Psilocibina e possibile utilizzo per il disturbo da cocaina: uno studio

I risultati hanno dimostrato che i soggetti trattati con la psilocibina hanno raggiunto una percentuale significativamente superiore di giorni di astinenza

L'obiettivo principale dello studio, clinico randomizzato condotto su 40 adulti con disturbo da uso di cocaina, è stato valutare l'efficacia e la sicurezza della combinazione tra psilocibina e psicoterapia nel promuovere l'astinenza da cocaina rispetto a un placebo attivo (difenidramina) associato allo stesso supporto psicoterapeutico.

data di pubblicazione:

24 Ottobre 2026

Un recente studio clinico pubblicato su JAMA Network Open ha esaminato l’uso della psilocibina associata a psicoterapia cognitivo – comportamentale nel contesto del disturbo da uso di cocaina

Il disturbo da uso di cocaina costituisce una grave emergenza di salute pubblica globale, esacerbata dall’assenza di trattamenti farmacologici approvati o di provata efficacia. Nonostante la sostanza psichedelica psilocibina abbia già mostrato potenzialità promettenti nel trattamento di altre dipendenze (come l’alcolismo e il tabagismo), la sua efficacia per il disturbo da uso di cocaina non era mai stata esaminata in uno studio clinico.

L’obiettivo principale dello studio, clinico randomizzato condotto su 40 adulti con disturbo da uso di cocaina, è stato valutare l’efficacia e la sicurezza della combinazione tra psilocibina e psicoterapia nel promuovere l’astinenza da cocaina rispetto a un placebo attivo (difenidramina) associato allo stesso supporto psicoterapeutico. Nello specifico, i ricercatori ipotizzavano che una singola dose di psilocibina avrebbe determinato una percentuale superiore di giorni di astinenza, una maggiore probabilità di astinenza completa e un prolungamento del tempo fino alla prima ricaduta nei 180 giorni successivi al trattamento.

I risultati hanno dimostrato che i soggetti trattati con la psilocibina hanno raggiunto una percentuale significativamente superiore di giorni di astinenza, maggiori probabilità di smettere completamente e un rischio di ricaduta ridotto nei sei mesi successivi. Il trattamento si è rivelato sicuro ed efficace in una popolazione prevalentemente vulnerabile e sottorappresentata, aprendo nuove prospettive terapeutiche. Sebbene non si siano registrati eventi avversi gravi, gli esperti sottolineano la necessità di ulteriori ricerche per confermare ed espandere questi incoraggianti riscontri clinici.

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