LE NUOVE SOSTANZE PSICOATTIVE FRA MERCATO E LEGGI

data di pubblicazione:

12 Dicembre 2014

NpsUn articolo di Salvina Rissa, pubblicato sul quotidiano “Il manifesto”, si sofferma sul fenomeno delle Nps (New Psychoactive Substances). Ormai da anni le nuove sostanze rappresentano un importante banco di prova in materia di politiche di salute pubblica, per più motivi. Una prima ragione attiene alla facilità con la quale vengono prodotte  nuove molecole e nuove combinazioni sintetiche. Altro elemento che spiega la “fortuna” commerciale delle Nps è la rapidità della loro diffusione, che si affida in misura crescente a Internet, grazie alla presenza di miriadi di siti e di piattaforme, legali e sommerse, che le rendono disponibili sia al pubblico generalista che ai consumatori. Infine, terzo elemento che concorre a spiegare il fenomeno delle Nps è l’esigenza delle organizzazioni criminali di conquistare nuove fette di mercato e di consumatori, diversificando la merce droga offerta, con la proposta di nuove sostanze in grado di sfuggire alla normativa anti-droga.

Il taglio dell’articolo di Rissa è comunque di tipo critico rispetto al panico morale che spesso caratterizza l’atteggiamento di fondo verso le Nps. Rissa ritiene problematica la stessa sigla Nps, in quanto in essa si accomunano tipologie di sostanze psicoattive alquanto diverse, da sostanze in realtà conosciute da tempo, come la ketamina, a sostanze di tipo nuovo, ma assai poco diffuse.  “L’unico fattore che accomuna le Nps è il fatto di essere “nuove” alla proibizione, non essendo ovviamente contenute nelle tabelle delle droghe illegali al momento della loro comparsa sul mercato. Dunque il termine Nps tradisce l’ottica da cui si guarda al problema: rispetto alla presenza/ assenza di controllo legale, nella forma estrema rappresentata dalla proibizione. Col rischio di affrontare il problema del controllo prima ancora di una riflessione seria sul fenomeno. Per non dire che ancora una volta l’attenzione si concentra unicamente sulle (caratteristiche chimiche delle) sostanze, dimenticando l’importanza dei modelli di consumo, dei rituali e delle culture dell’uso nel determinare i rischi cui possono andare incontro i consumatori.”

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