NARCOTRAFFICO: IL MODELLO ARGENTINO

data di pubblicazione:

13 Febbraio 2015

narcomafieL’evoluzione del narcotraffico in Argentina rappresenta il tema d’approfondimento di Narcomafie, mensile dedicato all’analisi dei fenomeni criminali e delle organizzazioni mafiose. Nella storia e nelle strategie di globalizzazione del narcotraffico, il caso argentino risulta di particolare interesse, in quanto fino alla fine degli anni ’80 tale paese era uno snodo secondario della produzione, del consumo e del traffico di stupefacenti. Per quali motivi allora l’Argentina è divenuta, nel giro di poco più di vent’anni, un paese che presenta indicatori di consumo di sostanze molto elevati, specie fra i giovani, un ruolo politico ed economico della criminalità organizzata in continua ascesa e un posto di primo piano, su scala globale, nei traffici di droga fra Stati Uniti ed Europa? I fattori sono ovviamente molti e complessi da riassumere. In estrema sintesi, si può ricordare che all’inizio degli anni ’90, periodo che coincide nel paese con la fine della dittatura militare, la lenta transizione democratica sotto Menem si intreccia con un enorme tasso di corruzione istituzionale, con l’insediamento di potenti organizzazioni criminali straniere e con l’alto livello di impunità dei corrotti. Si creano così le condizioni che in soli due decenni hanno determinato l’emersione di una nuova e potente borghesia criminale, che coniuga le attività classiche del narcotraffico con attività economiche sommerse in vari settori produttivi e commerciali. Inoltre, la grave crisi socio-economica subita dal paese latino-americano nel 2001 ha favorito enormemente tanto la crescita dei consumi e dello spaccio al dettaglio di sostanze (si calcola che presso le classi povere i consumi di sostanze, e soprattutto di cocaina, siano raddoppiati negli ultimi dieci anni), che l’arruolamento di giovani nei gruppi criminali. Vi è inoltre da citare la scarsa coerenza della legislazione anti-droga, che mentre punisce in misura sproporzionata il consumatore e il piccolo spacciatore, appare inadeguata –sul fronte delle leggi, del personale e degli strumenti di contrasto in uso- a perseguire penalmente il narcotraffico. Infine, non stupisce il fatto che, data la situazione descritta, si stia diffondendo una sorta di culto della cultura dei narcos, in gran parte attribuibile al ruolo economico che la criminalità organizzata esercita in un periodo di difficoltà economiche prolungate per vasti settori sociali. “La riproduzione fittizia del narcotrafficante, collegata a quella reale, crea un’aura di fascino intorno al trafficante e lo rende figura “invidiabile” e da emulare. Questo forte fascino lo esercita soprattutto nelle zone più disagiate ed emarginate, saranno dunque i ragazzini delle villas miserias a seguirlo: oggi i ragazzi sognano di diventare potenti narcos e le ragazze le mogli dei trafficanti…”

Dematteis F., 2014, L’arrivo dei narcos, Narcomafie, XXII, 11, Torino.

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