Nell’introduzione al rapporto globale 2013 sull’AIDS curato dall’UNAIDS, vengono analizzati e riepilogati gli obiettivi fissati per il 2015 e i risultati intermedi raggiunti.
Nel 2012 il numero di persone che convivono con l’HIV è stimato in 35.3 milioni di persone, dato in aumento rispetto agli anni precedenti, grazie al fatto che un numero maggiore di persone ha accesso alle terapie antiretrovirali. Si registra una significativa diminuzione (33%) del numero di nuove persone infette rispetto al 2001, così come di morti di AIDS (dai 2.3 milioni del 2005 agli 1.6 milioni del 2012).
La tendenza sulla trasmissione per via sessuale dell’HIV è di diminuzione nella maggior parte dei paesi, anche se in alcuni paesi sub-sahariani si registra un minore uso del preservativo e/o un aumento di promiscuità sessuale. Target sensibili quali sex workers e omosessuali rimangono molto vulnerabili e sono più esposti all’infezione. L’obiettivo fissato su scala globale per il 2015 è di una riduzione del 50% della trasmissione di HIV per via sessuale.
Anche le persone che usano droghe per via iniettiva, nonostante alcuni progressi registrati dai programmi di riduzione del danno, rimangono sovraesposte all’HIV, poiché ad esempio in Asia rappresentano il 28% del totale di persone infette da HIV. Anche in altre aree del mondo i programmi di prevenzione e di riduzione del danno non garantiscono un’offerta sufficiente di programmi volti a contenere le infezioni in questa fascia di popolazione. Anche per questa modalità di trasmissione, l’obiettivo per il 2015 è di ridurre della metà delle infezioni contratte dall’uso di droghe per via iniettiva.
Maggiori progressi sono stati compiuti per ridurre le infezioni fra i neonati e per ridurre le morti di donne incinte: le donne incinte a cui è assicurata una terapia specifica ha raggiunto il 62% del totale di donne incinte che vivono con HIV, così come vi è stata una forte diminuzione (35%) del numero di nuovi bambini infetti fra 2009 e 2012. Tuttavia, rispetto all’obiettivo dichiarato nel 2015 -assicurare al 90% delle donne sieropositive incinte un’adeguata terapia-, sono necessari maggiori sforzi.
Un aspetto decisivo nella strategia di cura è rappresentato dal livello di accesso alle cure antiretrovirali. Se in linea generale sono stati compiuti alcuni progressi su scala globale, sono tuttavia richiesti ancora molti sforzi per garantire la copertura delle cure a tutta la popolazione. In particolare, rimane alto il gap dell’accesso alle cure fra paesi sviluppati e paesi con livelli di reddito medio-bassi. In questi ultimi paesi, è stimato che solo il 35% delle persone infette (pari a circa 28.3 milioni) riceva trattamenti adeguati.
Sulla condizione di comorbilità fra infezioni da HIV e tubercolosi, condizione piuttosto diffusa in Africa, su scala globale è stato quasi raggiunto l’obiettivo di riduzione del 50% del numero di pazienti sieropositivi morti di tubercolosi, che dal 2004 si è ridotto del 36%. Il dato negativo concerne i dieci paesi che presentano il più alto tasso di comorbilità: solo due paesi su dieci assicurano almeno un 50% di terapie antiretrovirali al target.
Un punto decisivo riguarda l’ammontare e la distribuzione delle risorse finanziarie destinate in modo specifico ai programmi di contrasto all’AIDS. In positivo è mediamente aumentata del 10% la spesa destinata a programmi di contrasto all’AIDS, anche nei paesi con livelli di reddito medio-bassi, che però mantengono una maggiore dipendenza verso programmi finanziati dalle istituzioni internazionali.
Negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza dell’importanza di ridurre le disparità di genere, che giocano un ruolo importante nella maggiore vulnerabilità femminile all’infezione di HIV. Nonostante questa maggiore coscienza, solo metà dei paesi hanno finora attivato e finanziato programmi specifici sulla questione.
Anche la riduzione dello stigma e delle discriminazioni associate alle persone sieropositive è riconosciuto in modo unanime come un obiettivo fondamentale. Nel 2012 in più della metà dei paesi (61%) sono state implementate specifiche leggi anti-discriminazione, così come il 55% dei paesi mette a disposizione servizi legali.
UNAIDS, 2013, Global report. UNAIDS report on the global AIDS epidemic 2013.