Allarme criminalità minorile? Io non ti credo più

Ottavo rapporto sulla giustizia minorile di Antigone

Il tema più discusso è la "criminalità minorile" e si mettono in secondo piano indicatori che stanno alla base di un disagio più profondo

data di pubblicazione:

12 Marzo 2026

Io non ti credo più è l’ottavo rapporto sulla giustizia minorile in Italia realizzato dall’associazione Antigone. Il rapporto si pone l’obiettivo di fare luce sul fenomeno della criminalità minorile cercando di analizzarne le cause, l’andamento e le risposte.

Guardando ai dati Eurostat dei poco più dei due milioni di reati denunciati in Italia ogni anno, circa 30000 sono commessi da minorenni, ovvero l’1,5%. Il dato più interessante però riguarda l’aumento delle risposte penali a questi reati: negli Istituti penali per minorenni (Ipm) si è passati dalle 381presenze registrate a fine 2022 alle 572 di fine 2025. In tre anni dunque la crescita è stata del 25 per cento.

La configurazione di questi ultimi anni deriva anche dall’approvazione del decreto Caivano del 2024, che, ampliando le maglie dell’intervento custodiale e inasprendo le misure cautelari, ha causato un aumento delle presenze negli IPM.

Un ulteriore dato importante è quello relativo alla sovra-rappresentazione dei ragazzi stranieri. I minori stranieri sono il 42% dei collocamenti in comunità, il 46% delle presenze in IPM ma solo il 23% delle prese in carico dei Servizi Sociali (Ussm). La selezione penale non segue solo la gravità del reato, si legge nell’articolo di Via Libera, ma la disponibilità di risorse familiari e sociali. 

Il dibattito pubblico rimane radicato ad un panico morale generalizzato intorno agli adolescenti, si parla di baby gang ed emergenze continue. Il tema più discusso è la “criminalità minorile” e si mettono in secondo piano indicatori che stanno alla base di un disagio più profondo.

La fascia di età 14-17 ha la maggiore incidenza di persone in povertà assoluta. Tra il 2016 e il 2024 si registra un peggioramento dell’indice di salute mentale tra i più giovani con un conseguente aumento dell’utilizzo di psicofarmaci. Il contesto è quello di una povertà educativa e di una fragilità delle reti territoriali sempre più dilagante.

Quali sono le risposte? La repressione penale risulta quella più immediata, ma è davvero quella che funziona meglio?

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