ALCOL FUORI PASTO E BINGE DRINKING: LE NUOVE ABITUDINI DEGLI ITALIANI

data di pubblicazione:

24 Marzo 2015

alcol3C’è sempre meno vino sulle tavole degli italiani durante i pasti. Negli ultimi dieci anni il tradizionale consumo di vino è rimasta un’abitudine per lo più di anziani e adulti, mentre va diffondendosi il consumo occasionale di alcol e quello al di fuori dei pasti. In particolare, tra i più giovani preoccupa il fenomeno del binge drinking, cioè l’assunzione di grosse quantità di alcol in un breve lasso di tempo, con gravi rischi per la salute e la sicurezza.
Sono questi i nuovi comportamenti in fatto di bevande alcoliche registrati dalla Relazione su alcol e problemi alcol correlati per il 2014 presentata al Parlamento dal ministro della Salute.

Nonostante i modelli emergenti di consumo, l’Italia occupa una posizione migliore rispetto a molti Paesi europei, anche di ambito mediterraneo. Infatti, secondo i più recenti dati del database European health for all (Hfa) dell’Oms, aggiornati al 2010, il consumo medio pro capite di alcol puro in Italia è pari a 6,10 litri nella popolazione al di sopra dei 15 anni di età, valore ormai vicino a quello raccomandato dall’Oms ai paesi della Regione europea per l’anno 2015. Il valore del consumo annuo pro capite di alcol puro rilevato in Italia per il 2010 (6,10 litri) appare tra i più bassi registrati nella Regione europea, dove il valore medio è di 9,82 litri e solo Georgia, Armenia e Turchia presentano valori inferiori a quelli dell’Italia.

Il merito è anche delle politiche di contrasto attivate a livello nazionale e regionale e incoraggia, in linea con gli orientamenti della legge 125/2001, un loro ulteriore rafforzamento, si legge in una note del Ministero.

Infatti, dai dati nazionali, si evince la necessità di mantenere alta l’attenzione soprattutto per i modelli di consumo di alcol più rischiosi per la salute, come il consumo abituale eccedentario e il binge drinking, e in particolare per gruppi specifici di popolazione più a rischio come i giovani e gli anziani.

Dal 2003 al 2013 l’Istat ha rilevato la diminuzione della quota di consumatori totali – almeno una bevanda alcolica su base annua -, la diminuzione della quota di consumatori giornalieri, l’aumento dei consumatori occasionali, l’aumento dei consumatori fuori pasto. Nel 2013 hanno consumato almeno una bevanda alcolica circa 34 milioni e 644 mila persone, in prevalenza uomini, mentre beve quotidianamente circa 12 milioni e 300 mila persone, anche in questo caso con una netta prevalenza dei maschi rispetto alle femmine. Rispetto all’anno precedente la quota complessiva dei consumatori si presenta in lieve calo.

Il consumo fuori pasto è progressivamente aumentato e nel 2013 ha riguardato circa 14 milioni di persone. Guardando il dato per classi di età, è diffuso soprattutto tra i giovani (18-24 anni) e i giovani adulti (25-44), che lo adottano spesso nell’ambito di occasioni e contesti legati al divertimento e alla socializzazione. Preoccupante invece è la crescita negli ultimi dieci anni del consumo fuori pasto tra le femmine, tale crescita si è verificata in tutte le fasce di età.

Il fenomeno che preoccupa maggiormente, soprattutto tra i più giovani, è il cosiddetto binge drinking, ovvero l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti in un breve arco di tempo, con gravi rischi per la salute e la sicurezza non solo del singolo bevitore ma anche dell’intera società.

Nel 2013 i binge drinkers sono stati complessivamente il 6,3% della popolazione di 11 anni e più, il 10,4% tra i maschi e il 2,5% tra le femmine, in leggero calo rispetto al 2012. Al contrario, nella fascia di età 18-24 anni maggiormente interessata a questo genere di consumo, il dato del 2013 è leggermente superiore rispetto al 2012, il fenomeno continua ad interessare soprattutto i maschi di 18-24 anni.

Anche se nella fascia d’età 11-17 anni si riduce la percentuale totale sia del consumo abituale eccedentario tra il 2012 ed il 2013, sia del fenomeno del binge drinking, i minorenni che hanno bevuto almeno una bevanda alcolica all’anno sono stati il 10,2% (11,7% maschi e 8,5% femmine), mentre il valore dovrebbe tendere allo zero.

Passando agli over 65, invece, prevale l’assunzione giornaliera non moderata e quindi questa fascia di popolazione è più a rischio di consumo abituale eccedentario, secondo la relazione del Ministro.

Tra i dati più positivi da segnalare, il calo anche per il 2013, come dal 2003 a questa parte, del numero delle diagnosi ospedaliere per patologie attribuibili totalmente all’alcol. La più diagnosticata è la cirrosi epatica alcolica immediatamente seguita dalla sindrome di dipendenza da alcol. Anche il valore corrispondente ai decessi totalmente alcol-attribuibili nel corso degli anni è leggermente diminuito i dati raccolti dall’Istituto superiore di sanità (Iss).

Infine, secondo i dati del sistema di sorveglianza Passi, procede il trend in calo delle persone che guidano l’auto o la moto dopo aver bevuto, anche tra i giovani di età compresa tra i 18-21 anni, questo fenomeno potrebbe essere correlato all’applicazione della legge n.189 del 2012.

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