I RISCHI DEL DOPO EPIDEMIA SULLA SALUTE MENTALE

data di pubblicazione:

12 Maggio 2020

Fra gli allarmi e le previsioni che cominciano a diffondersi rispetto agli scenari futuri post-Covid-19, merita attenzione quanto riportato dalla Società Italiana di Psichiatria (Sip), che in un comunicato prevede un aumento di trecentomila pazienti, in larga parte dovuti agli effetti della pandemia, con lo sviluppo di psicopatologie quale l’ansia post-traumatica per i lutti, le perdite, il danno economico e l’incertezza per il futuro. Sip chiede perciò al governo di inserire, con urgenza, uno stanziamento immediato di almeno 40 milioni di euro per l’assunzione di 800 psichiatri e la diffusione della telepsichiatria. “Le risorse aggiuntive che il Governo sembra voler destinare in queste ore alla sanità devono coprire anche quest’esigenza – precisano di Giannatonio e Zanalda –. Sarà inoltre necessario un percorso di telepsichiatria diffusa che consenta di raggiungere un maggior numero di persone mantenendo in sicurezza operatori e pazienti, che così devono spostarsi meno e ridurre il numero delle potenziali occasioni di contagio. Una delle cose positive della gestione del lockdown è stata l’apertura ai supporti digitali audio e video che vanno ulteriormente implementati, insieme alla ricetta elettronica. Occorre che le aziende sanitarie investano in queste tecnologie e che gli operatori vengano addestrati adeguatamente – concludono gli esperti – per la formazione la Sip sta predisponendo corsi appositi per tutte le professionalità”.

Come riportato da un articolo de Il Quotidiano della Sanità, anche l’Oms ha manifestato la stessa urgenza. In un editoriale che sarà pubblicato su World Psychiatry, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus sostiene infatti che “I sistemi di salute mentale in tutti i paesi devono essere rafforzati per far fronte all’impatto”. Per Ghebreyesus “qualsiasi successo nell’affrontare l’ansia e l’angoscia delle persone renderà più facile per loro avere la volontà e la capacità di seguire le linee guida delle autorità sanitarie pubbliche”.
“Molte persone nel mondo – aggiunge Ghebreyesus – soffrono per la perdita di mezzi di sussistenza e opportunità e coloro che amano una persona affetta da COVID-19 si trovano ad affrontare preoccupazioni e separazione. Alcune si rivolgono ad alcol, droghe o comportamenti potenzialmente rischiosi come il gioco d’azzardo. La violenza domestica è aumentata. Infine, chi sperimenta la morte di un membro della famiglia a causa di Covid-19 potrebbe non avere l’opportunità di essere fisicamente presente negli ultimi momenti o di tenere funerali secondo la tradizione culturale, il che potrebbe interferire con il processo del lutto. Esistono inoltre – sottolinea – segnalazioni da paesi e nella letteratura scientifica che la malattia da Covid-19 è sempre più associata a manifestazioni mentali e neurologiche, nonché all’ansia, ai disturbi del sonno e alla depressione. In più, è probabile che Covid-19 aggravi preesistenti problematiche di salute mentale e neurologica e disturbi da uso di sostanze e limiti l’accesso per coloro che hanno bisogno di servizi.
In molti paesi, i servizi di salute mentale nella comunità hanno smesso di funzionare. Tuttavia, oltre il 20% degli adulti di età superiore ai 60 anni ha condizioni mentali o neurologiche sottostanti: essi rappresentano una elevata percentuale delle persone con grave malattia da Covid-19. Le strutture di assistenza a lungo termine per le persone con condizioni problematiche di salute mentale (ad esempio ospedali psichiatrici e residenze per le persone con demenza) sono luoghi in cui le infezioni possono essere particolarmente difficili da controllare. La cura e la protezione dei diritti umani dei residenti in tali strutture devono far parte di qualsiasi risposta all’emergenza di salute pubblica.

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