I social parlano di carcere: un esperimento

Il carcere di Bolzano sperimenterà l'utilizzo di una pagina di Instagram per raccontare cosa si fa dentro al carcere

Con l'apertura di un profilo Instagram, e a breve di una pagina Facebook, si vuole raccontare la vita quotidiana delle persone detenute, il loro lavoro, le attività e i progetti avviati con il Comune e le associazioni del territorio

data di pubblicazione:

26 Ottobre 2025

Rendere visibile la vita di un carcere attraverso l’uso dei social. E’ quello che nei prossimi sei mesi sperimenterà il carcere di Bolzano. In un articolo sul sito del POST si racconta come l’iniziativa del nuovo direttore vuole rendere maggiormente trasparente quello che succede all’interno di questo istituto. Troppo spesso si leggono solo fatti di cronaca negativi legati al carcere, che parlano solo del dolore delle persone, delle emergenze e altre criticità che rendono la vita delle persone in carcere difficile.

Con l’apertura di un profilo Instagram, e a breve di una pagina Facebook, si vuole raccontare la vita quotidiana delle persone detenute, il loro lavoro, le attività e i progetti avviati con il Comune e le associazioni del territorio.

Con questa iniziativa il direttore Giangiuseppe Monti vuole fare sapere che “(…) dentro queste mura c’è molto altro: persone che studiano, lavorano, si impegnano per cambiare. È giusto che si sappia.

Per Monti “la trasparenza è una forma di responsabilità pubblica e parlare del carcere significa parlare di noi, del modo in cui una società sceglie di non abbandonare nessuno. Aprire i social è solo un modo per dire che siamo qui, che il cambiamento è in corso e che vale la pena guardarlo da vicino.

Un cambiamento che è cominciato con il suo arrivo due anni fa e coinciso con l’arrivo di alcuni fondi regionali. Fondi che sono serviti per ristrutturare il tetto, alcune facciate e alcuni spazi interni.

Le condizioni critiche dell’immobile, sia dal punto di vista strutturale che igienico sanitario, che si trova nel centro della città, erano già state denunciate sia dall’associazione Antigone che dal segretario generale del sindacato UILPA Polizia Penitenziaria.

Questi cambiamenti, che dovrebbero migliorare la vita delle persone che ci lavorano e sono detenute, dovevano essere documentate. I social media, per ora, sono sembrati lo strumento migliore per farlo.

 

 

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