Gioco d’azzardo e violenza di genere:

esiste una correlazione?

in Italia non c’è ancora una efficace coordinazione tra i centri che si occupano di gioco d’azzardo patologico e i centri antiviolenza

data di pubblicazione:

22 Marzo 2026

Quanto la violenza di genere è relazionata con il gioco d’azzardo patologico?

Un articolo su Vita cerca di dare delle risposte a a partire da due storie raccontate da Alessandra Limetti, autrice di “A perdere. Un gioco senza amore” e Daniela Capitanucci, presidente di And – Azzardo e Nuove dipendenze.

“L’azzardo provoca un solco profondissimo in famiglia, non importa se a giocare sia lui oppure lei. Quando una persona “gioca” in modo patologico la violenza verbale e/o fisica si esprime generalmente di più nel maschio. Spesso è legata a fattori psichiatrici già presenti oppure all’assunzione di alcol o droghe”, spiega Capitanucci. “Il problema economico esiste sia che il dipendente sia maschio o femmina, ma nella stragrande maggioranza dei casi, quando c’è abuso, avviene da parte di soggetti maschili. È quindi a tutti gli effetti un problema di violenza di genere continua Limetti, facendo luce anche sulla mancanza di una rete di servizi adeguata a fronteggiare questo fenomeno intersecato.

Una differenza profonda si riscontra anche nel trattamento della dipendenza da parte della famiglia e/o dalla comunità di riferimento, se a giocare è una donna rispetto ad un uomo. “Quando un uomo sviluppa una dipendenza dall’azzardo, nella maggior parte dei casi può contare su qualcuno disposto a sostenerlo nel percorso di cura. Più spesso sono le mogli o le compagne a stare accanto al giocatore” racconta Capitanucci.”Per le donne invece la situazione è molto diversa: non solo le giocatrici faticano a trovare qualcuno che le supporti, ma spesso devono affrontare reazioni di minimizzazione, svalutazione o persino opposizione“.

L’articolo pone in evidenza come le donne siano le persone maggiormente vittimizzate da questa dipendenza: che siano loro a giocare attivamente o che svolgano il ruolo di caregiver del partner. Mentre questo non accade con la stessa frequenza per quanto riguarda gli uomini.  Tale riflessione porta quantomeno a interrogarci sulla correlazione dei fenomeni trattati, e ad ipotizzare un’integrazione tra i servizi che possa essere funzionale a fornire delle risposte ad ampio spettro.

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