Società dell’estetica e disturbi alimentari

i modelli estetici proposti sono sempre più irraggiungibili e fonte di insicurezza e insoddisfazione personale

Creatori di questo ideale estetico sono stati soprattutto i social media, che negli anni hanno amplificato la diffusione di modelli estetici irraggiungibili, con la conseguenza di generare, soprattutto nei giovani, insicurezza e insoddisfazione. Stati emotivi che possono portare ad assumere comportamenti disfunzionali legati al cibo.

data di pubblicazione:

21 Agosto 2025

 Una riflessione sui disturbi alimentari che va oltre all’approccio clinico. E’ quanto si propone di fare un articolo sul sito FRAMMENTI RIVISTA. Il mondo con gli occhi della cultura. 

Parlare di disturbi alimentari, oltre l’aspetto clinico, implica una analisi delle dinamiche culturali e dei valori dominanti della nostra epoca. Epoca in cui spesso si associano a questi disturbi problemi di salute mentale, che riguardano unicamente la singola persona, che non ci riguardano.

Siamo in un’epoca in cui “(…) l’ossessione per un’ideale estetico preciso, magro, controllato, levigato, è diventata uno dei tratti distintivi della modernità. L’anoressia, la bulimia, il binge eating disorder non nascono nel vuoto, ma si sviluppano in un contesto che esalta la magrezza come sinonimo di successo, volontà, valore personale. In questo senso, il disturbo alimentare non è solo un sintomo individuale, ma anche un grido collettivo. Il corpo, vissuto come campo di battaglia, diventa linguaggio”.

Creatori di questo ideale estetico sono stati soprattutto i social media, che negli anni hanno amplificato la diffusione di modelli estetici irraggiungibili, con la conseguenza di generare, soprattutto nei giovani, insicurezza e insoddisfazione. Stati emotivi che possono portare ad assumere comportamenti disfunzionali legati al cibo.

Di fronte a questo scenario è sempre più urgente”(…) ripensare il modo in cui parliamo e percepiamo il corpo. Promuovere una cultura dell’accettazione, che valorizzi la diversità delle forme, dei pesi, delle esperienze, è un passo necessario.

Un cambio culturale che deve procedere di pari passo con la cura di chi soffre di un disturbo alimentare, spesso segnata da ansia, depressione, isolamento.

Per questo oltre alle terapie psicologiche, come quella cognitivo-comportamentale, che mostra buoni risultati, ci deve essere una comprensione empatica della persona, non solo del sintomo.

“In questo senso, centri specializzati come Lilac, Centro per disturbi alimentari, offrono un esempio concreto di approccio integrato, in cui la cura clinica si affianca a un sostegno psicologico costante e personalizzato, orientato al recupero del benessere globale”.

In definitiva la guarigione è possibile, ma deve anche passare da una trasformazione del contesto che ha contribuito a generare il sintomo, creando spazi di ascolto e accoglienza del disagio. Disagio che ha ricadute economiche e sociali sulle comunità e che da queste deve essere preso in carico.

 

 

 

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