CARCERE E DROGHE IN TEMPI DI POLITICHE SECURITARIE

data di pubblicazione:

30 Aprile 2012

Forum Droghe/Fuoriluogo
Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Coordinamento Toscano Comunità di Accoglienza

organizzano il Seminario estivo 2012

Carcere e droghe in tempi di politiche securitarie
Tra retorica correzionale e buone pratiche di accoglienza
venerdì 7, sabato 8, domenica 9 settembre 2012
Firenze , Centro Studi CISL, via della Piazzola 71.

La summer school 2012 si propone di affrontare il tema del carcere, cruciale nella politica delle droghe in quanto principale “effetto collaterale” della stessa “lotta alla droga”. In seguito al severo inasprimento punitivo della legge del 2006, il carcere (e in generale l’impatto punitivo) è una presenza massiccia nella vita di molti consumatori e utenti dei servizi: come tale, interseca l’intervento degli operatori sociosanitari.
Venti anni fa, la legge Jervolino Vassalli rappresentò l’incarnazione del modello terapeutico/correzionale applicato alla droga, con relativa enfasi sulle misure di cura alternative al carcere. La legge del 2006, coerentemente alla sua ispirazione, ha accentuato il carattere contenitivo/segregativo delle misure alternative, facendo sfumare ogni retorica riabilitativa.

Ancora una volta, il tema droghe si rivela un osservatorio privilegiato di quello spostamento di accento dell’intervento pubblico, dal sociale al penale, che prende il nome di “modello securitario”. Il suo “nocciolo duro” consiste nella rinuncia a qualsiasi visione critica circa la “questione criminale” e il suo carattere di costruzione sociale, nonostante questa sia invece chiaramente riconoscibile nella scala di gravità (socialmente) percepita dei crimini e nelle priorità perseguite nella repressione. Il reato è invece trattato come “fatto naturale”, l’altra faccia (oscura) della medaglia retorica dei “values” (anch’essi rappresentati come“naturali”). Tale concezione rimanda al cuore delle politiche neoconservatrici. Come cinque anni fa un noto politico lanciava la campagna per l’inasprimento penale della legge antidroga al grido di “la droga è droga”, così di recente altri noti parlamentari si sono opposti al decreto svuota-carceri e a qualsiasi alleggerimento delle disumane condizioni delle prigioni al grido di “i criminali sono criminali”.
Il quadro è complicato dai mutamenti intervenuti nei modelli di consumo di droghe. E’ sempre più opinione comune, almeno tra gli addetti ai lavori, che non tutti i consumi siano assimilabili alla dipendenza e neppure che tutti i consumi seguano un’inevitabile parabola verso la dipendenza. Questa più articolata visione dei modelli di consumo, che dovrebbe sollecitare maggiore fiducia e rinnovato impegno sul versante sociosanitario, conduce invece ad un nuovo giro di vite moralistico/repressivo: si veda il tentativo del Dipartimento antidroga di restringere l’applicazione delle misure alternative previste dalla legge, attraverso una più rigida identificazione dei criteri di dipendenza e quindi attraverso la riduzione del numero dei soggetti che potrebbero farne uso.
Lo scenario succintamente delineato apre molti terreni di lavoro, dalla battaglia politico culturale generale, alle prospettive di riforma di (almeno alcune) norme antidroga; all’introduzione di maggiori tutele per la salute dei detenuti in carcere; alle problematiche più scottanti di applicazione dell’attuale normativa relativa alle misure alternative.

I principali temi in discussione:

• il lavoro di comunità finalizzato a ridurre il livello di intolleranza sociale e l’eccessivo ricorso all’intervento penale;
• la tutela della salute dei consumatori di droghe e il funzionamento dei servizi tossicodipendenze negli istituti penitenziari;
• le problematiche della popolazione carceraria femminile e lo sguardo “differente” sul carcere;
• lo sviluppo della riduzione del danno in carcere e le esperienze europee più significative;
• l’accesso alle misure alternative (le difficoltà normative, gli ostacoli verso i migranti e i cittadini italiani sprovvisti di residenza anagrafica, il diritto ad una difesa efficace, il crescente ricorso alle misure restrittive della libertà per chi è in misura alternativa etc.);
• la sovrapposizione fra la logica penale e quella terapeutica nei programmi terapeutici alternativi;
• la centralità “scomoda” della comunità terapeutica come misura alternativa, in parallelo alla diminuzione delle misure territoriali;
• il coinvolgimento delle comunità territoriali al termine della pena, per rendere effettiva la reintegrazione sociale.

Gli obiettivi formativi:
• Offrire un inquadramento dell’intersezione fra la politica delle droghe e le politiche carcerarie, nel quadro attuale di restringimento dello welfare e di ampliamento delle risposte penali
• Chiarire la dialettica fra gli obiettivi di impegno civile per la trasformazione delle politiche, le azioni di advocacy, le buone pratiche di accoglienza
• Illuminare gli elementi di contesto (in genere meno valorizzati) nell’ambito delle pratiche, secondo un corretto approccio “di comunità” (l’individuo nel contesto)
• Individuare i differenti modelli operativi presenti nei servizi che hanno in carico persone provenienti dal carcere

PROGRAMMA (bozza)

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