Lo spritz di mattina: una abitudine pericolosa tra gli universitari

vanno stimolati comportamenti alternativi meno rischiosi

Gli esperti sottolineano diversi rischi correlati al consumo di alcolici già di prima mattina: uno a breve termine e più legato alle capacità cognitive, con compromissione dell'attenzione e della memoria, e uno più a lungo termine, più legato al rischio di sviluppare dipendenze e al rischio maggiore di sviluppare patologie quali il cancro

data di pubblicazione:

6 Marzo 2026

A Ferrara si beve lo spritz prima dell’orario delle lezioni o durante le pause tra una lezione e l’altra. E’ quanto emerge da un articolo sul sito di MOHRE, che esprime preoccupazione su questo consumo di alcolici che ha preso piede prevalentemente nell’ambiente universitario ferrarese.

Giovani dai 20 anni in su già dalle 9,30 di mattina si berrebbero uno spritz per iniziare la giornata. Un fenomeno, quello del consumo di alcol da parte dei giovani, che emerge anche dai dati raccolti dall’ Osservatorio Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Ferrara. Secondo l’Osservatorio è stato”(…) registrato un raddoppio dei pazienti giovani (18-29 anni) nell’ultimo decennio: dal 4,7% nel 2015 al 9,5% nel 2024. La ricerca europea sugli stili di vita adolescenziali rivela che il 75% dei giovani tra 15 e 19 anni ha fatto uso di alcol, con la fascia 15-17 anni particolarmente esposta”.

Gli esperti sottolineano diversi rischi correlati al consumo di alcolici già di prima mattina: uno a breve termine e più legato alle capacità cognitive, con compromissione dell’attenzione e della memoria, e uno più a lungo termine, più legato al rischio di sviluppare dipendenze e al rischio maggiore di sviluppare patologie quali il cancro.

Secondo Emanuele Scafato, consulente OMS e membro dell’Advisory Board della SIA, Società Italiana di Alcologia, la comparsa di questo fenomeno, che normalizza comportamenti rischiosi per la salute è la dimostrazione del “(…) del fallimento della prevenzione e di chi dovrebbe assicurarla. E’ un vulnus per la tutela dei più vulnerabili che sono le stesse agenzie educative principali, la famiglia e la scuola, a inoculare nella società insieme alle pressioni al bere dell’industria. La società ha perso la capacità di controllo informale e contrastare il bere dei giovani.

Per gli esperti del MOHRE servono “(…)  interventi urgenti su più fronti: identificazione precoce del rischio, lotta alle fake news che lasciano ritenere che bere faccia bene, contrastare le partnership i produttori che, anche secondo l’OMS, non sono da considerare partner della salute, campagne di svalorizzazione dell’alcol e di sensibilizzazione nelle scuole e università, riduzione del marketing aggressivo e pervasivo sui media e sui social network, maggiore “health literacy” da parte delle famiglie”.

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