ricerca sulla riduzione dei rischi per i consumatori di crack

la disponibilità di strumenti sicuri per l’inalazione riduce comportamenti rischiosi, danni fisici e psicologici, e favorisce il contatto continuativo con i servizi

La ricerca attesta i risultati positivi della sperimentazione condotta a Bologna. Le pratiche più rischiose diminuiscono e aumenta la fiducia fra consumatori di crack e operatori

data di pubblicazione:

2 Settembre 2025

Dall’esperienza di intervento sperimentale di riduzione dei rischi per i consumatori di crack di Bologna, è originata una ricerca che ne dettaglia i risultati. Lo studio attesta la riduzione delle pratiche più pericolose per la salute e l’aumento di fiducia instaurato fra consumatori e operatori.

“La ricerca, firmata da Raimondo Maria Pavarin, Dario Consonni e dal team degli operatori di strada di Fuori Binario, servizio di bassa soglia nel retro della Stazione di Bologna gestito da Open Group, è stata pubblicata a luglio 2025 sulla rivista internazionale Substance Use & Misuse.

La sperimentazione si è svolta a Bologna tra aprile e luglio 2024 e ha coinvolto 40 persone che utilizzano crack, reclutate presso l’unità mobile e lo spazio “Fuori Binario”, gestiti da Open Group per conto del Comune. A ciascun partecipante è stato consegnato un kit contenente una pipe in vetro realizzata da Cas Baluard di Barcellona, bocchino, materiale sterile, bicarbonato, acqua sterile e preservativo, insieme a una sessione di counseling sulle pratiche di consumo più sicure.

I risultati sono significativi: dopo 30 giorni la condivisione di bottiglie per fumare crack era diminuita del 22%, e dopo 60 giorni del 46%. La pratica di usare lattine o bocchini condivisi è scomparsa, mentre si è ridotta sensibilmente la percezione e l’incidenza di problemi legati al consumo, come bruciature alle labbra, problemi respiratori, insonnia, paranoia e irritabilità. Complessivamente, a ogni follow-up è calata la percentuale di chi riportava effetti negativi legati all’uso di crack.

Il responsabile dello studio Raimondo Maria Pavarin, che è Epidemiologo sociale e sociologo della salute e insegna all’Università di Bologna, ha sottolineato anche come “dopo 60 giorni la frequenza del fumo di crack è diminuita nel 50 per cento dei casi”.

“Questi risultati – ha continuato Pavarini – sono dovute sì alla pipe da crack, ma non solo. Abbiamo visto che le persone che hanno partecipato a entrambi i follow up erano quelle che avevano avuto un maggior contatto con gli operatori: questo che significa che utilizzando lo strumento pipa si è riusciti ad agganciare queste persone e a stabilire una relazione con gli operatori. Questa ha permesso che nel tempo che le persone che usano crack potessero ragionare su quelli che erano i propri stili consumo a rischio”.

Lo studio conferma quanto già emerso in Canada e in altri paesi: la disponibilità di strumenti sicuri per l’inalazione riduce comportamenti rischiosi, danni fisici e psicologici, e favorisce il contatto continuativo con i servizi. A Bologna la consegna delle pipe ha consentito agli operatori di costruire e mantenere relazioni di fiducia con persone spesso in condizioni di marginalità estrema: il 90% viveva in alloggi precari, il 45% era migrante, un quarto risultava positivo all’HCV e il 7,5% all’HIV.

Sebbene limitato nel numero di partecipanti e nella durata, lo studio rappresenta un passo importante per colmare il ritardo italiano nelle pratiche di riduzione del danno rivolte al consumo di crack. L’evidenza è chiara: offrire strumenti sicuri significa prevenire malattie e lesioni, ridurre lo stigma, promuovere salute e dignità.”

Raimondo Maria Pavarin, Dario Consonni & Street Workers Team (18 Jul 2025): Crack Pipes Distribution in People Who Use Drugs Attending a Harm Reduction Service in Bologna, Northern Italy. Results of a Cohort Study, Substance Use & Misuse, DOI:10.1080/10826084.2025.253397

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