RELAZIONE ANNUALE ANTI-MAFIA: IL FALLIMENTO DELLE POLITICHE ANTIDROGA (2a PARTE)

data di pubblicazione:

10 Aprile 2015

FARMACONSUMINei capitoli seguenti, il rapporto si sofferma sulla situazione italiana, in particolare rispetto ai consumi e ai sequestri di cannabis, eroina, cocaina e delle altre principali sostanze psicoattive; sulla base dei dati, viene poi fatto un bilancio dell’efficacia e del senso delle politiche antidroga italiane e globali. L’elemento principale  da rilevare sui sequestri è che, secondo la letteratura internazionale, essi sono un indicatore fondamentale della disponibilità reale sul mercato delle varie sostanze. “Nel periodo in esame –1.7.2013/30.6.2014– si registra un significativo, ma non eccezionale, aumento dei sequestri di tutte le sostanze stupefacenti, fatto salvo il dato sulla cannabis, che evidenziava un rilevantissimo picco di incremento di oltre il 120%. In particolare, cadevano in sequestri: kg 4.499 di cocaina, Kg 851 di eroina, kg 147.132 di cannabis ( di cui 109.000 di hashish, 37.151 di marijuana, 900 di piante), kg 74 di anfetaminici in polvere e 4625 in dosi dello stesso stupefacente” (p. 353). Non vi sono quindi dubbi possibili rispetto all’enorme mole di sostanze illegali disponibili sul mercato e quindi, in ultima analisi, sull’alto livello di consumi in Italia. Ad esempio, per la cannabis, sulla base dei dati dei sequestri di marijuana e hashish nell’ultimo biennio, i ricercatori stimano che per ogni cittadino italiano -compresi bambini e anziani- vi sia la disponibilità di 25-30 grammi all’anno!. Discutendo questa impressionante stima, il rapporto della DEA giunge a inedite conclusioni sull’inefficacia delle politiche proibizioniste locali e globali:

“Invero, di fronte a numeri come quelli appena visti-e senza alcun pregiudizio ideologico, proibizionista o antiproibizionista che sia- si ha il dovere di evidenziare a chi di dovere, che, oggettivamente, e nonostante il massimo sforzo profuso dal sistema nel contrasto alla diffusione dei cannabinoidi, si deve registrare il totale fallimento dell’azione repressiva (rectius: degli effetti di quest’ultima sulla diffusione dello stupefacente in questione). E quando si parla di “massimo sforzo profuso” in tale specifica azione di contrasto, si intende dire che -fatti salvi i sempre possibili miglioramenti qualitativi, ovvero la razionalizzazione o gli aggiustamenti nell’impiego delle risorse– attualmente, il sistema repressivo ed investigativo nazionale, che questo Ufficio osserva da una posizione privilegiata, è nella letterale impossibilità di aumentare gli sforzi per reprimere meglio e di più la diffusione dei cannabinoidi” (p. 354).

Più avanti, i ricercatori constatano che di fronte a un fenomeno così radicato e diffuso quale il consumo di cannabis, a livelli quasi del consumo di alcol, sarebbe opportuno che in sede politica si aprisse un serio dibattito sulla depenalizzazione del suo consumo, al fine di ri-orientare gli obiettivi e il senso delle politiche di contrasto al narcotraffico. Infine, il rapporto della DEA si sofferma sulle dinamiche quantitative e qualitative del traffico di eroina e cocaina, e sul numero e sulle tipologie dei procedimenti penali in atto per narcotraffico seguiti dalle Direzioni distrettuali antimafia locali. Ciò che emerge come dato di fondo è che, nonostante una forte attività investigativa e reprssiva, il fenomeno del nracotraffico e il potere delle singole organizzazioni criminali, in primis della ‘ndrangheta, appaiono in continua ascesa. Preoccupa in particolare il consolidarsi di un forte potere economico e finanziario accumulato grazie al traffico di stupefacenti, che rende possibile alle organizzazioni criminali un’azione aggressiva in tutti i settori economici. Conclude questa sezione del rapporto della DEA una valutazione sui possibili cambiamenti delle strategie di contrasto al narcotraffico che, però, necessitano una riforma delle linee-guida anti-droga a livello nazionale e globale.

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