psichedelici tra rischio, uso episodico e risorsa terapeutica

In ambito clinico controllato la somministrazione di psichedelici mostra un profilo di sicurezza sorprendentemente buono, con bassi tassi di effetti avversi gravi

nuovi studi e ricerche stanno analizzando il potenziale terapeutico dell'uso delle sostanze psichedeliche in ambito clinico

data di pubblicazione:

27 Ottobre 2025

Psichedelici tra rischio, uso episodico e risorsa terapeutica è il titolo dell’editoriale del nuovo numero di Medicina delle Dipendenze, incentrato sulle sostanze psichedeliche. Nell’editoriale si premette che verso questo tipo di sostanze si è acceso negli ultimi anni un rinnovato interesse scientifico e terapeutico.

Tuttavia, a fronte del numero crescente di studi e ricerche che cercano di meglio comprendere sintomatologia e possibili applicazioni terapeutiche degli psichedelici, permangono molte incognite sul loro uso in ambito clinico.

Scrivono gli autori: “Dal punto di vista medico, le intossicazioni acute da psichedelici puri sono raramente pericolose per la vita. Non provocano, nella maggior parte dei casi, depressione respiratoria o cardiotossicità diretta.

Tuttavia, le complicanze possono derivare da comportamenti a rischio durante l’esperienza (incidenti, autolesionismo), dall’associazione con altre sostanze (ad esempio cannabis, alcol, stimolanti), o da una predisposizione psichiatrica latente. In soggetti vulnerabili, un singolo “viaggio” può scatenare episodi psicotici duraturi o disturbi d’ansia cronici, come nel caso del disturbo da percezione persistenti, in cui il paziente sperimenta flash visivi o distorsioni sensoriali anche mesi dopo l’uso.

Uno degli aspetti più discussi è il potenziale di dipendenza. A differenza di oppiacei, stimolanti o alcol, i classici psichedelici non inducono craving o sindromi d’astinenza fisica. L’uso compulsivo è raro e si osserva principalmente in soggetti con tratti di vulnerabilità psicopatologica preesistenti. La tolleranza, tuttavia, si sviluppa rapidamente e scompare in pochi giorni, scoraggiando l’assunzione frequente. La maggior parte degli utilizzatori occasionali interrompe l’uso spontaneamente, spesso dopo poche esperienze, che possono essere sia gratificanti che disturbanti.

(…) Le conseguenze psichiche dell’uso di psichedelici sono altamente variabili. In contesti non controllati, possono emergere stati dissociativi, derealizzazione persistente, peggioramento dell’umore e, in minor misura, manifestazioni psicotiche (…) In ambito clinico controllato, invece, la somministrazione di psichedelici mostra un profilo di sicurezza sorprendentemente buono, con bassi tassi di effetti avversi gravi.

Negli ultimi anni, la letteratura scientifica ha rivalutato il possibile uso terapeutico degli psichedelici in ambiti selezionati. Studi randomizzati hanno evidenziato effetti antidepressivi rapidi e persistenti dopo una o due somministrazioni di psilocibina in soggetti con depressione resistente”.

Della Rocca F., Maremmani A. G. I., Maremmani I., Carbone M. G., Psichedelici: tra rischio, uso episodico e risorsa terapeutica, Medicina delle Dipendenze, n. 59, pp. 4-5.

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