La dichiarazione di YEREVAN

una strategia europea sulle droghe fortemente centrata sulla sicurezza e sul controllo delle frontiere

la dichiarazione di Yerevan conferma una tendenza già visibile in Europa: aggiornare il linguaggio della guerra alla droga senza modificarne davvero l’impianto

data di pubblicazione:

5 Giugno 2026

La dichiarazione finale della seconda riunione della European Coalition against Drugs (ECAD), tenutasi a Yerevan il 4 maggio 2026, rilancia una strategia europea sulle droghe fortemente centrata sulla sicurezza e sul controllo delle frontiere. 

Un articolo pubblicato su FuoriLuogo riassume i principali pilastri della dichiarazione e ne fornisce un’analisi critica.
Tra le priorità indicate dall’ECAD spicca il rafforzamento della sicurezza marittima. Secondo la coalizione, oltre l’80% delle droghe che entrano in Europa viaggerebbe via mare. Da qui la proposta di aumentare controlli nei porti, coordinamento tra Stati, cooperazione con paesi terzi e presenza di assetti navali nelle principali rotte del narcotraffico, dal Mediterraneo all’Atlantico fino al Golfo di Guinea. Un approccio che continua a leggere il fenomeno delle droghe soprattutto come una minaccia esterna da bloccare ai confini europei.

La dichiarazione insiste anche sul contrasto ai flussi finanziari delle organizzazioni criminali, con misure contro riciclaggio, corruzione e utilizzo delle criptovalute. Un passaggio considerato strategico, ma che secondo molti osservatori evita di affrontare una questione centrale: il mercato illegale prospera proprio grazie ai profitti enormi generati dal proibizionismo.

Più debole appare invece il capitolo dedicato alla salute pubblica e alla riduzione del danno. Il documento cita prevenzione, trattamento e reinserimento sociale, ma senza indicare strumenti concreti come accesso universale al naloxone, drug checking, stanze del consumo sicuro o alternative alla detenzione per chi usa sostanze. Anche il riferimento ai giovani resta generico, concentrato soprattutto sulla prevenzione e meno su servizi accessibili, informazione credibile e interventi non coercitivi.

Per molti analisti, la dichiarazione di Yerevan conferma così una tendenza già visibile in Europa: aggiornare il linguaggio della guerra alla droga senza modificarne davvero l’impianto. Meno slogan ideologici, più governance e cooperazione internazionale, ma ancora una forte centralità di controllo, interdizione e sicurezza. Con il rischio, sostengono le organizzazioni impegnate nella riduzione del danno, di lasciare in secondo piano diritti, salute e inclusione sociale.

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