesionismo, 50 tentativi di suicidio, tre suicidi, 368 deferimenti all&#8217;autorità giudiziaria, 49 episodi di aggressioni agli agenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Andrea Piazzoli, consigliere dell&#8217;Ordine degli Psicologi della Toscana, parla del <strong>sovraffollamento non solo come un problema logistico ma &#8220;un fattore che alimenta la violenza e il disagio mentale all’interno degli istituti penitenziari&#8221;.</strong> Ambienti sovraffollati, continua Piazzoli, aumentano i livelli di stress, la creazione di conflitti e determinano un impatto importante sulla salute mentale sia delle persone detenute sia di chi all&#8217;interno delle carceri lavora.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema rimane quello di lavorare sulle emergenze e non provare a creare un sistema che miri alla prevenzione e alla creazione di un ambiente non solo punitivo ma anche riabilitativo.<br />
Il consigliere dell&#8217;Ordine toscano pone l&#8217;accento sul fatto che <strong>il benessere psicologico rappresenti una condizione necessaria per la sicurezza, la convivenza sana e la riduzione della recidiva, mentre troppo spesso lo si considera un elemento accessorio, superfluo</strong>. Piazzoli fa emergere la necessità di <strong>&#8220;ripensare il carcere e iniziare a considerarlo come un ecosistema umano</strong>, dove c’è uno spazio delle relazioni, dei significati che si intrecciano. L’idea di avere delle strutture più organizzate per comunità, che siano ambienti meno deprivati, non è un’utopia.&#8221;<br />
Ci sono già alcuni esempi in paesi del nord Europa dove sono stati portate avanti modelli di piccole comunità che hanno avuto risultati in termini di riduzioni della recidiva impressionanti, nonostante una spesa iniziale maggiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo passo riguarda<strong> le figure degli educatori,</strong> troppo spesso sotto organico e costretti a lavorare isolati, senza la strategia di creare una visione a livello nazionale. A Sollicciano, infatti, si contano nove educatori effettivi, a fronte degli undici previsti. Si tratta di un paradigma che è necessario cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;esperienza delle Comunità terapeutiche per minori</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/25/lesperienza-delle-comunita-terapeutiche-per-minori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 07:58:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come stanno andando le prime Comunità terapeutiche per minori autori di reato aperte nel 2025? E&#8217; quello che cerca di indagare un articolo sul sito di Altreconomia. Tre Regioni italiane nell&#8217;agosto del 2024 hanno accolto la proposta del Governo Meloni di istituire queste nuove strutture sperimentali, &#8220;(&#8230;) una via di mezzo tra quelle strettamente educative [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Come stanno andando le prime <strong>Comunità terapeutiche per minori autori di reato</strong> aperte nel 2025? E&#8217; quello che cerca di indagare un articolo sul sito di <em>Altreconomia</em>. Tre Regioni italiane nell&#8217;agosto del 2024 hanno accolto la proposta del Governo Meloni di istituire queste nuove strutture sperimentali, &#8220;(&#8230;) una via di mezzo tra quelle strettamente educative già esistenti e quelle terapeutiche&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">I posti disponibili messi a bando sono stati 36, con una diaria giornaliera da 320 euro (più del doppio dei 147 per le comunità educative), coperta al 60% dall’Azienda sanitaria territoriale e la quota restante dal ministero della Giustizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle realtà che ha messo a disposizione dei posti ( 9 in totale) è stata la Ricoveri for life S.p.a. in provincia di Pavia. La struttura ha ospitato fino ad oggi 13 giovani, di età media tra i 16 e 17 anni, con in più tre maggiorenni. Giovani provenienti in  parte provenienti da Istituti penali per mInorenni, in parte da comunità educative e altri dalla libertà o da ricoveri in neuropsichiatria infantile.</p>
<p style="text-align: justify;">Daniela Labattaglia, criminologa e coordinatrice della struttura, spiega che&#8221;(&#8230;) tutti i ragazzi che ci sono stati inviati presentano quadri di grande fragilità, psico-patologie complesse spesso amplificate da abuso di sostanze o da traumi subiti da bambini&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Coloro che hanno fatto ingresso in comunità infatti avevano una diagnosi psichiatrica pregressa e alcuni di loro erano in carico anche al SerD per abuso di sostanze”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un quadro complesso, che può dare luogo ad eventi di crisi che vanno affrontati con strumenti clinici adeguati ma non solo. In questo struttura è presente del <strong>personale di sicurezza</strong>, che lavora in borghese, adeguatamente formato all&#8217;interazione con i giovani e che svolge prevalentemente attività di accompagnamento per attività esterne, senza avere un ruolo di sorveglianza in modalità carceraria.</p>
<p style="text-align: justify;">Dove invece l&#8217;attività di sicurezza è svolta da vigilantes è la struttura di Botticino, in provincia di Brescia, che è gestita dalla Fondazione Eris, che da luglio 2025 ha accolto dieci persone, di cui la metà provenienti dall’Ipm e i restanti dalla libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Una scelta questa praticata per garantire la sicurezza dei lavoratori nei momenti più critici, ma che ha dei costi di gestione elevati per gli enti gestori.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Pietro Farneti, responsabile per la Fondazione Eris, fare una valutazione dell&#8217;efficacia dell&#8217;intervento per ora sembra prematuro, sostenendo tra l&#8217;altro che le alternative per questi giovani non c&#8217;erano.</p>
<p style="text-align: justify;">Se il Governo sembra convinto a procedere con questo modello, meno convinti sono alcuni esperti del settore, tra cui Leopoldo Grosso, psicologo e psicoterapeuta responsabile dell’area tossicodipendenza del Gruppo Abele.</p>
<p style="text-align: justify;">Per Grosso &#8220;(&#8230;) raggruppare’ in unica struttura persone così fragili rende più complesso l’attivazione di quel meccanismo di <strong>sostegno reciproco</strong> che solitamente si attiva nelle comunità educative in cui si tenta di avere uno o due ‘casi’ più difficili.<strong> In simili comunità, invece, è più probabile che la solidarietà tra i ragazzi, qualora si crei, è in opposizione all’istituzione</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre c’è il tema dell’obbligatorietà nell’accesso alla struttura. “In una comunità terapeutica scegli giorno dopo giorno di starci ed è proprio vivere l’ambivalenza tra quella parte di te che vorrebbe uscire e quella che invece vuol restare a farti migliorare. Se il principio è il ‘contenimento’ allora è chiaro che i ragazzi concentrano le loro energie sul contrastare questa norma che incide sulla loro libertà. E poi vanno in <i>escalation&#8221;. </i></p>
<p>Per una valutazione di efficacia, per Grosso, servirà andare con cautela.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/03/25/lesperienza-delle-comunita-terapeutiche-per-minori/">L&#8217;esperienza delle Comunità terapeutiche per minori</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La vita delle donne in carcere</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/21/la-vita-delle-donne-in-carcere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 07:52:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[carcere donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia esistono 5 istituti dedicati alle donne, che accolgono circa un terzo delle detenute, mentre le restanti sono ospitate in istituti ordinari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/03/21/la-vita-delle-donne-in-carcere/">La vita delle donne in carcere</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli istituti penitenziari sono strutture pensate da uomini per gli uomini, dove la presenza femminile resta marginale non solo dal punto di vista numerico, ma anche dal punto di vista di studi specifici. Sul sito <em>Sizethetime</em> è possibile leggere una intervista su questo tema a Jessica Lorenzon dell’<strong>Associazione Antigone</strong>.</p>
<p>In Italia esistono<strong> 5 istituti dedicati alle donne</strong>, che accolgono circa un terzo delle detenute, mentre le restanti sono ospitate in istituti ordinari.</p>
<p>Negli ultimi quarant’anni, il<strong> numero delle donne detenute si è attestato intorno al 3.5-5%</strong>, un dato simile a quello riferito alla popolazione detenuta in Europa, ed in linea con il dato mondiale, che si attesta attorno al 6%.</p>
<p>Nella realtà si tratta di una presenza al margine e poco considerata, collocata in sezioni femminili all’interno di carceri pensate e vissute prevalentemente al maschile.</p>
<p>Il primo dossier interamente dedicato alla condizione delle donne in carcere, curato dall&#8217;Associazione Antigone, è uscito nel 2023 (<a href="https://www.rapportoantigone.it/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia/">https://www.rapportoantigone.it/primo-rapporto-sulle-donne-detenute-in-italia</a>/), documento importante che mette in luce anche esigenze specifiche di una parte della popolazione carceraria.</p>
<p>Per Lorenzon <strong>povertà, migrazione, dipendenze, violenza domestica e tratta </strong>sono tutti elementi che incidono negativamente nel percorso carcerario in generale, ma per le donne questo diventa ancora più complicato, con il rischio, una volte uscite, di ritrovarsi nuovamente in un contesto di violenza di genere e domestica.</p>
<p>&#8221; Secondo i Trattati Internazionali per la protezione delle vittime di violenza, la detenzione in carcere appare incompatibile con una biografia caratterizzata da abusi e violenze; eppure, ad oggi, un’ampia fetta delle donne detenute arriva da questi contesti.</p>
<p>Altresì, a parità di condizione giuridica, risulta più complesso per le donne straniere rispetto a quelle italiane l’accesso a misure alternative alla detenzione e ai percorsi trattamentali per le dipendenze da sostanze nei circuiti istituzionali sanitari dedicati a queste problematiche; il tutto associato a una maggiore scarsità di risorse relazionali e simboliche nei territori di provenienza o di scarcerazione&#8221;.</p>
<p>Anche la ridotta presenza di mediatrici e mediatori culturali aumenta la complessità e la durezza della condizione delle donne straniere in carcere. Condizione che <strong>nel 2025 ha causato il maggior numero di suicidi tra le donne mai registrato</strong>. Un dato che sembra collegato anche alla minore possibilità di accedere a misure alternative.</p>
<p>L&#8217;articolo nel finale si focalizza sulla situazione dell&#8217;istituto femminile situato nell&#8217;isola della Giudecca a Venezia. Se l&#8217;istituto dal punto di vista strutturale e igienico è conforme alle norme, e non risulta generalmente sovraffollato, presenta comunque alcune criticità importanti.</p>
<p>Tra queste Lorenzon evidenzia il&#8221;(&#8230;) fatto che la struttura si trova su un’isola e quindi se guardiamo al carcere come a un’istituzione situata, sono evidenti i limiti di un territorio isolano che rende minime le occasioni di inserimento sociale e difficoltosi gli spostamenti del personale che vi opera all’interno.</p>
<p>Per questo motivo <strong>il turnover del personale di polizia penitenziaria è molto alto, con una stima del 70%</strong> ogni anno; ma sono anche altre le criticità che emergono. Una di queste è la capacità di poter mantenere i contatti con i propri cari da parte delle recluse: molte detenute, infatti, non hanno colloqui frequenti e limitano i propri contatti con i propri famigliari alle telefonate e alle videochiamate&#8221;.</p>
<p>Una situazione di relativo isolamento che viene attenuata solo in parte dalle attività che vengono svolte all&#8217;interno del carcere pe le detenute.  Attività svolte da associazioni di volontariato, che tentano in qualche modo di tappare le carenze dell&#8217;istituto.</p>
<p>&#8220;Rimane il fatto che, nel complesso, però, dovrebbe essere l’istituzione stessa a garantire il rispetto dei principi costituzionali e la tutela dei diritti e della dignità umani della popolazione detenuta&#8221; conclude Lorenzon.</p>
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		<title>Violenze negli IPM</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/18/violenze-negli-ipm/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:05:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Casal del Marmo, violenze nell’istituto penale per minorenni: per gli agenti che lavorano con minori serve una formazione specifica.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Dai racconti dei ragazzi emerge un quadro di<strong> violenze sistematiche, reiterate, continuate, rivolte quasi esclusivamente ai ragazzini stranieri&#8221;</strong></em>. Le parole di Valentina Calderone, garante dei diritti delle persone private della libertà personale di Roma, fanno riferimento al caso di Casal del Marmo dove un&#8217;inchiesta del 2025 ha fatto emergere aggressioni e violenza da parte di 10 agenti della polizia penitenziaria.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma ne parliamo ancora come casi isolati?</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Non si è investito negli ultimi anni sulla formazione specifica degli agenti che vanno negli istituti penali minorili, prima era obbligatoria</em>&#8220;, afferma Calderone. <em><strong>&#8220;Sono stati spostati negli ipm molti agenti che erano in servizio negli istituti per adulti, che non fanno nessuna formazione specifica. C’è un grande vuoto delle figure intermedie della polizia penitenziaria, che dovrebbero avere una certa esperienza e preparazione</strong>&#8220;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La complessità del lavoro all&#8217;interno degli IPM cresce di anno in anno, e le soggettività preposte a ciò non sono in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni dei ragazzi e delle ragazze al loro interno. Le problematiche sono anche di tipo strutturale: l&#8217;VIII rapporto di Antigone sulla giustizia minorile pone l&#8217;attenzione sulle<strong> situazioni di sovraffollamento</strong> che interessano la maggior parte degli istituti minorili sul territorio italiano, o ancora <strong>l&#8217;incremento dei casi di autolesionismo e tentati suicidi. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Nelle carceri esistono anche degli anticorpi che sono rappresentati dai tanti operatori che ogni giorno, non senza fatica, fanno il loro lavoro nel rispetto dei diritti e delle persone. È importante che gli sguardi indipendenti nelle carceri continuano ad essere resi possibili</em>&#8220;, queste le parole di Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell&#8217;Osservatorio minori di Antigone.</p>
<p style="text-align: justify;">Numerose associazioni e cooperative portano avanti <strong>laboratori di arte, teatro e musica come strumenti di conoscenza, trasformazione e indagini sui sentimenti.</strong> L&#8217;associazione Crisi come opportunità-Cco, per esempio, opera nell&#8217;Ipm di Casal del Marmo utilizzando il rap e il teatro come opportunità educative e di reinserimento.</p>
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		<title>Fratture: il podcast sulla salute mentale in carcere</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/13/fratture-il-podcast-sulla-salute-mentale-in-carcere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 08:17:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[carcere e salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[Podcast]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si ripercorre la storia del nostro paese dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e all'istituzione delle Rems per poi fornire uno spaccato sulla situazione attuale.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il collettivo Cumbre Altre Frequenze in collaborazione con La società della Ragione hanno realizzato il podcast <em>Fratture</em> che vuole dare uno spaccato su un tema troppo spesso passato in sordina: <strong>la salute mentale in carcere. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il podcast dà vita ad un mondo nascosto attraverso l<strong>e parole di operatori, esperti e testimoni diretti che raccontano cosa succede al diritto alla cura in uno spazio definito dalle logiche custodiali. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si ripercorre la storia del nostro paese dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari e all&#8217;istituzione delle Rems per poi fornire uno spaccato sulla situazione attuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Fratture</i> nasce all’interno del progetto <span class="s2"><b>“<a href="https://www.societadellaragione.it/progetti/salute-mentale-in-carcere/salute-mentale-in-carcere-dopo-opg/">Salute mentale in carcere dopo la chiusura degli OPG</a>”</b></span>, una ricerca-azione realizzata da La Società della Ragione in collaborazione con l’Ufficio del Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana.</p>
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		<title>Allarme criminalità minorile? Io non ti credo più</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/12/allarme-criminalita-minorile-io-non-ti-credo-piu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 08:24:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[minori e carcere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tema più discusso è la "criminalità minorile" e si mettono in secondo piano indicatori che stanno alla base di un disagio più profondo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/03/12/allarme-criminalita-minorile-io-non-ti-credo-piu/">Allarme criminalità minorile? Io non ti credo più</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Io non ti credo più</em> è l&#8217;ottavo rapporto sulla giustizia minorile in Italia realizzato dall&#8217;associazione Antigone. I<strong>l rapporto si pone l&#8217;obiettivo di fare luce sul fenomeno della criminalità minorile cercando di analizzarne le cause, l&#8217;andamento e le risposte</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando ai dati Eurostat dei poco più dei due milioni di reati denunciati in Italia ogni anno, circa 30000 sono commessi da minorenni, ovvero l&#8217;1,5%. Il dato più interessante però riguarda l&#8217;aumento delle risposte penali a questi reati: negli Istituti penali per minorenni (Ipm) si è passati dalle 381presenze registrate a fine 2022 alle 572 di fine 2025. In tre anni dunque <strong>la crescita è stata del 25 per cento.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La configurazione di questi ultimi anni deriva anche dall&#8217;approvazione del <strong>decreto Caivano del 2024,</strong> che, ampliando le maglie dell&#8217;intervento custodiale e inasprendo le misure cautelari, ha causato un aumento delle presenze negli IPM.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ulteriore dato importante è quello relativo alla sovra-rappresentazione dei ragazzi stranieri. I minori stranieri sono il 42% dei collocamenti in comunità, il 46% delle presenze in IPM ma solo il 23% delle prese in carico dei Servizi Sociali (Ussm). <strong>La selezione penale non segue solo la gravità del reato, si legge nell&#8217;articolo di Via Libera, ma la disponibilità di risorse familiari e sociali. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il dibattito pubblico rimane radicato ad un panico morale generalizzato intorno agli adolescenti, si parla di baby gang ed emergenze continue. Il tema più discusso è la &#8220;criminalità minorile&#8221; e si mettono in secondo piano indicatori che stanno alla base di un disagio più profondo.</p>
<p style="text-align: justify;">La fascia di età 14-17 ha la <strong>maggiore incidenza di persone in povertà assoluta.</strong> Tra il 2016 e il 2024 si registra un<strong> peggioramento dell&#8217;indice di salute mentale tra i più giovani con un conseguente aumento dell&#8217;utilizzo di psicofarmaci</strong>. Il contesto è quello di una povertà educativa e di una fragilità delle reti territoriali sempre più dilagante.</p>
<p style="text-align: justify;">Quali sono le risposte? La repressione penale risulta quella più immediata, ma è davvero quella che funziona meglio?</p>
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		<title>RI-Educare dentro il cambiamento</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/03/07/ri-educare-dentro-il-cambiamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 08:30:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[servizio civile universale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=31081</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno dei progetti a cui candidarsi per la selezione di operatori volontari prevede l’impiego di 33 giovani presso 11 istituti di pena.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Per il 2026-2027 il Servizio civile universale si apre al carcere:</strong> uno dei progetti a cui candidarsi per la selezione di operatori volontari prevede l&#8217;impiego di 33 giovani presso 11 istituti di pena. Per partecipare al bando si può inviare la domanda fino all&#8217;8 aprile alle ore 14.00.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dipartimento per l&#8217;amministrazione penitenziaria (DAP) lancia questo progetto con l&#8217;obiettivo di sostenere i percorsi rieducativi e di reinserimento sociale delle persone detenute, integrandoli con il coinvolgimento della fascia giovanile che accede ai bandi del Servizio civile. L&#8217;idea alla base è quella di <strong>mettere in rete gli istituti penitenziari</strong> con gli enti del terzo settore e i servizi territoriali attraverso la creazione di momenti di confronto con la comunità esterna e iniziative di sensibilizzazione sul tema.</p>
<p style="text-align: justify;">I volontari saranno coinvolti in <strong>attività di affiancamento agli operatori, supporto organizzativo, animazione socioculturale e collaborazione nella realizzazione di iniziative progettuali</strong> rivolte alla popolazione detenuta.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>La scelta di accreditare il Dap e di presentare per la prima volta un progetto</em>, scrive il sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, <em>si fonda sul valore educativo e di crescita personale e professionale che può avere per i giovani un Servizio civile svolto in un contesto particolare e non facile come quello carcerario, in cui si confrontano ogni giorno le fatiche delle persone detenute con le opportunità di riscatto che ogni pena può e deve avere&#8221;</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">
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