LIGURIA: STUDIO SOCIALE SULLE CARCERI

data di pubblicazione:

29 Aprile 2013

sappeSono soprattutto celibi, hanno un’età tra i 21 e i 49 anni, sono per lo più disoccupati, e la maggior parte ha soltanto la licenza media.
Ecco l’identikit degli oltre 1800 detenuti nelle carceri liguri che emerge da una ricerca dell’amministrazione penitenziaria (aggiornata al 31 dicembre dello scorso anno) resa nota dal Sappe, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria. Una fotografia della popolazione carceraria. Prima considerazione. I detenuti sono più uomini (il 96,37 per cento) che donne (3,63) e soltanto un’ottantina di loro ha superato i 60 anni di età.
E ancora: la maggior parte non ha un lavoro, mentre tra quelli occupati ci sono venticinque imprenditori, ventotto liberi professionisti, oltre a impiegati e operai.
Il titolo di studio
. Sono 663 i detenuti con la sola terza media, ma non mancano i laureati (18), i diplomati (116). I completamente analfabeti sono 28.
Le regioni di appartenenza. Dei 1.800 detenuti, 344 sono liguri, seguono i siciliani (89), calabresi e campani (79), lombardi (40), piemontesi (34).
Il grosso dei detenuti sono stranieri (1047) prevalentemente originari di Marocco, Tunisia, Centro e Sudamerica, Albania e, per quel che riguarda i paesi dell’Unione Europea, romeni.
Nel rendere noti questi dati, il segretario generale aggiunto del Sappe, Roberto Martinelli, ha colto l’occasione che riportare l’attenzione sul problema del sovraffollamento delle carceri (che al Sant’Agostino è del 127 per cento) e sulle carenze di organico degli agenti penitenziari (sono 938 i poliziotti, dovrebbero essere 1264).
“Il nostro Corpo – dice – è costituito da persone che nonostante l’insostenibile, pericoloso e stressante sovraffollamento credono nel proprio lavoro, che hanno valori radicati e un forte senso di identità e di orgoglio. Persone che lavorano ogni giorno nel silenzio e tra mille difficoltà ma con professionalità, umanità, competenza”.

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