HIV-AIDS NON DIMINUISCE IL NUMERO DELLE NUOVE INFEZIONI

data di pubblicazione:

1 Dicembre 2015

COANegli ultimi tre anni il numero delle persone che hanno scoperto d’aver contratto il virus è rimasto sostanzialmente stabile, così come quello dei casi di malattia conclamata. Più colpiti i giovani tra 25 e 29 anni, soprattutto maschi.
Nel 2014 in Italia 3.695 persone hanno scoperto d’aver contratto l’Hiv, con un’incidenza di 6,1 nuovi casi di sieropositività ogni 100 mila residenti; dati che ci collocano al dodicesimo posto nell’Unione europea.
Sono cifre comunicate dal Centro operativo Aids (Coa) dell’Istituto superiore di sanità, che ogni anno pubblica un fascicolo del proprio notiziario sull’aggiornamento dei due flussi di sorveglianza: quello delle nuove diagnosi di Hiv e quello dei casi di Aids.

L’infezione da Hiv. L’incidenza delle persone che hanno scoperto di essere Hiv positive nel 2014, fa notare l’Istituto, non mostra particolari variazioni rispetto ai tre anni precedenti. Le Regioni che l’anno scorso hanno mostrato un’incidenza più alta sono state il Lazio, la Lombardia e l’Emilia-Romagna; la più bassa si è invece registrata in Calabria.
Il virus colpisce in larga maggioranza gli uomini: ben il 79,6% dei casi nel 2014; al contrario, continua a diminuire l’incidenza delle nuove diagnosi nelle donne. L’età media per i primi è di 39 anni, mentre è di 36 anni per le donne. La fascia di età più colpita, è quella delle persone di 25-29 anni (15,6 nuovi casi ogni 100 mila residenti).

Le principali modalità di trasmissione del virus sono risultati i rapporti sessuali non protetti , con l’84,1% di tutte le segnalazioni; come accade ormai da quattro anni a questa parte, in larga misura si tratta di maschi che fanno sesso con altri maschi (40,9%), mentre i maschi eterosessuali sono il 26,3% e il 16,9% le femmine eterosessuali.

Quanto alla nazionalità, una persona sieropositiva su quattro (27,1%) risulta essere straniera. L’incidenza, infatti, è stata nel 2014 di 4,7 nuovi casi su 100 mila residenti tra gli italiani e di 19,2 su 100 mila tra gli stranieri residenti. Più in dettaglio, le incidenze più alte tra stranieri sono state osservate in Lazio, Campania, Sicilia e Molise. Tra gli stranieri, la quota maggiore di casi è costituita da eterosessuali femmine (36%), seguita dal 27% degli eterosessuali maschi, mentre tra gli italiani la proporzione maggiore è quella dei maschi che fanno sesso con maschi (49%), seguita dal 26% di eterosessuali maschi.

Sempre nel 2014, il 53,4% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv è stato diagnosticato con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350cell/μL. Rispetto al 2013, comunque, questa percentuale sembra in diminuzione, visto che allora era del 57,6%. In Umbria e nella Provincia autonoma di Trento l’esecuzione del test di avidità anticorpale (che permette con una buona approssimazione di identificare le infezioni recenti) ha evidenziato che il 17,5% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv ha verosimilmente contratto l’infezione nei sei mesi precedenti la prima diagnosi di positività.

Quanto alle ragioni che hanno indotto le persone a eseguire il test, un nuovo sieropositivo su quattro (26,4%) nel 2014 lo ha fatto per la presenza di sintomi correlati all’infezione; uno su cinque (21,6%) dopo un comportamento a rischio non individuato; uno su dieci (10,1%) in seguito ad accertamenti per altre malattie; il 6,5% per controlli di routine eseguiti in Sert, Comunità di accoglienza o carcere; il 2,8% a seguito di una diagnosi d’infezione sessualmente trasmessa; il 2,7% per controlli legati alla riproduzione sia nella donna sia nel partner (gravidanza, parto, interruzione volontaria della gravidanza, procreazione medicalmente assistita); il 2,1% dopo la scoperta della sieropositività del partner; l’1,5% in occasione di un ricovero ospedaliero; l’1,4% nell’ambito dello screening precedente alla donazione di sangue.

L’Aids conclamato. Dall’inizio dell’epidemia (1982) a oggi in Italia sono stati segnalati oltre 67 mila casi di Aids, di cui circa 43 mila sono deceduti.
L’anno scorso sono stati diagnosticati 858 nuovi casi, pari a un’incidenza di 1,4 per 100 mila residenti, stabile negli ultimi tre anni. Sostanzialmente stabile intorno al 23-25% anche, nell’ultimo decennio, la proporzione di casi di Aids tra le donne adulte.
Nel tempo, invece, è diminuita la proporzione delle persone che alla diagnosi presentano un’infezione fungina, mentre è aumentata quella di coloro che presentano un’infezione virale o un tumore. Diminuiscono, comunque, i decessi di persone con Aids.
Nel 2014, poco meno di un quarto delle persone con Aids conclamato ha seguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi; una percentuale bassa, determinata dal fatto che una quota crescente di persone Hiv positive non sa di esserlo: non per caso, tra il 2006 e il 2014 sono aumentate le persone che arrivano all’Aids conclamato ignorando la propria sieropositività, passando dal 20,5% al 71,5%.
Da uno studio condotto su 12 Centri di malattie infettive rappresentativi della realtà italiana, infine, risulta che in Italia il 90,9% delle persone diagnosticate con infezione da Hiv è seguito presso i Centri; di questi, il 92,6% è in terapia antiretrovirale e di questi ultimi l’85,4% ha raggiunto la soppressione virale.

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