IL RUOLO DEL CERVELLETTO NELLE DIPENDENZE

Il cervelletto potrebbe avere una funzione più importante di quanto ritenuto finora. Stando a uno studio su Science, infatti, sembra influenzare la socialità e la tendenza a sviluppare dipendenze.
Questa regione sembra avere un ruolo di rilievo anche nel regolare la socialità e comportamenti di dipendenza. Oggi, i ricercatori, guidati da Ilaria Carta presso l’Albert Einstein College of Medicine nello stato di New York, hanno confermato questo dato, mostrando quali sono i circuiti cerebrali responsabili. Il risultato è stato ottenuto su animali tramite analisi di risonanza magnetica cerebrale (Mri).

Posizionato nella parte posteriore del cervello, il cervelletto controlla e regola i movimenti corporei. Ricerche recenti hanno messo in luce che questa regione potrebbe avere una funzione anche in altri processi cognitivi ed emozionali. Il cervelletto, inoltre, sembra essere coinvolto anche nei disturbi dello spettro autistico, nella schizofrenia e in problemi associati a comportamenti sociali anomali. Tuttavia, i meccanismi con cui questo avviene non sono conosciuti.

Diversi studi, ad esempio, hanno mostrato, tramite risonanza magnetica, che nel cervello di ex tossicodipendenti il cervelletto si attivava maggiormente alla vista di oggetti collegati alla dipendenza, come una siringa. Quanto più aumentava la risposta cerebrale, inoltre, tanto maggiore era la probabilità che questi individui ricadessero nella dipendenza. Questi studi, inoltre, ipotizzano che il cervelletto sia implicato nel rilascio del neurotrasmettitore dopamina, collegata ai percorsi cerebrali della ricompensa, che ha una parte nello sviluppo di una dipendenza.

Partendo da questi dati, i ricercatori hanno voluto approfondire, su topi, l’attività di questa regione del cervello con particolare attenzione alla dipendenza e alle interazioni sociali.

I ricercatori hanno scoperto che c’è un collegamento diretto fra il cervelletto e un’area vicina, chiamata area tegmentale ventrale (Vta). Gli autori, infatti, hanno osservato che la stimolazione dei neuroni del cervelletto attiva l’area Vta e in certi casi porta a comportamenti di dipendenza. I neuroni di questa regione producono e rilasciano la dopamina, che agisce regolando la gratificazione e la sensazione di piacere. L’area Vta, inoltre, è responsabile del trasferimento della dopamina alla corteccia prefrontale, la regione anteriore e frontale del cervello, coinvolta nella pianificazione e nel controllo dei comportamenti nell’espressione della personalità e in molti altri processi cognitivi ed emozionali.

La dopamina è associata all’accensione dei circuiti cerebrali legati alla ricompensa, dunque al piacere. Per questa ragione, una volta avvenuta la scarica (il rilascio) della dopamina, si apprende che quel comportamento è gratificante e si tende a ripeterlo. Anche in questo caso, gli animali erano propensi a mettere in atto più volte azioni che ricordavano essere associate ad una ricompensa.“Questo risultato suggerisce che il cervelletto gioca un ruolo nei comportamenti legati alla dipendenza”, sottolinea il neuroscienziato e psichiatra Kamran Khodakhah, che ha coordinato lo studio.

I ricercatori hanno studiato anche la funzione del cervelletto nella socialità. Anche in questo caso, si attiva il percorso cerebrale che collega il cervelletto con l’area tegmentale ventrale: pertanto, spiegano gli autori, anomalie o interferenze biologiche in questo percorso potrebbero essere uno degli elementi che contribuisce allo sviluppo di disturbi come l’autismo.

I risultati mettono in luce alcuni dei meccanismi con cui il cervelletto contribuisce a processi cognitivi ed emozionali e non solo al controllo dei movimenti. Il prossimo passo, concludono i neuroscienziati, sarà quello di analizzare meglio e manipolare nel modello animale questo network cerebrale per studiare la possibilità di trattamenti per prevenire la dipendenza e le ricadute.

Cerebellar modulation of the reward circuitry and social behavior
Ilaria Carta, Christopher H. Chen1, Amanda L. Schott, Schnaude Dorizan, Kamran Khodakhah
Science 18 Jan 2019

Questa voce è stata pubblicata in DIPENDENZA DA SOSTANZE PSICOATTIVE. Contrassegna il permalink.