Duty free e tabacco: una zona critica

Il Duty Free riduce le entrate economiche per lo stato

Secondo un recente report di Tobacco tactics, l’esistenza stessa del duty-free contraddice il principio base del controllo del tabacco: l’aumento dei prezzi riduce i consumi. Vendere tabacco a prezzo scontato incoraggia il consumo e facilita le ricadute degli ex fumatori.

data di pubblicazione:

17 Marzo 2026

Un articolo sul sito Tobacco Endgame prende in esame la vendita di tabacco all’interno dei Duty Free degli aeroporti. Una vendita che negli aeroporti italiani ha ripreso i ritmi pre pandemia.

Questa ripresa delle vendite sembra dovuto a due cause: la prima riguarda i viaggiatori britannici, che dal 1° gennaio 2021, hanno riacquistato il diritto agli acquisti tax-free, ed essi rappresentano una fetta importante di turisti nel nostro paese. La seconda causa è relativa all’aumento delle vendite di prodotti a tabacco riscaldato (HTP).

Quello che l’articolo evidenzia è il fatto che le vendite nei Duty Free hanno un impatto negativo sia sulla salute pubblica che sulle entrate dello stato. 

Secondo un recente report di Tobacco tactics, “(…) l’esistenza stessa del duty-free contraddice il principio base del controllo del tabacco: l’aumento dei prezzi riduce i consumi.

Vendere tabacco a prezzo scontato incoraggia il consumo e facilita le ricadute degli ex fumatori”. 

Oltre a questo impatto sulla salute, l’OMS stima che le vendite duty-free sottraggano alle casse dei governi circa 7 miliardi di dollari l’anno in mancate accise. 

Mancate entrate a cui si aggiungono quelle relative “(…) al fenomeno del contrabbando di formiche (piccole quantità trasportate ripetutamente per eludere i controlli) e la deviazione di prodotti destinati all’export verso i mercati neri interni, che sono problemi endemici, come dimostrano i casi lungo il confine USA-Messico e nelle zone franche del Cile”.

Secondo il report i Duty Free, che hanno tra i loro finanziatori alcune lobby del tabacco, vengono presentati come luoghi controllati, ma i gestori si dimostrano resti ad indagare più a fondo sui legami tra duty-free e commercio illecito, come è emerso durante la MOP 4 (la riunione delle parti del Protocollo tenutasi a Ginevra nel novembre 2025) dove la proposta di approfondimento sul tema è stata accantonata.

Di fronte a questa situazione l’articolo conclude che sarebbe importante un’applicazione rigorosa del Protocollo per l’eliminazione del commercio illecito.

 

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