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	<title>DIPENDENZE COMPORTAMENTALI Archivi - CESDA</title>
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	<description>centro studi e documentazione su dipendenze e aids</description>
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	<title>DIPENDENZE COMPORTAMENTALI Archivi - CESDA</title>
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		<title>Dipendenza da videogiochi</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/06/18/dipendenza-da-videogiochi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 06:06:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GAMING]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza]]></category>
		<category><![CDATA[gaming]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando il gioco diventa eccessivo e difficile da controllare, può trasformarsi in una vera e propria dipendenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/06/18/dipendenza-da-videogiochi/">Dipendenza da videogiochi</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="isSelectedEnd">I videogiochi sono una delle attività preferite dagli adolescenti. Per molti rappresentano un passatempo divertente e un modo per socializzare. Tuttavia, <strong>quando il gioco diventa eccessivo e difficile da controllare, può trasformarsi in una vera e propria dipendenza</strong>, con possibili conseguenze sulla salute e sul benessere.</p>
<p>Riprendiamo un recente studio condotto in Cina e pubblicato da JMIR Publications (Advancing Digital Health &amp; Open Science).<strong> La ricerca ha coinvolto oltre 2.000 studenti delle scuole medie ed ha analizzato il rapporto tra dipendenza dai videogiochi e “<em>flourishing</em></strong>”, un <strong>concetto che indica il benessere complessivo della persona</strong>. Il <em>flourishing</em> comprende cinque aspetti fondamentali: felicità e soddisfazione di vita, salute mentale e fisica, senso della vita e degli obiettivi, carattere e valori morali, e qualità delle relazioni sociali.</p>
<p class="isSelectedEnd">I ricercatori hanno scoperto che <strong>non tutti i generi di videogiochi sono associati agli stessi rischi.</strong> In particolare, la dipendenza dai giochi di azione e avventura è risultata collegata a livelli più bassi di benessere in tutte le aree considerate. Anche la dipendenza dai giochi MOBA (come quelli basati su sfide di squadra online) è stata associata a una riduzione del senso di scopo nella vita e di alcune qualità legate al carattere. I giochi di simulazione e sandbox, invece, sono stati associati a peggiori condizioni di salute mentale e fisica e a relazioni sociali meno soddisfacenti.</p>
<p class="isSelectedEnd">Al contrario, la dipendenza da altri generi, come giochi sportivi, strategici, casual, di ruolo, non ha mostrato associazioni significative con il benessere generale.</p>
<p>Secondo gli autori, questi risultati suggeriscono che il<strong> rischio legato alla dipendenza da videogiochi dipende anche dal tipo di gioco utilizzato.</strong> Per questo motivo, genitori, educatori e decisori politici dovrebbero prestare particolare attenzione ai generi che sembrano avere un impatto più negativo sul benessere degli adolescenti, promuovendo al tempo stesso un uso equilibrato e consapevole dei videogiochi.</p>
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		<title>L&#8217;importanza di riconoscere i disturbi alimentari in età precoce</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/06/17/limportanza-di-riconoscere-i-disturbi-alimentari-in-eta-precoce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 06:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBI COMPORTAMENTO ALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli insegnanti si trovano sempre più frequentemente a essere le prime persone a riconoscere i segnali di disagio</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/06/17/limportanza-di-riconoscere-i-disturbi-alimentari-in-eta-precoce/">L&#8217;importanza di riconoscere i disturbi alimentari in età precoce</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="0" data-end="497">Un articolo del Washington Post riprende uno sondaggio somministrato agli insegnanti delle scuole primarie in Inghilterra relativo alla casistica dei disturbi alimentari tra i propri alunni.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="0" data-end="497"><strong>L’articolo sottolinea l’importanza fondamentale di individuare e trattare precocemente i disturbi alimentari nei bambini per favorire una guarigione efficace e duratura.</strong> L’autrice, Laetitia Beaujard-Ramoo, commenta i risultati secondo cui quasi la metà degli insegnanti delle scuole primarie in Inghilterra ha osservato casi di disturbi alimentari tra i propri alunni. Sebbene il dato sia allarmante, per chi lavora nei servizi clinici e riabilitativi non rappresenta una sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="499" data-end="1023">Secondo l’autrice,<strong> i bambini manifestano segnali di disturbi alimentari a un’età sempre più precoce.</strong> Quando arrivano all’attenzione dei servizi specialistici, le loro condizioni sono spesso già più gravi, complesse e difficili da trattare. <strong>Questa tendenza è attribuita a diversi fattori:</strong> <strong>la crescente influenza dei social media, che alimentano preoccupazioni legate all’immagine corporea; bisogni emotivi non soddisfatti, aggravati dalle conseguenze della pandemia, e un sistema sanitario che spesso interviene troppo tardi.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1025" data-end="1572"><strong>Gli insegnanti si trovano sempre più frequentemente a essere le prime persone a riconoscere i segnali di disagio.</strong> Tuttavia, non essendo professionisti della salute, molti si sentono impreparati ad affrontare queste situazioni. Ne deriva un d<strong>ivario significativo tra l’identificazione precoce del problema e l’avvio di un intervento adeguato.</strong> Per questo motivo, l’autrice sostiene l’approvazione di una proposta di legge che renderebbe obbligatoria la formazione sui disturbi alimentari per il personale scolastico e altri operatori in prima linea.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1882" data-end="2211" data-is-last-node="" data-is-only-node="">In conclusione, viene ribadita <strong>la necessità di una maggiore collaborazione tra scuole, servizi territoriali, medicina di base e strutture specialistiche</strong>. I disturbi alimentari rappresentano una sfida sociale e sanitaria di grande rilevanza e intervenire precocemente è essenziale per proteggere la salute e il futuro dei giovani.</p>
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		<item>
		<title>Social media e meccanismi di attivazione</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/06/12/social-media-e-meccanismi-di-attivazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 06:50:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[social e dipendenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più che una dipendenza in senso patologico, l’uso dei social media potrebbe essere paragonato al desiderio di interazione con gli altri, un bisogno che, se frustrato, può generare stati di tensione e ansia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/06/12/social-media-e-meccanismi-di-attivazione/">Social media e meccanismi di attivazione</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph normal ng-star-inserted" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="0">L’uso dei social media è una componente pervasiva della modernità; in Italia, il report Digital 2025 indica una media di </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="121">141 minuti giornalieri</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="143"> trascorsi su queste piattaforme. Un articolo sul sito <em>psicoattivo</em> spiega come i social riescono così efficacemente a catturare l&#8217;attenzione degli utenti e come la ricerca può aiutare nell&#8217;individuazione di utilizzi più consapevoli.  </span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: left;" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="175">Una recente ricerca psicofisiologica &#8211; Wadsley e Ihssen (2025) &#8211; ha analizzato l’i<strong>mpatto di Instagram</strong>, evidenziando come brevi sessioni inducano un’</span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="297">attivazione &#8220;appetitiva&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="321"> caratterizzata da una forte immersione attentiva.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: left;" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="370">Monitorando la<strong> frequenza cardiaca e la conduttanza cutanea</strong>, dallo studio emerge che, durante la navigazione, l&#8217;utente è biologicamente catturato dai contenuti emotivamente rilevanti.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" data-start-index="583"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="583">Il dato più sorprendente emerge però alla disconnessione, quando i parametri fisiologici segnalano una chiara </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="693">reazione avversiva di stress</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="721">, simile a una micro-astinenza.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" data-start-index="583">Questa evidenza potrebbe suggerire che i social media rispondano a un bisogno umano fondamentale: la connessione sociale (Baumeister &amp; Leary, 1995).<b class="ng-star-inserted" data-start-index="753"> Più che una dipendenza in senso patologico, l’uso dei social media potrebbe essere paragonato al desiderio di interazione con gli altri, un bisogno che, se frustrato, può generare stati di tensione e ansia.</b></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" data-start-index="583"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1107">Tale meccanismo è sostenuto dal </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1141">sistema mesolimbico</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1160">, dove la dopamina regola la motivazione verso gratificazioni rapide e intermittenti, come notifiche e &#8220;like&#8221; imprevedibili.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" data-start-index="583"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1160">&#8220;Questo tipo di ricompensa imprevedibile è particolarmente potente nel favorire comportamenti compulsivi, analogamente a quanto accade nella dipendenza da sostanze (Robinson &amp; Berridge, 2008). Infatti, le droghe d’abuso, così come i social media, possono portare a una sensibilizzazione del sistema dopaminergico, rafforzando il desiderio di ripetere l’esperienza e riducendo la capacità di controllo cognitivo sulle proprie abitudini. </span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" data-start-index="583"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1160">Tuttavia, mentre le sostanze alterano direttamente la neurochimica cerebrale, i social media soddisfano bisogni sociali profondamente radicati, rendendo la distinzione tra uso normale e problematico più sfumata e complessa da definire&#8221;.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" data-start-index="1284"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1418">In conclusione per promuovere un benessere digitale, l&#8217;autore suggerisce approcci come il </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1497">&#8220;mindful social media use&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1523"> — un uso deliberato e riflessivo — o l&#8217;adozione di limiti temporali e tecniche di blocco durante le ore di lavoro.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" data-start-index="1284"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1637">Infine, potenziare le </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1661">relazioni offline</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1678"> può rappresentare una efficace compensazione del bisogno di connessione sociale.</span></div>
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			</item>
		<item>
		<title>La Carta di Genova 2026</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/06/03/la-carta-di-genova-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 06:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[Carta di Genova]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità terapeutiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Symposium internazionale promosso da World federation of therapeutic communities, Fondazione Ceis Genova e Federazione italiana comunità terapeutiche si è concluso con un documento finale: la Carta di Genova 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/06/03/la-carta-di-genova-2026/">La Carta di Genova 2026</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo aver ripreso dalle pagine di VITA il percorso di preparazione al Symposium internazionale delle comunità terapeutiche, oggi l’attenzione si concentra sul risultato di quel confronto mondiale.<br />
<strong>Il Symposium internazionale promosso da World federation of therapeutic communities, Fondazione Ceis Genova e Federazione italiana comunità terapeutiche si è concluso con un documento finale: la Carta di Genova 2026.</strong><br />
Si è raccolto il <strong>pensiero strategico che guiderà nei prossimi 10 anni l&#8217;evoluzione delle comunità terapeutiche</strong>: queste le parole di Enrico Costa, vicepresidente di WFTC e presidente Ceis Genova.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Per tre giorni Genova è difatti diventata il centro mondiale del confronto sulle dipendenze, ospitando delegati provenienti dai cinque continenti, operatori sociosanitari, studiosi e rappresentanti del Terzo settore. Dal lavoro comune è emersa una convinzione forte: <strong>le comunità terapeutiche devono “uscire dalle proprie mura” per aprirsi ai territori, alle famiglie e alla società civile.</strong> La cura, sottolinea la Carta, non può più essere pensata come un percorso separato dalla vita quotidiana delle persone, ma deve coinvolgere l’intera comunità.</p>
<p class="isSelectedEnd" style="text-align: justify;">Il documento richiama anche<strong> le nuove sfide sociali</strong> che stanno trasformando il fenomeno delle dipendenze: dall’aumento delle dipendenze comportamentali all’isolamento sociale, dai traumi intergenerazionali agli effetti delle innovazioni tecnologiche. Di fronte a questi cambiamenti, le comunità terapeutiche riaffermano<strong> il valore di modelli basati sulla dignità della persona, sulla responsabilità condivisa e sul diritto universale alla salute.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei passaggi più significativi della Carta riguarda <strong>il contrasto allo stigma. “Il cambiamento è sempre possibile”,</strong> si legge nel testo, che ribadisce come nessuna persona debba essere definita dalla propria dipendenza o esclusa dai percorsi di cura e reinserimento.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;azzardificazione della realtà: i prediction market</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/05/31/lazzardificazione-della-realta-i-prediction-market/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 May 2026 06:50:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[prediction market e gioco d'azzardo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cesda.net/?p=31910</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’emergere dei prediction market, come le piattaforme americane di Polymarket e Kalshi, segna un passaggio cruciale dalla gamification alla gamblification (o "azzardificazione") della realtà. Mentre la prima applica meccaniche ludiche a contesti non ludici, la gamblification trasforma ogni evento del mondo reale in una scommessa binaria, rendendo l'azzardo il paradigma chiave della contemporaneità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/05/31/lazzardificazione-della-realta-i-prediction-market/">L&#8217;azzardificazione della realtà: i prediction market</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="0">I <em>prediction market</em> non vendono l&#8217;emozione di vincere ma l&#8217;illusione di sapere su cosa puntare. E&#8217; questo uno dei nodi che sviluppa</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="0"> Michele Marangi &#8211; professore associato all’Università eCampus, Dipartimento di studi umani e sociali &#8211; in un interessante articolo sul sito Il Tascabile.</span></div>
<div style="text-align: justify;" data-start-index="0"></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="0"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="0">L’emergere dei </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="15">prediction market</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="32">, come le piattaforme americane di Polymarket e Kalshi, segna un passaggio cruciale dalla </span><strong><i class="ng-star-inserted" data-start-index="94">gamification</i></strong><span class="ng-star-inserted" data-start-index="106"> alla </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="112">gamblification</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="126"> (o &#8220;azzardificazione&#8221;) della realtà</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="162">. Mentre la prima applica meccaniche ludiche a contesti non ludici, la gamblification trasforma ogni evento del mondo reale in una scommessa binaria, rendendo l&#8217;azzardo il paradigma chiave della contemporaneità</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="372">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="373"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="373"><strong>La trasformazione più radicale riguarda la percezione dell&#8217;informazione</strong>. Questi mercati non sono semplici strumenti di previsione, ma vere e proprie </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="522">&#8220;slot machines per monetizzare l&#8217;incertezza&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="566">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="373"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="566"> L&#8217;elemento più insidioso è che l&#8217;</span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="601">&#8220;azzardo si traveste da epistemologia&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="639">, vendendo agli utenti l&#8217;</span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="664">&#8220;illusione di sapere&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="685">: chi scommette crede di compiere un&#8217;analisi informata, mentre in realtà sta partecipando a un sistema di </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="791">&#8220;addiction by design&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="812"> progettato per creare dipendenza e trattenere l&#8217;utente in uno stato di sospensione</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="895">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="896"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="896">Secondo Marangi, questo sistema genera diversi effetti negativi profondi:</span></div>
<ul class="ng-star-inserted" style="text-align: justify;">
<li class="paragraph list-item normal ng-star-inserted" data-start-index="970"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="970">Speculazione sulle catastrofi:</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1000"> qualsiasi tragedia, dagli incendi alle epidemie, diventa un asset scambiabile, alimentando una cinica </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1103">&#8220;gamification of disaster&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1129">.</span></li>
<li class="paragraph list-item normal ng-star-inserted" data-start-index="1130"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1130">Asimmetria e Insider Trading:</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1159"> contrariamente al mito della &#8220;saggezza della folla&#8221;, i mercati sono dominati da grandi scommettitori (&#8220;balene&#8221;) e attori con accessi privilegiati alle informazioni. Il risultato è un ambiente in cui </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1359">&#8220;la folla paga il conto a una minoranza informata&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1409">.</span></li>
<li class="paragraph list-item normal ng-star-inserted" data-start-index="1410"><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1410">Distorsione della realtà:</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1435"> quando le quote vengono trasmesse dai media come dati di fatto, il mercato cessa di osservare la realtà e inizia a produrla, diventando una </span><b class="ng-star-inserted" data-start-index="1576">&#8220;profezia che si autoavvera&#8221;</b><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1604"> che orienta percezioni e comportamenti</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1643">.</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1643"> In casi estremi, nascono incentivi economici per manipolare fisicamente la realtà pur di vincere una scommessa</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1755">.</span></li>
</ul>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="1756"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1756">Infine, la gamblification erode il terreno comune della società: la realtà smette di essere uno spazio di interpretazione condivisa e diventa una sequenza di eventi binari su cui prendere posizione individuale</span><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1965">.</span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="1756"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1965"><strong>Ma chi sono le persone più a rischio nell’uso in questa tipologia di <em>gamblification </em></strong>si domanda Marangi<i>? </i> &#8220;<strong>Non i giocatori patologici classic</strong>i, che perdono lo stipendio alle <em>slot</em> e, si spera, sono presi in carico dai servizi per le dipendenze. </span></div>
<div class="paragraph normal ng-star-inserted" style="text-align: justify;" data-start-index="1756"><span class="ng-star-inserted" data-start-index="1965">Il profilo prevalente è rappresentato da chi è attratto dall’idea di trasformare la propria presunta capacità di analisi in vantaggio competitivo. In un’epoca in cui il mercato del lavoro appare sempre più strutturato sulla precarietà, gli stipendi sono stagnanti e si fa fatica a intravedere le prospettive di medio e lungo termine, la speculazione sull’incertezza diffusa diventa una delle poche arene in cui sembra ancora possibile esercitare agency, misurare le proprie capacità, ottenere una ricompensa proporzionale all’impegno. È un’illusione, ma l’azzardo appare così una risposta razionale a un futuro che non promette quasi nulla&#8221;.</span></div>
<div data-start-index="1756"></div>
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		<title>Gli effetti psicologici dei farmaci dimagranti</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/05/26/gli-effetti-psicologici-dei-farmaci-dimagranti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 07:05:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBI COMPORTAMENTO ALIMENTARE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci dimagranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcuni studi si interrogano se il farmaco potrebbe spegnere non solo il “food noise”, ma anche altre forme di “rumore” legate alla ricerca compulsiva di gratificazione</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="" data-turn-id-container="86a72344-2519-4039-874c-17f2a99d96c2" data-is-intersecting="true">
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<div style="text-align: justify;"><em>Il post</em> ha pubblicato una ricerca riguardo i possibili effetti psicologici dei farmaci dimagranti, e come questi possano ridurre in alcuni casi anche emozioni, desiderio e dipendenze.</div>
<div class="contents" style="text-align: justify;">Negli ultimi anni i farmaci dimagranti a base di semaglutide, come <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Ozempic</span></span> e <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Wegovy</span></span>, hanno cambiato il modo in cui si parla di obesità, fame e dipendenze. Una delle espressioni più usate da chi li assume è <strong>“<em>food noise</em>”</strong>, il rumore mentale del cibo: un pensiero continuo, quasi ossessivo, legato al mangiare, alla fame o alla ricerca di gratificazione attraverso il cibo.<strong> Molte persone raccontano che questi farmaci abbiano ridotto drasticamente quel sottofondo costante, lasciando spazio a una sensazione di quiete mentale mai provata prima.</strong></div>
<div class="contents" style="text-align: justify;">Inizialmente questi farmaci erano stati sviluppati per il diabete, ma il loro effetto sulla perdita di peso li ha resi rapidamente diffusissimi, soprattutto negli Stati Uniti. Con l’aumento del numero di persone che li assumono, però, sono emersi anche effetti psicologici inattesi.</div>
</div>
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<section class="text-token-text-primary w-full focus:outline-none has-data-writing-block:pointer-events-none [&amp;:has([data-writing-block])&gt;*]:pointer-events-auto R6Vx5W_threadScrollVars scroll-mb-[calc(var(--scroll-root-safe-area-inset-bottom,0px)+var(--thread-response-height))] scroll-mt-[calc(var(--header-height)+min(200px,max(70px,20svh)))]" dir="auto" data-turn-id="request-WEB:662a53cc-04b9-4db7-9105-5a27bf3370f9-0" data-turn-id-container="request-WEB:662a53cc-04b9-4db7-9105-5a27bf3370f9-0" data-testid="conversation-turn-2" data-scroll-anchor="false" data-turn="assistant">
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<p style="text-align: justify;" data-start="1057" data-end="1505">Accanto alla riduzione della fame, <strong>molti pazienti descrivono infatti una sorta di appiattimento emotivo: meno entusiasmo, minore motivazione, scarso interesse per hobby e vita sociale. </strong> Non si tratta necessariamente di depressione, ma piuttosto di una diminuzione dell’intensità emotiva, come se alcune esperienze perdessero parte della loro capacità di coinvolgere.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1507" data-end="1987">Secondo diversi neuroscienziati, il fenomeno potrebbe dipendere dal modo in cui il GLP-1 agisce sui circuiti cerebrali della ricompensa. Il neuroscienziato <span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Kent Berridge</span></span> distingue da anni tra wanting, cioè il desiderio di qualcosa, e liking, il piacere che si prova nel consumarla. <strong>La semaglutide sembrerebbe ridurre soprattutto il wanting: non elimina necessariamente il piacere di mangiare, ma attenua la spinta a cercare continuamente quella ricompensa.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1989" data-end="2370">Questo meccanismo potrebbe spiegare anche<strong> l’interesse crescente verso l’uso della semaglutide per trattare dipendenze da alcol, oppioidi o comportamenti compulsivi</strong>. Alcuni studi mostrano risultati promettenti: riducendo il desiderio ossessivo, il farmaco potrebbe spegnere non solo il “food noise”, ma anche altre forme di “rumore” legate alla ricerca compulsiva di gratificazione.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2372" data-end="2620" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Resta però una questione aperta:<strong> fino a che punto ridurre il desiderio significa migliorare la salute, e quando invece rischia di impoverire la vita emotiva?</strong> È proprio su questo equilibrio sottile che la ricerca sta cercando oggi di fare chiarezza.</p>
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		<title>L&#8217;emergenza sommersa dei minori stranieri non accompagnati</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/05/13/lemergenza-sommersa-dei-minori-stranieri-non-accompagnati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 07:41:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ALCOL]]></category>
		<category><![CDATA[CANNABIS]]></category>
		<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[PREVENZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[SOSTANZE PSICOATTIVE]]></category>
		<category><![CDATA[consumo di sostanze]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’abuso di sostanze tra i minori stranieri non accompagnati emerge sempre più come un fenomeno complesso, lontano dalla semplice idea di devianza giovanile.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La tematica del consumo di sostanze tra i minori stranieri non accompagnati continua ad essere presente e problematica. Un articolo di Vita riprende uno studio del Centro studi di politica internazionale &#8211; Cespi in riferimento a &#8220;<a href="https://www.cespi.it/sites/default/files/osservatori/allegati/cespi_msna_e_dipendenze_2026.pdf" target="_blank" rel="noopener"><em>Abuso e dipendenza da sostanze psicotrope e alcol nei minori stranieri non accompagnati</em> <em>entrati nel circuito penale&#8221;.</em></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’abuso di sostanze tra i minori stranieri non accompagnati emerge sempre più come un fenomeno complesso, lontano dalla semplice idea di devianza giovanile. La ricerca mette in luce come il consumo di droghe e alcol sia spesso legato a condizioni di forte vulnerabilità, più che a scelte individuali.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="417" data-end="891">Secondo lo studio, condotto inizialmente nel Lazio, l’uso di sostanze si sviluppa soprattutto dopo l’arrivo in Italia e si configura come una <strong>forma di “auto-cura”</strong>. Molti ragazzi, segnati da traumi migratori, solitudine e difficoltà di integrazione, ricorrono a cannabis, alcol o psicofarmaci per gestire ansia, frustrazione e disagio emotivo. In questo senso,<strong> la sostanza diventa uno strumento per attenuare il dolore psicologico e costruire una sorta di rifugio temporaneo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="893" data-end="1309">I dati raccolti nei centri di accoglienza confermano la diffusione del fenomeno: <strong>oltre il 70% delle strutture segnala casi di consumo diretto, con cannabis e alcol tra le sostanze più utilizzate, seguite da farmaci e droghe più pesanti.</strong> Un quadro che riflette non solo la disponibilità di sostanze nei contesti urbani, ma anche la fragilità di questi giovani, spesso privi di reti familiari e di un supporto stabile.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="893" data-end="1309">In parallelo, emerge con forza<strong> il tema della salute mentale, che rappresenta un’emergenza spesso sommersa.</strong> Studi epidemiologici europei degli ultimi anni documentano <strong>un’alta incidenza di disturbi psichici tra questi minori:</strong> i sintomi da disturbo post-traumatico da stress raggiungono il 43%, quelli di depressione fino al 61,6% e quelli di ansia tra il 32,6% e il 38,2%. Si registra inoltre una maggiore frequenza di tentativi di suicidio rispetto ai coetanei, a conferma della profondità del disagio vissuto.</p>
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		<title>Quando il cammino diventa educazione</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/05/03/quando-il-cammino-diventa-educazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 07:28:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CARCERE]]></category>
		<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[GIOVANI]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[messa alla prova]]></category>
		<category><![CDATA[ritiro sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un'ipotesi di innovazione educativa attraverso il cammino in natura</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999"><strong>Il cammino come spinta al cambiamento.</strong> È questa l’idea alla base del progetto promosso dall’associazione <em><span class="hover:entity-accent entity-underline inline cursor-pointer align-baseline"><span class="whitespace-normal">Lunghi Cammini</span></span></em>, realtà italiana nata nel 2016 che propone percorsi educativi intensivi per adolescenti in difficoltà. Si tratta di un&#8217;esperienza ben precisa: 30 giorni di cammino, circa 600 chilometri, senza smartphone, in un rapporto uno a uno con un accompagnatore, con il supporto a distanza di un’équipe educativa.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999">Nata nel 2016 su ispirazione di esperienze già diffuse in Belgio e Francia, l’iniziativa ha l’obiettivo di <strong>offrire ai giovani un’occasione di “rottura” con il proprio contesto, favorendo riflessione, autonomia e crescita personale attraverso la fatica fisica e l’immersione nella natura.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="1604" data-end="1999">Il progetto si rivolge a giovani sia in situazioni di disagio sociale come il ritiro sociale, sia ai giovani coinvolti nel circuito penale minorile. In questo contesto, il cammino può diventare parte della <strong data-start="2184" data-end="2204">messa alla prova</strong>, uno strumento che permette ai minori autori di reato di intraprendere un percorso educativo alternativo al processo penale. Se il percorso ha esito positivo, il giudice può dichiarare estinto il reato.</p>
<p style="text-align: justify;" data-start="2952" data-end="3303">L’obiettivo non è solo “allontanare” i ragazzi da contesti problematici, ma <strong>offrire loro uno spazio per riflettere su sé stessi e sulle proprie possibilità.</strong> Come sottolinea la presidente Isabella Zuliani, il cammino “apre finestre”: permette ai giovani di scoprire risorse personali spesso inesplorate, rafforzando autostima e senso di responsabilità. <strong>Al ritorno, è fondamentale il reinserimento nel contesto educativo e sociale, per valorizzare i cambiamenti avvenuti.</strong></p>
<p style="text-align: justify;" data-start="3305" data-end="3609" data-is-last-node="" data-is-only-node="">Nonostante i risultati positivi, il progetto resta <strong>complesso da sostenere economicamente e si regge su finanziamenti privati e bandi</strong>. Si tratta però di un esempio concreto di innovazione educativa e di giustizia riparativa, capace di trasformare un percorso di difficoltà in un’occasione di ripartenza.</p>
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		<item>
		<title>I professionisti in difficoltà: dipendenze in aumento</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/13/i-professionisti-in-difficolta-dipendenze-in-aumento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 07:23:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[GAMING]]></category>
		<category><![CDATA[POLITICHE SOCIALI E SANITARIE]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripartire dall'educazione</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Arriva un<strong> campanello di allarme da una recente indagine dell&#8217;Istituto Europeo delle Dipendenze (IEuD) in merito ad una richiesta forte di supporto per la cura delle dipendenze da parte dei professionisti della materia.</strong><br />
La problematica emerge infatti da piscologi, psicoterapeuti e medici di base che si trovano ad affrontare la presa in carico di persone che soffrono di una o più dipendenze.<br />
Le dipendenze ad oggi spaziano da quelle da sostanza o comportamentali, ma anche gioco d&#8217;azzardo, gaming, sesso, dipendenze affettive etc.<br />
Le risorse e gli strumenti messi in campo non sono più sufficienti e chi lavora in questo ambito necessita un supporto reale. L&#8217;indagine in merito ha provato a identificare le difficoltà dei professionisti attraverso un questionario,<strong> sottoposto a 1.000 psicologi e psicoterapeuti di tutta Italia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un articolo di Vita riporta i risultati: <em><strong>il 61% dei professionisti dichiara di incontrare pazienti con dipendenza molto spesso; il 25% occasionalmente; il 14% raramente</strong>. Nessuno dichiara di non averli mai incontrati. Eppure <strong>solo il 35% si sente completamente preparato per trattare questi casi</strong>.</em> Non solo per gli psicoterapeuti ma anche per i medici di base sta diventando complesso fronteggiare questa realtà: &#8221; <em>i medici di medicina generale sono i primi a venire in contatto con i pazienti, ma la mancanza di formazione sul tema delle dipendenze e di chiari riferimenti specialistici a cui inviare eventualmente il paziente ne condizionano le possibilità di intervento.&#8221; </em></p>
<p style="text-align: justify;">Diventa urgente infatti investire sulla formazione e costruire reti di appoggio tra i diversi servizi e professionisti: medico di base, servizi specialistici, terapeuti anche privati, comunità terapeutiche.<br />
Emanuele Bignamini, psichiatra e psicoterapeuta, referente scientifico dello IEuD, propone di ripartire dall&#8217;educazione. &#8220;<em>Le dipendenze si strutturano nella parte sottocorticale del cervello, dove emergono le spinte emotive&#8221; spiega. &#8220;Queste vengono poi modulate dalla corteccia prefrontale – la parte più razionale – che però non genera motivazioni: le regola soltanto. Questo significa che, senza una educazione che rinforzi le capacità critiche e di autocontrollo, restiamo dipendenti dalle nostre emozioni. Perciò, <strong>tanto più una persona impara a riflettere criticamente e a non dare seguito alle spinte impulsive, tanto più sarà in grado di contenere anche le spinte che possono portare a dipendenza</strong>&#8220;.</em></p>
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		<title>Come viene raccontato il Gioco d&#8217;Azzardo</title>
		<link>https://www.cesda.net/2026/04/09/come-viene-raccontato-il-gioco-dazzardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 07:16:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DIPENDENZE COMPORTAMENTALI]]></category>
		<category><![CDATA[DISTURBO DA GIOCO D'AZZARDO]]></category>
		<category><![CDATA[gioco d'azzardo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Descrivere poi il Gioco d'Azzardo come un passatempo, uno svago, un modo per divertirsi, tende a normalizzare un comportamento che è rischioso. Nei fatti il Gioco d'Azzardo viene progettato per massimizzare il tempo di permanenza del giocatore, sfruttare il rinforzo intermittente e aggirare i meccanismi di autocontrollo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/09/come-viene-raccontato-il-gioco-dazzardo/">Come viene raccontato il Gioco d&#8217;Azzardo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;azzardo non è un argomento neutro</strong> e raccontarlo con le dovute parole serve a non sottovalutarne i rischi. E&#8217; quanto sostiene un articolo sul blog del sito <strong>S</strong><em><strong>e questo è un gioco</strong>.</em> Come prima cosa la parola &#8220;gioco&#8221; di fianco ad azzardo tradisce il fatto che si tratta di un gioco asimmetrico, dove la persona &#8220;gioca&#8221; contro il banco, che nel lungo periodo ne esce matematicamente vincitore.</p>
<p style="text-align: justify;">Descrivere poi <strong>il Gioco d&#8217;Azzardo come un passatempo,</strong> uno svago, un modo per divertirsi, tende a normalizzare un comportamento che è rischioso. Nei fatti il Gioco d&#8217;Azzardo viene &#8220;(&#8230;) progettato per massimizzare il tempo di permanenza del giocatore, sfruttare il rinforzo intermittente e aggirare i meccanismi di autocontrollo&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche termini come responsabilità e tempo sono spesso trattati in modo parziale. Giocare in maniera responsabile, secondo alcune campagne, dovrebbe tutelare i giocatori, ma se il sistema stesso è pensato e costruito per <strong>aggirare l&#8217;autocontrollo</strong> anche questa responsabilità individuale diventa una chimera.</p>
<p style="text-align: justify;">È come dire: “Se ti fai male è solo perché non sei stato attento”.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la questione del <strong>tempo dedicato al gioco</strong> è raccontata in modo inadeguato. Se &#8220;(&#8230;) nel breve periodo si può vincere; nel lungo periodo si perde sempre. Ma il lungo periodo raramente entra nel racconto mediatico, perché non fa notizia e non seduce&#8221;. Si raccontano sempre delle vincite, ma mai delle numerose perdite, che di fatto sono solo e sempre frutto di errori e debolezze individuali.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine la legalità del gioco d&#8217;azzardo. Di fatto questo è stato legalizzato dai vari Governi che si sono succeduti, che però è una cosa diversa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L<strong>a legalità riguarda il perimetro normativo, non l’impatto sociale</strong>. Molte pratiche legali possono essere dannose, e l’azzardo è una di queste quando produce dipendenza, impoverimento e disuguaglianza strutturale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione &#8220;Le narrazioni sull’azzardo non sono pericolose perché mentono apertamente, ma perché dicono abbastanza vero da sembrare innocue. Perché il problema dell’azzardo non è che qualcuno perda il controllo. <strong>Il problema è un sistema che funziona solo se qualcuno perde</strong> — e che riesce a farcelo sembrare normale&#8221;.</p>
<h3></h3>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cesda.net/2026/04/09/come-viene-raccontato-il-gioco-dazzardo/">Come viene raccontato il Gioco d&#8217;Azzardo</a> proviene da <a href="https://www.cesda.net">CESDA</a>.</p>
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