PAURA TRA LE MURA DI CASA

data di pubblicazione:

11 Febbraio 2014

famiglia oggi 1 2014La famiglia, sede degli affetti e elle sicurezze, è spesso teatro di violenze, aggressioni e omicidi. I violenti sono per lo più gli uomini, le vittime soprattutto le donne.
L’Organizzazione mondiale della sanità definisce violenza domestica “ogni forma di violenza fisica, psicologica o sessuale e riguarda tanto i soggetti che hanno avuto o si propongono di avere una relazione intima di coppia, quanto soggetti che all’interno di un nucleo “familiare” più o meno allargato hanno relazioni di carattere parentale o affettivo”.

Le violenze in famiglia sono imputabili a:
– problemi sanitari, disturbi mentali e neurologici,
– fattori genetici (familiarità per disturbi psichiatrici e abuso di sostanze),
– fattori ambientali (scarso successo lavorativo e personale, condizioni socioeconomiche negative, scarsa scolarità, separazioni, immigrazione recente, storia di abusi familiari, difficoltà educative, sviluppo psicofisico disarmonico, negazione dei diritti umani).
I bambini che hanno assistito a scene di violenza domestica, o che sono stati vittima in prima persona, possono manifestare disturbi dell’alimentazione o del sonno, difficoltà scolastiche e di socializzazione, tentativi di fuga, tendenze suicidarie.
Il bambino abusato sessualmente interrompe l’armonico percorso di sviluppo e sperimenta la dissociazione che può protrarsi fino all’età adulta. In età prescolare e scolare sono descritti paura, incubi notturni, ansia, sintomi di un Disturbo post traumatico da stress, mentre nell’adolescenza si verificano frequenti tentativi di suicidio e di abuso di sostanze e di alcol.
Spesso agisce violenza chi ha subito traumi nell’infanzia se, una volta adulto, non è riuscito a elaborarli psicologicamente.

Gli stili educativi rappresentano un fattore cruciale per lo sviluppo o meno di condotte inadeguate. La mancanza di autorità è una delle più frequenti cause di fallimento del controllo. Famiglie ben integrate, per difetto di autorità, non riescono a esercitare il controllo, a inibire o correggere le prime manifestazioni di antisocialità dei figli.
Molti genitori, che non ritengono sia loro compito imporre limiti ai figli dalla prima infanzia, stabilire regole e sancire punizioni, sono convinti che i bambini non si debbano reprimere e, in nome della non violenza producono figli violenti, eludendo le loro funzioni educative non danno ai figli la possibilità di sperimentare la funzione normativa, punitiva, ma anche protettiva, condannandoli ad una profonda insicurezza.
L’attuale famiglia nucleare, ridotta a pochi individui, ha perso gran parte delle proprie funzioni educative e non riesce a fornire un adeguato sostegno emotivo e un sufficiente investimento affettivo verso i figli. I genitori, inoltre, vivono spesso il dramma della separazione immersi in un vuoto spaventoso.
La violenza domestica è da considerarsi un sintomo di malessere, ma non è l’unico, oggi la violenza si manifesta anche nelle storie familiari dolorose e travagliate.

PAURA TRA LE MURA DI CASA
Giuseppe Giunta
FAMIGLIA OGGI
n.1 Gennaio Febbraio 2014
Pag. 66-70

La rivista è disponibile c/o il Cesda

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