Politiche sulle droghe e diritti dei minori

La protezione dei minori non deve passare solo attraverso la proibizione

Quando la protezione viene ridotta alla sola proibizione, le conseguenze reali su salute, istruzione e relazioni familiari rischiano infatti di rimanere invisibili.

data di pubblicazione:

1 Ottobre 2026

Il sito di Fuoriluogo riporta i risultati del lavoro di una commissione internazionale che si è occupata di diritti dell’infanzia e politiche sulle droghe.
Il policy brief della Global Commission on Drug Policy, intitolato Making children and young people visible in drug policy: a child rights-based agenda for reform, invita a superare una prospettiva puramente proibizionista. Come sottolinea il rapporto «salute, ascolto e diritti dei minori devono guidare le politiche sulle droghe», lasciando alle spalle la semplice retorica della tutela.
Quando la protezione viene ridotta alla sola proibizione, le conseguenze reali su salute, istruzione e relazioni familiari rischiano infatti di rimanere invisibili.
Fondando le sue tesi sulla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, la Commissione richiama gli Stati al rispetto dell’articolo 33, integrato però con i principi di non discriminazione, superiore interesse del minore e diritto all’ascolto.
Per orientare questo cambiamento, il rapporto individua quattro priorità fondamentali. La prima urgenza riguarda la privazione della libertà e l’impatto delle risposte punitive. Arresti, precedenti penali e persino strutture terapeutiche coercitive — ricordando che «il nome terapeutico di una struttura non basta a renderla rispettosa dei diritti» — finiscono per compromettere il futuro dei giovani.
La Commissione chiede di depenalizzare l’uso e il possesso personale tra i minori, promuovere la giustizia riparativa ed evitare l’automatismo che separa i figli dai genitori per il solo consumo di sostanze.
La seconda priorità investe l’accesso ai medicinali controllati, denunciando come il timore della diversione dei farmaci blocchi spesso la distribuzione di cure palliative, anestetici e medicinali per il dolore pediatrico. 
La terza priorità si concentra sulla prevenzione dei danni evitabili. Rifiutando una rigida pedagogia della paura — fatta di test antidroga, sospensioni o espulsioni che spingono gli adolescenti a nascondere i propri bisogni — il brief propone un’informazione accurata e interventi di riduzione del danno. Viene citato il modello statunitense Safety First, da cui deriva l’adattamento italiano «Adolescenti e droghe», basato sull’ascolto e la consapevolezza.
La quarta priorità affronta la protezione dallo sfruttamento nelle economie illegali: i ragazzi reclutati dal narcotraffico devono essere riconosciuti come vittime di coercizione e povertà da tutelare, anziché semplici criminali da sanzionare. Viene inoltre chiesta la proibizione di pratiche invasive come le fumigazioni aeree delle coltivazioni.
Il rapporto segnala un profondo problema metodologico: «se l’unico esito osservato è l’assenza di consumo, diventano secondarie la continuità scolastica, la possibilità di chiedere aiuto, la tutela dalla violenza, l’accesso ai medicinali».
Per questa ragione, le undici raccomandazioni finali sollecitano verifiche di impatto, dati disaggregati e meccanismi permanenti di partecipazione giovanile. Come si legge in chiusura, «la protezione comincia quando queste domande incidono sulle scelte e sui bilanci. Finché i giovani sono soggetti da evocare soltanto per giustificare la punizione, rimangono nascosti dietro lo scudo che gli adulti dicono di alzare per loro».
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