APPROVATA DAL CONSIGLIO NAZIONALE DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI LA “CARTA DI MILANO”

data di pubblicazione:

15 Aprile 2013

Un codice etico per il trattamento di detenuti o ex detenuti, soprattutto in quella fase difficile che è il reinserimento nella società. È la Carta di Milano – la “Carta del carcere e delle pene” – il documento steso proprio tra le mura di alcune carceri italiane, che il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha approvato nei giorni scorsi.

Già sottoscritta dagli ordini regionali di Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Basilicata, Liguria, Sicilia e Sardegna, la Carta fissa in dodici punti i limiti tra la corretta e la cattiva informazione. Invita, quindi, a “usare termini appropriati” e a “considerare sempre che il cittadino privato della libertà è un interlocutore in grado di esprimersi e raccontarsi

Lo scopo è tutelare il cittadino detenuto o ex detenuto dalla “gogna” mediatica cui può essere esposto: per questo, invita i giornalisti a tenere conto, ad esempio, che “il condannato che decide di parlare con i giornalisti non va identificato con il reato connesso, ma con il percorso che sta facendo”. Tra i diritti che il documento sottolinea con forza c’è anche quello all’oblio: riconosce, infatti, all’individuo privato della libertà o ex detenuto tornato in libertà di non “restare indeterminatamente esposto ai danni ulteriori che la reiterata pubblicazione di una notizia può arrecare all’onore e alla reputazione”. Un diritto, questo – ricorda la stessa Carta – che rientra tra i diritti inviolabili di cui parla l’art. 2 della Costituzione. Eccezioni sono previste per “quei fatti talmente gravi per i quali l’interesse pubblico alla loro riproposizione non viene mai meno”. Tra questi, i crimini contro l’umanità, per i quali “riconoscere ai loro responsabili un diritto all’oblio sarebbe addirittura diseducativo”. La normativa si applicherà a tutte le forme di giornalismo, compreso quello online, che richiede un’attenzione particolare vista la presenza prolungata delle notizie su Internet. La carta si aggiunge ai documenti deontologici che l’Ordine dei giornalisti ha adottato finora, molti dei quali a tutela delle categorie più sensibili: la Carta di Treviso, approvata nel ‘91, è stato il primo documento che impegna i giornalisti a norme e comportamenti eticamente corretti nei confronti dei minori ed è a firma della Federazione nazionale della Stampa, dell’Ordine e di Telefono Azzurro.

La Carta dei doveri del giornalista, sottoscritta nel 1993, costituisce uno statuto completo della deontologia professionale e contiene, tra gli altri, il divieto di pubblicare immagini violente o raccapriccianti, nonché l’obbligo di tutela della privacy dei cittadini e, in particolare, dei minori e delle persone disabili o malate.

La Carta di Roma, approvata nel 2008, regolamenta il trattamento dei richiedenti asilo, dei rifugiati, delle vittime della tratta e dei migranti, richiamandosi alla Carta dei doveri del giornalista. Il documento invita i giornalisti ad adottare termini giuridicamente appropriati, per “restituire al lettore la massima aderenza alla realtà dei fatti”, per evitare di alimentare eventuali atteggiamenti razzistici. Nel 2009, un altro codice di autoregolamentazione è stato sottoscritto a Roma e riguarda i processi in tv: per impedire i “processi-show” trasferiti dalle aule di giustizia sul piccolo schermo, il codice ha chiarito le differenze tra cronaca e commento, fra indagato, imputato e condannato, fra accusa e difesa, sempre nel pieno rispetto dei diritti inviolabili della persona. La Carta di Milano verrà presentata nella sala conferenze del carcere di Regina Coeli a Roma e, nel pomeriggio, sempre a Roma, si terrà un seminario nella sede della Fnsi, in corso Vittorio Emanuele II.

La Commissione Giuridica del CNOG-Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti approva la “Carta di Milano”

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