VIOLENZA DI GENERE E IDEOLOGIA MASCHILE. Uno studio keniota su aggressori sessuali.

data di pubblicazione:

20 Dicembre 2013

rivista health, cultureQuali codici culturali sono utilizzati dagli uomini che commettono violenze di genere contro le donne, attraverso quali ordini del discorso atti quali lo stupro sono legittimati? Lo studio esamina queste vaste problematiche nella cultura africana e più nello specifico in Kenia.

Ciò che sembra emergere da studi precedenti, è che nella cultura africana –così come di varie altre culture dove persiste uno squilibrio di potere sociale fra uomini e donne- lo stupro è spesso interpretato come la conseguenza di un comportamento femminile considerato poco appropriato, perché giudicato provocatorio o in parte consenziente all’approccio sessuale. In molte culture africane ancora oggi una donna che veste abiti giudicati poco appropriati è considerata, per questo solo fatto, passibile di violenza. Di fatto, nella cultura patriarcale africana le responsabilità e i ruoli fra carnefice e vittima vengono invertiti.

Il ricercatore ha intervistato in profondità un campione di 12 uomini kenioti in carcere per accuse di stupro e di altri gravi atti di violenza, con l’obiettivo primario di comprendere le motivazioni soggettive dell’atto di violenza e la cultura sottostante. L’analisi del contenuto delle interviste ha provato a evidenziare due temi: a) l’ideologia degli assalitori: in che modo gli aggressori si riferiscono al ruolo delle vittime; b) quando gli aggressori parlano del ruolo delle vittime, tendono più a screditare e a incolpare la vittima o a giustificare il proprio comportamento?

Tutti gli uomini intervistati incolpano la vittima per l’episodio di stupro attribuendole la colpa per una o più ragioni: attrazione; comportamento deduttivo; consumo di alcol; errata percezione della volontà della donna di avere un rapporto sessuale; errata percezione del consenso; incapacità di controllare i loro istinti e bisogni sessuali alla vista della nudità femminile; e sentimenti generali di odio e rabbia verso le donne. Uno dei meccanismi giustificatori più utilizzati dagli uomini consiste nell’attribuire una grande parte di responsabilità al potere attrattivo della donna: vengono di frequente usate espressioni come “vestita in modo sexy”; “vestita in modo inappropriato”; “poco vestita”. La conseguenza più importante di questa lettura degli avvenimenti è, evidentemente, di attribuire una parte determinante della responsabilità per l’atto di violenza sulla donna e di diminuirla per l’uomo. Il tentativo maschile è di normalizzare le azioni violente, cercando di esonerare se stessi dalla piena responsabilità degli atti commessi, posizionando le loro vittime in un ruolo di seduttrici. Perciò, in questo ordine del discorso di tipo patriarcale il focus dell’atto è spostato dall’aggressore alla vittima, che è presentata come il soggetto che detiene il controllo dell’azione.

In conclusione, i risultati suggeriscono che alcuni aggressori sessuali sono immersi in un quadro di aspettative culturali normative rispetto alla sessualità e al genere che tendono a usare per giustificare e legittimare l’atto violento. In definitiva, l’operazione ideologica attraverso la quale gli aggressori trasferiscono la colpa da sé alla vittima è di rinforzare la credenza secondo la quale le donne e le ragazze, in un modo o nell’altro, provocano lo stupro.

Muchoki S., 2011, Vocabulary used by sexual offenders: meaning and implications, Culture, Health & Sexuality, Vol. 13, 1, pp. 101–113.

Disponibile c/o CESDA.

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