INFORMAZIONE E SOSTANZE: UNA RIFLESSIONE DI ROBERTO GATTI

data di pubblicazione:

28 Agosto 2015

cocoLe due morti di giovani avvenute a fine luglio, a breve distanza l’una dall’altra, per cause legate all’assunzione di sostanze illegali, hanno monopolizzato per alcuni giorni l’attenzione dei mass-media sul fenomeno droga. Accanto ad analisi e approfondimenti seri e scientifici, in alcuni casi si è assistito a prese di posizione e a polemiche per molti aspetti superficiali e di taglio sensazionalistico. Per contestualizzare e comprendere i motivi per i quali parte dei mass-media hanno alimentato analisi e proposte superficiali su questi tragici fatti, il commento di Roberto Gatti, medico e psicoterapeuta del Dipartimento Dipendenze di Milano, aiuta a fare il punto. Gatti ipotizza che l’informazione sulle droghe adotti strategie comunicative in parte diverse dal passato, che riflettono la mutata percezione delle droghe nella nostra società. Accanto a questo elemento, Gatti cita anche gli enormi cambiamenti nell’offerta di sostanze, che in un certo senso normalizzano e modificano in modo complesso il senso comune dell’uso e dell’abuso di sostanze legali e illegali, influenzando anche la comunicazione mainstream.

Afferma Gatti: “Nel frattempo, noto, che stiamo rapidamente passando, almeno a livello comunicativo, da una situazione in cui il drogato era un malato, per definizione, ad un’altra in cui si mette in dubbio che addirittura la tossicodipendenza sia una malattia. I risultati sono, al momento, imprevedibili perché, invece, si classificano come patologie molte forme legate a comportamenti che non prevedono l’uso di droghe (dal gioco d’azzardo, allo shopping compulsivo, alla dipendenza da internet, ecc.). Rimane preoccupante, tuttavia, che l’analisi di un problema che, ripeto, è collettivo (non solo di chi usa droghe), sia così legata a singoli eventi tragici o a pronunciamenti che riguardano scelte politiche relative alla legalizzazione di una sostanza che, per quanto usata, è solo una della tante, legali o illegali che siano. Il problema collettivo, infatti, non è dato dalle situazioni che normalmente sono in grado di attivare le cronache, ma dal fatto che esistono ormai più mercati in competizione che vedono nello sviluppo dell’uso di sostanze (illegali ma anche legali) a scopo ricreativo, modulante, dopante ecc. la loro principale risorsa. Non escludo che l’insieme di interessi che si legano all’operare di questi mercati sia la determinante principale di analisi molto superficiali e non esaustive che, comunque, di volta in volta, sono in grado di far comprendere solo una parte della questione: spesso nemmeno la più importante. Se è, quindi, vero che l’uso di droghe (legali o illegali) fa parte della storia dell’uomo, ciò che fa la differenza, oggi rispetto al passato, è la trasformazione delle stesse in beni di consumo con produttori e distributori che, attuando tecniche promozionali assolutamente simili a quelle utilizzate per questo tipo di beni, sono in grado di amplificare nei singoli e nella collettività, bisogni che non avrebbero ragione di esistere. Contemporaneamente la popolazione generale ed i suoi rappresentanti politici continuano a pensare che la questione abuso di sostanze abbia a che fare con qualcosa di molto meno strutturato e, di conseguenza, sia “culturalmente” che a livello di dibattito politico la ricerca di possibili soluzioni al problema, con buona fede di tutti, viene molto semplificata e le misure conseguenti risultano spesso inefficaci o addirittura controproducenti.”

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