farmaci iniettabili a lunga durata d’azione e trattamento hiv

Le ricerche confermano che le terapie long-acting, somministrate ogni due mesi, offrono un controllo dell’infezione pari o superiore al 90%

le terapie long-acting a base di cabotegravir e rilpivirina offrono una combinazione che garantisce efficacia, sicurezza, aderenza e qualità di vita

data di pubblicazione:

20 Novembre 2025

Secondo i risultati di recenti ricerche e indagini, i farmaci iniettabili a lunga durata d’azione, usati nel trattamento per l’Hiv, sono sempre più efficaci e sicuri. Ne discute Valentina Arcovio, commentando per Sanità Informazione le discussioni e le relazioni del 20esimo congresso della European AIDS Clinical Society.

“Il trattamento dell’Hiv sta cambiando rapidamente grazie a soluzioni sempre più semplici, tollerabili ed efficaci. Tra queste, i farmaci iniettabili a lunga durata d’azione, i cosiddetti long-acting, rappresentano una delle innovazioni più promettenti. È quanto emerso al 20esimo congresso della European AIDS Clinical Society (EACS), appena concluso a Parigi, dove sono stati presentati oltre 40 nuovi studi. Le ricerche confermano che le terapie long-acting a base di cabotegravir e rilpivirina, somministrate ogni due mesi, garantiscono un controllo dell’infezione pari o superiore al 90%, con pochissimi casi di fallimento virologico (<1%) e un’eccellente tollerabilità.

Lo studio Long-ICONA, condotto nell’ambito della coorte italiana ICONA, ha coinvolto circa un centinaio di persone con Hiv che sono passate dalla terapia orale quotidiana alla combinazione iniettabile bimestrale di cabotegravir e rilpivirina. “Si tratta di uno studio prospettico che ha valutato non solo la risposta virologica, ma anche parametri biologici peculiari come le concentrazioni plasmatiche del farmaco e i marcatori infiammatori”, commenta Andrea Giacomelli, infettivologo dell’Università degli Studi di Milano e del Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche dell’ASST Fatebenefratelli Sacco, nonché consigliere SIMIT.

“I risultati mostrano che non vi è nessuna variazione significativa dell’infiammazione sistemica e i livelli di farmaco sempre sopra la soglia di efficacia, confermando la sicurezza del trattamento nel tempo. Inoltre, nessun partecipante – continua – ha presentato concentrazioni subottimali di farmaco. Solo due i casi di fallimento virologico, a conferma che la terapia long-acting mantiene un profilo di efficacia e sicurezza del tutto sovrapponibile ai trial clinici, anche nella pratica quotidiana”.

Tra i lavori presentati a EACS 2025, spiccano una metanalisi di studi osservazionali sull’uso del cabotegravir/rilpivirina in real life in oltre 2mila persone con HIV e lo studio VOLITION, che ha esplorato tra gli operatori sanitari la percezione e la fattibilità della terapia iniettabile. “La metanalisi – spiega Giacomelli – conferma una efficacia superiore al 90% a 12 mesi, con tassi di fallimento virologico intorno all’1% e interruzioni legate soprattutto al dolore nel sito d’iniezione.

VOLITION, invece, ha raccolto le opinioni dei clinici, che considerano questa strategia semplice e gestibile, anche nelle fasi precoci del trattamento. È una nuova importante opportunità di scelta per la persona con Hiv: poter passare da una terapia orale quotidiana a una somministrazione bimestrale controllata dal centro rappresenta un cambio di paradigma”.

Dati sull’applicazione concreta del trattamento con cabotegravir e rilpivirina sono emersi anche dallo studio SCohoLART dell’IRCCS San Raffaele di Milano, che ha seguito 549 persone con Hiv virologicamente soppresse per una mediana di 24 mesi dopo il passaggio alla terapia iniettabile long-acting. “Abbiamo osservato che il 99% dei pazienti – spiega Camilla Muccini, infettivologa, Ospedale San Raffaele – mantiene la soppressione virale dopo due anni, con solo sei casi di fallimento virologico, tutti rientrati a viremia non rilevabile dopo il cambio di terapia.

L’aderenza è altissima: oltre il 98% delle iniezioni è stato effettuato nella finestra prevista, grazie al monitoraggio diretto da parte del centro. Lo studio ha inoltre evidenziato un miglioramento del profilo immunologico, con un aumento del rapporto CD4/CD8 legato a una riduzione dei linfociti CD8, e benefici sul piano metabolico e renale: riduzione del colesterolo LDL e miglioramento della funzione renale, senza variazioni di peso. Questi risultati ci dicono che la terapia long-acting è non solo efficace e tollerata, ma anche capace di preservare l’equilibrio metabolico e immunologico nel lungo periodo”.

Insieme, gli studi Long-ICONA, la metanalisi, VOLITION e SCohoLART tracciano un quadro coerente e definito: le terapie long-acting a base di cabotegravir e rilpivirina offrono una combinazione unica di efficacia, sicurezza, aderenza e qualità di vita. Diventa dunque fondamentale a questo punto un coinvolgimento attivo dei centri clinici nell’offerta di questi farmaci long acting.”

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