Alcol tra rischi e benefici: uno studio

Diversi studi sono concordi sulla reversibilità di alcuni danni

Uno degli aspetti critici principali identificati riguarda la metodologia di misurazione. Gli autori evidenziano come la ricerca passata si sia spesso concentrata solo sulla quantità media consumata, trascurando il modello di consumo. Bere la stessa quantità in modo regolare e moderato ha effetti diversi rispetto a episodi concentrati di forte assunzione.

data di pubblicazione:

29 Giugno 2026

Una recente revisione scientifica, curata dagli esperti  Sinclair Carr e Jürgen Rehm, si pone l’obiettivo fondamentale di conciliare i risultati spesso divergenti emersi negli anni sul rapporto tra consumo di alcol e salute. Lo studio tenta di fare ordine in un panorama informativo confuso, distinguendo tra i potenziali benefici di un consumo moderato e i comprovati rischi che collegano l’alcol a oltre 60 malattie classificate dall’OMS.
Uno degli aspetti critici principali identificati riguarda la metodologia di misurazione.
Gli autori evidenziano come la ricerca passata si sia spesso concentrata solo sulla quantità media consumata, trascurando il modello di consumo.
Bere la stessa quantità in modo regolare e moderato ha effetti diversi rispetto a episodi concentrati di forte assunzione. Inoltre, l’utilizzo della randomizzazione mendeliana (che usa dati genetici) ha messo in dubbio il presunto effetto protettivo dell’alcol su malattie cardiovascolari e ictus.
Molte conclusioni storiche sul “bicchiere di vino che fa bene al cuore” potrebbero infatti derivare da distorsioni negli studi osservazionali, dove i bevitori moderati presentavano redditi più alti o diete migliori.
Sul fronte dei rischi oncologici, la revisione è categorica: non esiste una soglia sicura di consumo. Ogni quantità può contribuire all’insorgenza di vari tumori, rendendo impossibile la creazione di uno slogan unico che valga per tutte le patologie. Tuttavia, la ricerca evidenzia che il rischio è individuale: fattori come la familiarità genetica per determinate malattie, l’età e lo stile di vita rendono la valutazione personale diversa da quella statistica basata sulla popolazione generale.
Viene inoltre sottolineato che non vi sono prove solide che il vino rosso sia intrinsecamente superiore o più salutare rispetto ad altre bevande alcoliche.
Un elemento positivo risiede nella reversibilità di alcuni danni. Ridurre o interrompere il consumo può abbassare la pressione arteriosa, favorire il recupero del volume cerebrale e diminuire il rischio di cancro nel tempo. Tuttavia, danni cronici al fegato possono non regredire completamente.
Infine, lo studio mette in luce le lacune della ricerca attuale. A causa di impedimenti etici che vietano di condurre studi randomizzati che impongano l’assunzione di alcol ad astemi, la scienza deve affidarsi a modelli osservazionali più rigorosi o a studi focalizzati sulla cessazione del consumo per ottenere dati causali più certi.
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