UNO STUDIO LOMBARDO METTE IN DUBBIO I DATI SULLA PREVALENZA A LIVELLO MONDIALE DELL'ADHD

data di pubblicazione:

19 Aprile 2015

index2Da tempo è in atto una disputa scientifica attorno all’ADHD (disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività), sindrome che se ha già una lunga storia clinica negli USA, è conosciuta da molto meno in Europa e in Italia. Tuttavia, negli ultimi 15 anni l’ADHD è divenuta al centro, anche in Europa, dell’attenzione scientifica e mediatica. In parallelo all’incremento di diagnosi a bambini in età scolastica di ADHD, sta negli ultimi anni aumentando la tendenza a somministrare psicofarmaci come il Ritalin, in caso di diagnosi di iperattività. Se l’uso di Ritalin e di altri psicofarmaci per la cura dell’ADHD è estremamente diffuso da decenni negli USA, in Europa ciò ha provocato in alcuni casi resistenze e levate di scudi, anche in ambito scientifico.

L’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano ha condotto un’indagine a partire dai dati del Registro lombardo, che mette in dubbio le statistiche sulla prevalenza di ADHD in Italia. “I dati estrapolati dai ricercatori dell’Istituto Mario Negri inoltre smentiscono quella che è la prevalenza mondiale dell’Adhd, stimata intorno al 5,9 % nei bambini e adolescenti tra i 5 e 17 anni, secondo i dati in letteratura. La ricerca condotta in Lombardia con metodi diagnostici più specifici e affinati, mostra infatti come questo tasso sia ben quindici volte più basso, rispetto la media mondiale. I bambini lombardi con questo disturbo sarebbero circa il 3,5 per mille come riporta lo studio pubblicato sulla rivista Ricerca&Pratica e condotto da Maurizio Bonati, responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica dell’IRCCS Mario Negri di Milano e responsabile del Registro regionale. Il maggior pericolo della sopravvalutazione della patologia è, com’è facile immaginare, l’abuso nella prescrizione di psicofarmaci e il ricorso a errate terapie”.

In Lombardia solo il 15% dei bambini a cui è stata diagnosticata la sindrome ha ricevuto un trattamento psicofarmacologico, mentre la quasi totalità uno psicologico. Risulta invece diversa la situazione americana, dove nel 2011 a circa l’11% dei bambini era stata diagnosticata la sindrome, con l’80% di trattamento farmacologico.

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