L’azzardificazione della realtà: i prediction market

In un futuro incerto l'azzardo appare una risposta razionale

L’emergere dei prediction market, come le piattaforme americane di Polymarket e Kalshi, segna un passaggio cruciale dalla gamification alla gamblification (o "azzardificazione") della realtà. Mentre la prima applica meccaniche ludiche a contesti non ludici, la gamblification trasforma ogni evento del mondo reale in una scommessa binaria, rendendo l'azzardo il paradigma chiave della contemporaneità.

data di pubblicazione:

31 Maggio 2026

I prediction market non vendono l’emozione di vincere ma l’illusione di sapere su cosa puntare. E’ questo uno dei nodi che sviluppa Michele Marangi – professore associato all’Università eCampus, Dipartimento di studi umani e sociali – in un interessante articolo sul sito Il Tascabile.
L’emergere dei prediction market, come le piattaforme americane di Polymarket e Kalshi, segna un passaggio cruciale dalla gamification alla gamblification (o “azzardificazione”) della realtà. Mentre la prima applica meccaniche ludiche a contesti non ludici, la gamblification trasforma ogni evento del mondo reale in una scommessa binaria, rendendo l’azzardo il paradigma chiave della contemporaneità.
La trasformazione più radicale riguarda la percezione dell’informazione. Questi mercati non sono semplici strumenti di previsione, ma vere e proprie “slot machines per monetizzare l’incertezza”.
L’elemento più insidioso è che l’“azzardo si traveste da epistemologia”, vendendo agli utenti l’“illusione di sapere”: chi scommette crede di compiere un’analisi informata, mentre in realtà sta partecipando a un sistema di “addiction by design” progettato per creare dipendenza e trattenere l’utente in uno stato di sospensione.
Secondo Marangi, questo sistema genera diversi effetti negativi profondi:
  • Speculazione sulle catastrofi: qualsiasi tragedia, dagli incendi alle epidemie, diventa un asset scambiabile, alimentando una cinica “gamification of disaster”.
  • Asimmetria e Insider Trading: contrariamente al mito della “saggezza della folla”, i mercati sono dominati da grandi scommettitori (“balene”) e attori con accessi privilegiati alle informazioni. Il risultato è un ambiente in cui “la folla paga il conto a una minoranza informata”.
  • Distorsione della realtà: quando le quote vengono trasmesse dai media come dati di fatto, il mercato cessa di osservare la realtà e inizia a produrla, diventando una “profezia che si autoavvera” che orienta percezioni e comportamenti. In casi estremi, nascono incentivi economici per manipolare fisicamente la realtà pur di vincere una scommessa.
Infine, la gamblification erode il terreno comune della società: la realtà smette di essere uno spazio di interpretazione condivisa e diventa una sequenza di eventi binari su cui prendere posizione individuale.
Ma chi sono le persone più a rischio nell’uso in questa tipologia di gamblification si domanda Marangi?  “Non i giocatori patologici classici, che perdono lo stipendio alle slot e, si spera, sono presi in carico dai servizi per le dipendenze.
Il profilo prevalente è rappresentato da chi è attratto dall’idea di trasformare la propria presunta capacità di analisi in vantaggio competitivo. In un’epoca in cui il mercato del lavoro appare sempre più strutturato sulla precarietà, gli stipendi sono stagnanti e si fa fatica a intravedere le prospettive di medio e lungo termine, la speculazione sull’incertezza diffusa diventa una delle poche arene in cui sembra ancora possibile esercitare agency, misurare le proprie capacità, ottenere una ricompensa proporzionale all’impegno. È un’illusione, ma l’azzardo appare così una risposta razionale a un futuro che non promette quasi nulla”.
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