Contesto carcerario e consumo di sostanze

Il 32,7% dei detenuti ha una diagnosi di dipendenza patologica da sostanze.

La privazione della libertà mortifica la personalità del detenuto, finendo per "disabilitare e spegnere capacità personali utili nel mondo libero, attivandone altre necessarie, per contro, a quello della detenzione"

data di pubblicazione:

8 Settembre 2026

Il sistema detentivo produce profondi cambiamenti sull’individuo, agendo attraverso “processi di deculturazione, di esclusione dal mondo socio-affettivo e del lavoro”. Si potrebbe sintetizzare in questo modo il contenuto di un articolo leggibile sl sito di Avvenire a firma di Anna paola lacatena.
Lacatena ricorda che come evidenziato dalle analisi sociologiche di Erving Goffman, la privazione della libertà mortifica la personalità del detenuto, finendo per “disabilitare e spegnere capacità personali utili nel mondo libero, attivandone altre necessarie, per contro, a quello della detenzione”.
Questa disabilitazione sociale e culturale colpisce in modo drammatico una popolazione carceraria in cui il 32,7% dei detenuti ha una diagnosi di dipendenza patologica da sostanze.
La sopravvivenza all’interno delle celle finisce così per dipendere dall’adeguamento a logiche informali e non scritte, in cui le sostanze psicotrope diventano una vera e propria “moneta e da strumento di potere nei rapporti tra i detenuti”.
All’interno di questo mercato interno, i compratori sono i detenuti stessi affetti da dipendenza, mentre a vendere è la “manovalanza del commercio di droghe”, che usa le sostanze per imporre leadership e gestire l’angoscia altrui. Le dinamiche di acquisto cambiano a seconda delle risorse: “se hai soldi le droghe in carcere le pagano i familiari che stanno fuori”. Chi non ha denaro, invece, è costretto a pagare “con la terapia farmacologica che ti viene assegnata o cedendo la stessa” in cambio di piccoli vantaggi o per evitare ritorsioni.
Chi non ha accesso a questi canali si affida a espedienti estremi e rischiosi, come l’inalazione di gas butano dalle bombolette dei fornelli (rischiosa per arresti cardiaci e ustioni congelanti alle vie respiratorie), l’estrazione di psicotropi da farmaci comuni, o la fermentazione di vino in cella (“Pruno” o “Toilet Wine”) con alti rischi di botulismo.
Il mercato carcerario offre sostanze con tariffe precise, simili a una vera e propria “tabella delle offerte”:
  • Eroina: costa fino a 100 euro al grammo, con più accessibili monodosi da 0,1 grammi scambiate tra gli 8 e i 10 euro.
  • Cocaina: venduta fino a 120 euro al grammo, con microdosi che arrivano a 30 euro.
  • Clonazepam: scambiato a 10 euro a pasticca.
Questo commercio, tollerato e acuito dalle dinamiche interne, evidenzia come il carcere agisca da moltiplicatore della tossicodipendenza e della criminalità, rendendo la recidiva “sempre più certa”.
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