MEDICI E DIPENDENZE DA SOSTANZE: APERTO IL PRIMO CENTRO ITALIANO SPECIALIZZATO

data di pubblicazione:

15 Febbraio 2016

cocaUn réportage del magazine online Linkiesta affronta un tema quasi tabù: la dipendenza da sostanze di medici e personale sanitario. L’occasione per parlarne è fornita dall’imminente apertura, presso l’ospedale  Molinette di Torino, del primo centro  in Italia (e che rappresenta la terza esperienza in tutta Europa), denominato Helper,  specializzato nella cura e nella disintossicazione  per il solo personale sanitario. Sebbene in Italia vi sia stata a ora una sola ricerca affidabile, del 2012, che ha stimato l’esistenza di 43000 professionisti con patologie da dipendenza (circa il 10% della popolazione medica), il problema della dipendenza da farmaci e da sostanze nei medici è riconosciuta come questione reale e importante da vari soggetti. Partendo dai dati più affidabili, è già noto quali sono le specializzazioni in ambito medico-sanitario più a rischio di dipendenza e di abuso da sostanze: chirurghi, anestesisti, medici di pronto soccorso, psichiatri e ginecologi. Si tratta di professioni mediche particolarmente esposte a situazioni di forte stress psico-fisico e a emergenze, quindi alla possibilità reale di burn-out. L’articolo mette in luce un ulteriore elemento, che non aggrava solo le condizioni lavorative delle professioni ricordate in precedenza, ma che riguarda trasversalmente tutti i professionisti che operano nel campo sanitario. Si tratta, in conseguenza delle politiche di tagli finanziari al settore sanitario avvenute negli ultimi anni, del peggioramento delle condizioni e dei ritmi lavorativi del personale, spesso oggettivamente costretto a operare al di là dei propri limiti psico-fisici.

In questa situazione, il ricorso a droghe performanti o al contrario a sostanze che aiutano a “staccare” la spina, diventa una possibilità concreta per una minoranza comunque significativa di professionisti socio-sanitari. E’ in questo contesto che è nata l’idea di aprire un centro composto da medici che si rivolgono a colleghi in cerca di supporto e d’aiuto per risolvere i propri problemi di dipendenza da sostanze. Afferma Tiziana Borsatti, responsabile del progettto Helper di Torino: «Nel corso della mia carriera mi hanno segnalato diversi colleghi che manifestavano problematicità», racconta Tiziana Borsatti, che ha alle spalle un’esperienza da anestesista di oltre 40 anni. «Se un collega è troppo irritabile o si addormenta in servizio perché assume psicofarmaci, tutti gli altri ne risentono. Senza dimenticare i pericoli che un medico in preda a sostanze stupefacenti comporta per i pazienti». In questo caso, se si compie un errore e si scopre che il medico aveva assunto droghe, scatta il licenziamento. «È un lavoro in cui il carico di stress è altissimo», ammette Borsatti. «Devi sempre essere perfetto e dare tutto di te. Qualsiasi emergenza ti deve andare bene, non puoi permetterti di sbagliare. Sei come il pilota: parti e devi atterrare». Anche perché il rischio di una denuncia da parte dei parenti dei pazienti è sempre dietro l’angolo. «Devi essere pronto a difenderti. È un lavoro di responsabilità, per questo se non gode del riposo giusto comporta un aumento del rischio di dipendenze».

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