PRODUZIONE, TRAFFICO E CONSUMI DI SOSTANZE: PRIME VALUTAZIONI SU EFFETTI DEL COVID-19

Alessandro De Pascale, in un articolo su Fuoriluogo, mette in evidenza alcuni elementi centrali del recente rapporto dell’Ufficio contro la droga e il crimine delle Nazioni Unite (Unodc) sulle conseguenze del lockdown da Covid-19 sul mercato, sulla produzione e sui consumi di sostanze illegali. Il quadro che emerge dal rapporto è ovviamente assai diversificato per quanto riguarda gli effetti del virus nei vari paesi di produzione delle sostanze, così come sulle modalità di “ripresa” dei traffici che incidono sulla disponibilità per i consumatori. In generale, emerge che la produzione e i traffici di sostanze sono stati al più rallentati dalle restrizioni, ma non si sono mai interrotti. Molto interesssanti alcune previsioni sulle modifiche in atto dei consumi di sostanze.

Le misure adottate, come detto abbastanza omogenee, stanno a quanto pare provocando, laddove la produzione continua, un «aumento degli stock». Cosa che potrebbe portare, a emergenza finita, alla «crescita dell’offerta di stupefacenti a basso costo e di buona qualità, aumentando il rischio di overdose». Mentre ora, al contrario, si sta registrando una generalizzata «carenza al dettaglio di sostanze illecite, un aumento dei prezzi e una riduzione della loro purezza». Ma non dappertutto, visto che nei Paesi in via di sviluppo, nei quali «soprattutto durante il giorno le restrizioni sono meno severe», sempre secondo il report dell’Unodc, è cambiato poco. In varie nazioni e continenti sembra invece «in crescita la domanda di cannabis», più facile da reperire in quanto «spesso prodotta nei pressi dei mercati finali» e quindi «meno dipendente dalle lunghe e quantitativamente elevate spedizioni intercontinentali». Un’altro dato che emerge chiaramente è il rinnovato ricorso, da parte dei consumatori, ai farmaci psicoattivi, per far fronte alla momentanea riduzione della disponibilità e delle possibilità di accesso alle sostanze illecite. A farla da padrone, e in alcuni Paesi come gli Usa non è una novità, «l’uso di oppiacei sintetici in sostituzione dell’eroina», cui si aggiungono tranquillanti, sedativi e antipsicotici. L’elemento nuovo, semmai, è il prezzo sul mercato nero di questi farmaci che «si è raddoppiato». Quello che forse deve ancora essere fotografato come fenomeno è quanto la pandemia stia incidendo sulle condizioni psicologiche della popolazione mondiale, rischiando di far aumentare il numero di persone che usano psicofarmaci o che finiscono nelle maglie della psichiatria, creando nuovi consumatori di sostanze

(…) Nel report dell’Unodc si legge anche che «alcuni Paesi hanno segnalato difficoltà nel mantenere attivi i servizi per i tossicodipendenti», altri in cui «sono state gravemente colpite le attività delle organizzazioni che forniscono supporto alle persone che usano sostanze». Inoltre, «per cercare di rispondere alla riduzione dell’accessibilità al servizi di trattamento avvenuta durante il blocco, alcune nazioni hanno aumentato i servizi a bassa soglia e favorito l’ottenimento dei farmaci sostitutivi degli oppiacei». Il Regno Unito ha ad esempio «consentito alle farmacie di dispensare metadone». Mentre per quanto riguarda l’Italia, rimandiamo allo speciale di Fuoriluogo.it. L’Agenzia Onu contro la droga e il crimine sostiene infine che «la recessione economica causata dalla crisi Covid-19 può provocare a lungo termine una duratura trasformazione dei mercati della droga (…) che le difficoltà economiche causate dalla crisi rischiano di interessare soprattutto le persone che si trovano già in una situazione di maggiore svantaggio socio-economico (…) facendo crescere il numero di quanti ricorrono ad attività illecite legate alla droga per guadagnarsi da vivere (…) e/o essere reclutate dalle organizzazioni impegnate nel narcotraffico».

LINK ALL’ARTICOLO

Questa voce è stata pubblicata in CANNABIS, COCAINA, COVID-19, OPPIACEI, POLITICHE SOCIALI E SANITARIE. Contrassegna il permalink.