Carcere e salute mentale

Il caso di Sollicciano

Gestire l’emergenza costa molto di più del fare prevenzione

data di pubblicazione:

12 Aprile 2026

La casa circondariale di Sollicciano nel 2025 contava una popolazione di 581 detenuti per una capienza di 366 posti letto. I dati forniti dalla polizia penitenziaria segnalano 640 episodi di autolesionismo, 50 tentativi di suicidio, tre suicidi, 368 deferimenti all’autorità giudiziaria, 49 episodi di aggressioni agli agenti.

Andrea Piazzoli, consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, parla del sovraffollamento non solo come un problema logistico ma “un fattore che alimenta la violenza e il disagio mentale all’interno degli istituti penitenziari”. Ambienti sovraffollati, continua Piazzoli, aumentano i livelli di stress, la creazione di conflitti e determinano un impatto importante sulla salute mentale sia delle persone detenute sia di chi all’interno delle carceri lavora.

Il problema rimane quello di lavorare sulle emergenze e non provare a creare un sistema che miri alla prevenzione e alla creazione di un ambiente non solo punitivo ma anche riabilitativo.
Il consigliere dell’Ordine toscano pone l’accento sul fatto che il benessere psicologico rappresenti una condizione necessaria per la sicurezza, la convivenza sana e la riduzione della recidiva, mentre troppo spesso lo si considera un elemento accessorio, superfluo. Piazzoli fa emergere la necessità di “ripensare il carcere e iniziare a considerarlo come un ecosistema umano, dove c’è uno spazio delle relazioni, dei significati che si intrecciano. L’idea di avere delle strutture più organizzate per comunità, che siano ambienti meno deprivati, non è un’utopia.”
Ci sono già alcuni esempi in paesi del nord Europa dove sono stati portate avanti modelli di piccole comunità che hanno avuto risultati in termini di riduzioni della recidiva impressionanti, nonostante una spesa iniziale maggiore.

Un primo passo riguarda le figure degli educatori, troppo spesso sotto organico e costretti a lavorare isolati, senza la strategia di creare una visione a livello nazionale. A Sollicciano, infatti, si contano nove educatori effettivi, a fronte degli undici previsti. Si tratta di un paradigma che è necessario cambiare.

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