HIKIKOMORI: un fenomeno difficile da raccontare

I dati sui giovani in ritiro sociale sono in aumento

Dal punto di vista delle conseguenze psicologiche, le ricerche evidenziano una forte associazione con ansia sociale, timidezza, vissuti di esclusione, insoddisfazione per le amicizie e vittimizzazione da cyberbullismo.

data di pubblicazione:

7 Ottobre 2026

L’hikikomori è descritto dalla ricerca scientifica come una condizione complessa di prolungato e pervasivo ritiro dalla vita sociale, caratterizzata dall’isolamento volontario nella propria abitazione o stanza e dal progressivo allontanamento da scuola, lavoro e relazioni interpersonali.

Nato in Giappone, il fenomeno viene ormai documentato e studiato anche in Italia e nel resto del mondo. Gli studi evidenziano che l’hikikomori non coincide automaticamente con una specifica diagnosi psichiatrica né con una semplice forma di introversione o ricerca di solitudine. Benché si riscontri una frequente sovrapposizione con disturbi d’ansia o dell’umore, la letteratura sottolinea come ritiro sociale, depressione e ansia non siano sinonimi.

Allo stesso modo, le ricerche smentiscono lo stereotipo che riduce il fenomeno alla sola dipendenza da Internet: la rete rappresenta infatti frequentemente un ambiente di compensazione in cui la persona trova relazioni e comunicazione che non riesce più a sperimentare nel mondo reale.

Per quanto riguarda i numeri in Italia, determinare una stima univoca della prevalenza è complesso a causa delle differenti metodologie e definizioni utilizzate dagli studi.

Ciononostante, un’indagine sui dati ESPAD®Italia del periodo 2021-2023 condotta su oltre 36.000 studenti tra i 15 e i 19 anni ha rilevato che nel 2023 il 2% degli studenti ha dichiarato di essersi isolato volontariamente per almeno sei mesi nel corso della propria vita.

Inoltre, un altro studio basato sui dati della European Health Interview Survey 2019 ha stimato una prevalenza del rischio di hikikomori dell’1,7% nella popolazione generale italiana, corrispondente a circa 866.000 persone.

Dal punto di vista delle conseguenze psicologiche, le ricerche evidenziano una forte associazione con ansia sociale, timidezza, vissuti di esclusione, insoddisfazione per le amicizie e vittimizzazione da cyberbullismo.

Nei campioni clinici specialistici di adolescenti con grave ritiro sociale emergono inoltre elevati tassi di comorbilità psichiatrica, con il 32,5% dei soggetti che presenta ideazione o comportamento suicidario e il 20% che ha compiuto tentativi di suicidio. Sul piano fisico e funzionale, la conseguenza primaria è la severa e progressiva compromissione della vita quotidiana, con il drastico evitamento del mondo esterno e il consolidarsi di un meccanismo autosufficiente in cui l’ambiente domestico diventa l’unico contesto percepito come gestibile

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