SUPERDOTAZIONE E DEPRESSIONE

data di pubblicazione:

2 Marzo 2012

Da una ricerca effettuata da Eurotalent Italia risulta che la depressione nei bambini ad alto potenziale intellettivo è statisticamente più frequente che nel gruppo di tutti gli altri bambini; si sviluppa in coincidenza con la frequenza scolastica, sia nella scuola dell’infanzia sia nella primaria. Utile per la prevenzione è la formazione degli insegnanti.Non sempre è facile interpretare in un bambino i segnali che possono far pensare a una depressione o che sono semplicemente spunti depressivi, al di là dell’aria triste che non richiede sforzi interpretativi.
L’isolamento fa pensare a difficoltà di relazione, la poca voglia di provare e manifestare piacere fa pensare a difficoltà di relazione.  Disturbi come la cefalea, dolori addominali, insonnia, di cui ci si preoccupa dal punto di vista puramente fisico, vanno indagati anche nell’ottica psicosomatica. Anche autodenigrazione, manifestazioni di scarsa stima di sé, autocolpevolizzazione, sono manifesti di scarsa autostima che può deragliare in depressione.
Il frequente comportamento da pagliaccio, rileva un tentativo autoriduttivo di imporsi all’attenzione, che, infastidendo, ottiene l’effetto opposto, rinsaldando la poca considerazione di sé. Scarsa autostima che si può esprimere anche in un persistente, esagerato, spesso immotivato senso di colpa.  Reazioni depressive più marcate e di possibile cronicizzazione sono anoressia, perdita di peso, abbattimento, idee di morte e di suicidio. Anche tante sospette iperattività sono in realtà reazioni depressive, o difese dalla depressione, così come spesso sono i comportamenti aggressivi e antisociali, Quando tutto ciò si cronicizza, allora si deve parlare di depressione infantile (vedi DSM IV).
Il sentimento di identità comincia a svilupparsi in modo tangibile nel periodo della seconda infanzia, quando le attività sociali assumono più grande spessore, soprattutto con l’inizio dell’attività scolastica, e nell’età scolare si rendono più evidenti.
Lo studio ha preso in esame un gruppo di 37
  bambini , ugualmente distribuiti fra ambo i sessi, provenienti da tutte le regioni d’Italia, il cui Quoziente Intellettivo è compreso tra 130 e 159 alla scala WISC III-R.  Nel 5,5% di questo gruppo di bambini si può parlare di depressione dichiarata, nei bambini restanti è stata constatata la presenza di demotivazione nell’89%, di noia nel 27%, di ribellione alla scuola nel 24%, di isolamento nel 22%, di sensazioni persecutorie nel 5%, di rifiuto ad andare a scuola nel 5%, solo il 5% dei bambini non dichiara alcun problema.
Considerato che nell’intera popolazione infantile, dai 6 ai 12 anni, i casi di depressione sono di circa il 2,5%
, si deduce che i bambini ad alto potenziale intellettivo sviluppano sintomi di depressione in quantità statisticamente più elevata rispetto al grippo di tutti gli altri bambini. Inoltre il 67% mostra problemi che sono predisponenti una depressionee possono essere considerati come fattori di rischio elevato.
Questi bambini si trovano generalmente inseriti in classi dove generalmente nessuno è in sintonia con loro rispetto alle capacità cognitive, per questo si trovano, proprio nello spazio dedicato all’apprendimento, isolati e quasi sempre non compresi, neppure dall’insegnante.
Di solito questi bambini entrano nella scuola con molte aspettative, convinti che impareranno, leggeranno, scriveranno, scopriranno un mondo nuovo. Il loro entusiasmo iniziale è presto deluso.
Per questa ragione gli autori della ricerca individuano alcuni cambiamenti da realizzarsi nel contesto scolastico: in primo luogo l’attuazione di una didattica adatta ai bambini superdotati.

FAMIGLIA OGGI
n. 6 Novembre Dicembre 2011
Superdotazione e depressione
Federica Mormando
Pag. 66

La rivista è disponibile c/o Cesda

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