Raccolta e utilizzo dei dati nel gioco d’azzardo

L'utilizzo dei dati potrebbe servire anche come strumento di prevenzione

La data science applicata al gioco d’azzardo può infatti avere una duplice direzione: da un lato, rappresenta un potente alleato per il monitoraggio e la prevenzione; dall’altro, rischia di essere impiegata per affinare strategie di marketing personalizzato, capaci di aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma e, di conseguenza, la spesa del giocatore.

data di pubblicazione:

26 Aprile 2026

Il ruolo della data science nella prevenzione del gioco d’azzardo patologico. E questo l’argomento di un articolo leggibile sul numero 1 del 2025 di BULLETTIN.

Il passaggio dai contesti fisici di gioco d’azzardo tradizionali alle piattaforme digitali, accessibili ovunque e in qualunque momento, negli ultimi anni ha comportato un’esplosione dei dati generati dai comportamenti dei giocatori: ogni clic, puntata, sessione, tempo di permanenza o reazione a una perdita può essere tracciato, archiviato e analizzato.

Tutti dati materia della data science che, “(…) attraverso tecniche di machine learning e modellazione predittiva, è in grado di rilevare pattern ricorrenti, anomalie e segnali di rischio.

L’utilizzo di modelli predittivi nel gioco d’azzardo non si limita alla semplice profilazione dei giocatori, ma si inserisce in un contesto più ampio di sorveglianza algoritmica, in cui ogni interazione dell’utente viene tracciata e analizzata con l’obiettivo di prevederne il comportamento. La capacità di raccogliere dati granulari in tempo reale consente alle piattaforme di gioco di segmentare i giocatori, individuare i cosiddetti high-risk gamblers e personalizzare le offerte in modo dinamico”.

La data science applicata al gioco d’azzardo può infatti avere una duplice direzione: da un lato, rappresenta un potente alleato per il monitoraggio e la prevenzione (Auer & Griffiths, 2015, 339); dall’altro, rischia di essere impiegata per affinare strategie di marketing personalizzato, capaci di aumentare il tempo di permanenza sulla piattaforma e, di conseguenza, la spesa del giocatore (Zuboff, 2019).

La domanda che si pone il contributo riguarda il fatto se “È lecito raccogliere e analizzare dati comportamentali nel nome della prevenzione? È possibile conciliare la libertà individuale con una protezione algoritmica, senza scivolare in una forma di paternalismo digitale? E qual è la responsabilità degli operatori nel bilanciare gli interessi economici con la tutela delle persone vulnerabili?

“L’applicazione della data science al settore del gioco d’azzardo evidenzia con forza la duplice natura della tecnologia: essa può essere usata per generare profitto, sfruttando la vulnerabilità dei giocatori, oppure può diventare uno strumento di prevenzione e responsabilità sociale.

La differenza non risiede negli algoritmi in sé, ma nel sistema di valori che ne guida l’uso. In un panorama dominato dal capitalismo della sorveglianza, l’enorme quantità di dati generata dai comportamenti dei giocatori online viene raccolta e analizzata principalmente per ottimizzare strategie di marketing e massimizzare i profitti”.

In conclusione per gli autori “la sfida, dunque, è quella di costruire un equilibrio tra prevenzione algoritmica e rispetto dell’autonomia individuale, tra innovazione e trasparenza, tra efficienza e giustizia. Il rischio è che la tecnologia diventi uno strumento di controllo sociale mascherato da tutela, amplificando disuguaglianze e riducendo la libertà personale.
Il futuro della prevenzione nel gioco d’azzardo potrebbe quindi passare attraverso un uso etico e consapevole dei dati, in cui la protezione dell’individuo non sia subordinata al profitto aziendale, ma rappresenti un obiettivo centrale e non negoziabile. Una data science etica, orientata al benessere dell’utente, può diventare un alleato prezioso nella lotta contro la dipendenza patologica, tracciando la strada per un modello di gioco più sostenibile e umano”.

 

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