DIMINUZIONE DELLA PRODUZIONE DI COCA: IL CASO BOLIVIANO

data di pubblicazione:

4 Settembre 2015

images2.duckduckgo.comAnche l’ONU certifica il calo di produzione di coca in Bolivia, da sempre fra i principali produttori mondiali della sostanza. Nel 2014, per il quarto anno consecutivo, la produzione annuale di coca è infatti scesa (-11% rispetto al 2013), confermando i progressi registrati nel Paese andino. Uno degli aspetti più interessanti della notizia riguarda il contesto geo-politico in cui si inserisce. Infatti, in Bolivia, a partire dall’avvento alla Presidenza di Evo Morales, primo Presidente indio, ex sindacalista proprio dei cocaleros boliviani, è cominciata nel 2006 una diversa politica anti-droga. L’approccio di Morales è così sintetizzabile: incentivi governativi alla riduzione della coltivazione di coca (con appositi programmi di riconversione dei terreni), lotta al narco-traffico, ma contrasto al paradigma proibizionista e all’azione delle agenzie anti-droga nord-americane, accusate di corruzione e considerate inefficenti.  Proprio le dichiarazioni contro le agenzie anti-droga e i programmi militari anti-droga (come quelli attuati con scarso successo in Colombia dalla fien degli anni ’90) sono al centro di una contrapposizione politica e diplomatica con gli USA che non accenna a diminuire. Al di là degli scontri ideologici, i risultati conseguiti dal governo boliviano sul fronte della riduzione di coca, appaiono interessanti.

Nel 2014 nel paese c’erano 20.400 ettari di coltivazioni della pianta da cui viene prodotta la cocaina, con un calo di oltre un terzo – pari a circa 15 mila campi di calcio, dal 2010, ha detto il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite che si occupa di droga e crimini in Bolivia, Antonino de Leo. Secondo Morales, i dati mostrano che la guerra alla droga condotta dagli americani in America Latina ha ottenuto meno risultati del suo governo, che ha consentito la coltivazione limitata della coca e ha aiutato i contadini a sviluppare colture alternative. “Combattere una guerra alla droga su basi militari non è la soluzione, come abbiamo visto in alcuni paesi dove sono gli ufficiali americani a condurre la lotta alla droga”, ha detto Morales facendo riferimento in particolare alla Colombia, che dal 1999 ha ricevuto 9 miliardi di dollari dagli Stati Uniti per combattere la cocaina e ha invece visto aumentare le coltivazioni del 44% solo lo scorso anno. Attualmente la Bolivia consente una produzione legale di coca su una superficie di 12 mila ettari, che Morales, ex campesino a coltivatore proprio della pianta proibita, vorrebbe far salire a 20 mila. Morales ha fatto della questione una priorità assoluta del mandato, scontrandosi perfino con l’Onu e ottenendo nel 2013 l’autorizzazione alla coltivazione per scopi medicinali.”

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