“I MINORI E LO SPORT”, RAPPORTO NAZIONALE DELL’OSSERVATORIO #Conibambini

Lo sport ha un ruolo molto importante nella crescita di bambini e ragazzi. Al tema è dedicato il nuovo rapporto dell’Osservatorio #Conibambini, promosso dall’impresa sociale Con i Bambini e dalla Fondazione Openpolis nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.
La pubblicazione riporta dati sulla pratica sportiva tra bambini e ragazzi, sull’offerta di aree sportive all’aperto nelle città e sulla presenza di strutture sportive nelle scuole.
«La pandemia – si legge nel rapporto – è intervenuta in un contesto dove la sedentarietà tra i minori si stava riducendo. È ancora presto per stimare con precisione l’effetto dell’emergenza su questo fronte. Ma il nuovo scenario ha sicuramente reso più difficile non solo l’apprendimento in classe, ma anche la possibilità di fare sport per bambini e ragazzi. Una fascia d’età per cui, rispetto alle altre, è più  frequente svolgere attività fisica in strutture chiuse e sono spesso più frequenti gli sport di squadra».
Secondo i dati dell’Osservatorio #Conibambini,
tra i più piccoli (3-10 anni) il nuoto è uno degli sport più praticati: il primo tra le bambine (48,7% di chi fa sport) e il secondo tra i bambini (39,4%), a poca distanza dal calcio (43,7%).
Tra gli adolescenti maschi (11-19 anni) si conferma la prevalenza del calcio (58,4%), del nuoto (18,9%, in calo rispetto al 39,4% rilevato a 3-10 anni), seguiti da pallacanestro, ginnastica e arti marziali (tutti attorno al 10% circa). Tra le adolescenti i più citati sono danza (28%), ginnastica (25,1%), nuoto (al terzo posto con il 23,2% dei praticanti, in calo rispetto al 48,7% della fascia 3-10 anni) e atletica leggera, footing e jogging (10,7%).

Gli sport praticati sono cambiati nel corso degli anni. Tra le bambine con meno di 10 anni è aumentata soprattutto la categoria residuale degli altri sport (comprendente quelli nautici, altri con la palla come rugby e pallamano, ecc.). Rispetto al passato, i maschi con meno di 10 anni praticano di più soprattutto le arti marziali (+3,9 punti), gli altri sport (+2,6), l’atletica leggera (+1,7) e il calcio (+1,4).
Il rapporto si sofferma anche sulle motivazioni che portano bambini e ragazzi a non praticare alcuno sport.
Tra i più piccoli, nella fascia 3-5 anni, il motivo indicato più spesso è l’età del bambino. Nelle altre classi di età, l’inattività viene ricondotta a una mancanza di tempo e interesse. Tali risposte crescono all’aumentare dell’età del bambino. Ma non sono infrequenti anche cause legate alla condizione economica del nucleo familiare.
Queste riguardano il 20% dei ragazzi tra 11 e 17 anni e quasi il 30% dei bambini tra 6 e 10 anni. Altra causa non irrilevante è quella legata alla mancanza di impianti o la scomodità degli orari di apertura (circa un decimo delle risposte dai 6 anni in su).
Il rapporto rivela, fra l’altro, che solo il 40,8% degli istituti scolastici in Italia è provvisto di palestra o piscina.
A livello regionale, solo in due casi gli istituti scolastici dotati di strutture sportive sono più del 50%: si tratta del Friuli Venezia Giulia, dove a fronte di circa 1.000 scuole presenti quasi 600 sono dotate di palestre (il 57,8%), e del Piemonte, dove invece le scuole con palestra sono circa 1.600 su un totale di oltre 3.000 (il 51%). Al terzo posto c’è la Toscana con il 48%, mentre agli ultimi posti, con meno di 3 edifici scolastici dotati di impianti su 10, troviamo Calabria (20,5%) e Campania (26,1%).
«È interessante notare che le due regioni che presentano la percentuale più bassa di palestre nelle scuole – Calabria e Campania – siano anche tra quelle con il minor numero di ragazzi e ragazze che praticano sport con continuità – si legge nel sito di Con i Bambini.
Questo aspetto però non riguarda solo il sud. Infatti anche tre regioni nel nord Italia si trovano al di sotto della media nazionale. Si tratta della Valle d’Aosta (39,3%), dell’Emilia Romagna (34,8%) e della Liguria (40,2%). Allo stesso tempo, possiamo osservare come alcune regioni del meridione abbiano dati superiori. Tra queste, l’Abruzzo (40,9%), la Basilicata (41%), la Sardegna (42,4%) e la Puglia (46,3%)».

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