ALCUNI POSSIBII LIMITI DEL DECRETO SULLA CANNABIS MEDICA

data di pubblicazione:

22 Dicembre 2015

images3La recente pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto che fissa le linee-guida sull’uso a fini terapeutici della cannabis, nonostante la maggioranza di pareri favorevoli ricevuti, non ha soddisfatto alcune rivendicazioni e principi reclamati dalle associazioni che da anni propugnano tale intervento normativo. In un commento pubblicato sul sito di Forum Droghe, Giorgio Bignami lamenta delle precise lacune contenute nel decreto, che oltre a limitare in modo poco gustificato le indicazioni terapeutiche della cannabis, prestano il fianco a ricorsi e a contestazioni legali. Scrive Bignami: “Resta la doppia limitazione alle indicazioni terapeutiche, cioè da un lato l’esclusione di diverse patologie (per es. l’epilessia resistente alle altre terapie, il Parkinson, l’Alzheimer), dall’altro, per le indicazioni ammesse, l’autorizzazione all’uso solo dopo il fallimento di altre terapie. Restano l’esclusione di estratti come olii e resine e le condizioni per le preparazioni galeniche che di fatto le mettono “fuori mercato” (v. in proposito www.farmagalenica.it). Restano le riserve sull’efficacia delle terapie (di fatto una svalutazione delle cure palliative) coniugate con un’enfasi sulla gravità degli effetti collaterali, così da sminuire sostanzialmente il reale rapporto beneficio/rischio. Resta il divieto di guida per almeno 24 ore dall’ultimo trattamento: un divieto che pur giustificabile in forma più blanda, cozza sia con la pericolosità relativamente bassa della guida sotto l’effetto della cannabis, a meno di una associazione con alcolici e/o altre droghe “dure” (cfr. la seconda edizione del 6° Libro bianco sulla legge sulle droghe su www.fuoriluogo.it) , sia col fatto che da sempre si ignora il ben documentato rischio della guida sotto l’effetto di psicofarmaci. Infine le disposizioni del decreto nel loro insieme configurano un “farmacoligopolio” sotto il controllo del Ministero della salute e dell’Agenzia per il farmaco (AIFA): sia sulle produzioni dello Stabilimento chimico-farmaceutico militare, l’unico per il momento autorizzato, sia sugli acquisti all’estero.”

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