TEST TARDIVI PER L'HIV: UNO STUDIO ITALIANO

data di pubblicazione:

5 Novembre 2013

simbolo aidsUno studio italiano mostra interessanti risultati sul profilo dei pazienti che hanno scoperto in ritardo di essere affetti da AIDS. Obiettivo dello studio è infatti di definire meglio le caratteristiche socio-demografiche e comportamentali delle persone non consapevoli di essere positive all’HIV al momento della diagnosi di AIDS.

Lo studio è stato condotto presso undici centri di malattie infettive italiani, reclutati su base volontaria. Ogni centro ha arruolato individui con diagnosi di AIDS di età superiore ai 18 anni da marzo 2003 a dicembre 2005. I pazienti sono stati classificati in due gruppi sulla base del periodo di tempo intercorso fra la diagnosi di infezione da HIV alla diagnosi di AIDS. “Late testers” sono stati definiti coloro che hanno scoperto di avere la diagnosi di AIDS dopo un primo esame positivo di HIV in un periodo inferiore o uguale a sei mesi. Al fine di valutare i fattori indipendentemente associati con il fatto di essere un “late tester”, è stata effettuata un’analisi statistica multi-variata, mentre per analizzare i cambiamenti comportamentali è stato usato il test McNemar. Sul campione composto da 245 individui, il 51.8% era rappresentato da “late tester”.

Le variabili indipendenti associate con l’essere un “late tester”  si sono rilevate: essere occupati; avere contratto l’infezione per via sessuale; avere fatto il test per l’HIV a causa di un malessere: avere avuto almeno un sintomo o una malattia fra quelle che indicano l’infezione; e non avere avuto sesso a pagamento nei 12 mesi precedenti la diagnosi di HIV. Prima e dopo la diagnosi di HIV si è registrato un incremento nei comportamenti sicuri dal punto di vista sessuale negli individui senza nessun ritardo nella diagnosi. Tuttavia, la proporzione di persone che continuano a non usare il preservativo rimane alta.

La conclusione che pare più importante, anche sul piano delle indicazioni per le politiche socio-sanitarie, riguarda un profilo di rischio in particolare. Infatti lo studio sembra indicare che la trasmissione per via sessuale è spesso associata con il fare in ritardo il test. Gli individui arruolati mostrano una bassa perecezione del rischio, non si sottopongono al test dell’HIV,e di conseguenza non godono dell’opportunità di una diagnosi precoce.

 

Colucci A., Characteristics and behaviors in a sample of patients unaware of their infection until AIDS diagnosis in Italy: a cross-sectional study, AIDS Care, Sep2011, Vol. 23 Issue 9, p1067-1075.

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