questione droghe come emergenza senza fine

Dagli anni ’70 la droga è rappresentata come una emergenza, ma una emergenza mediatica continua desensibilizza

in Italia i consumi di sostanze sono sempre più diversificati e diffusi, alla pari degli stili di consumo, ma la consapevolezza sociale del fenomeno resta inadeguata

data di pubblicazione:

14 Luglio 2025

Una riflessione di Riccardo Gatti, pubblicata sul suo blog, fa il punto sulla situazione dei consumi e delle dipendenze in Italia. Gatti sottolinea da una parte la normalizzazione della questione droga nel dibattito pubblico, dall’altra la sua maggiore accettazione sociale in vasti strati sociali.

“Immancabile come il levar del sole, il 26 giugno, ogni anno, arriva la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico di droga indetta dalle Nazioni Unite e ogni anno è accompagnata da una ventata di iniziative che, a volte fanno riferimento alla giornata, a volte no: ci parlano dei gravi problemi collegati all’uso di droghe.

Ma l’attenzione al tema è calata progressivamente: l’assuefazione non riguarda solo certe droghe ma anche le notizie. Dagli anni ’70 la droga è rappresentata come una emergenza ma una emergenza mediatica continua desensibilizza. Non ci si fa più caso.

Abbiamo vissuto male con il covid ma il post covid ci porta instabilità mondiali, guerre alle porte, nuove spese da affrontare per essere pronti a difenderci, senza nemmeno poi sapere bene dove sia il nemico. Così la questione droga, ogni tanto, risale le cronache, per poi scomparire. L’abbiamo visto anche con Trump: la guerra al fentanyl è stata una delle ragioni dell’inizio della guerra dei dazi ma, ora, gli USA fanno guerre con armi vere e del fentanyl non si parla quasi più.

Così il 26 giugno di quest’anno con la sua Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico di droga rischia di viaggiare sottotraccia, almeno per quanto riguarda l’informazione. D’altra parte c’è tutto un mondo di adulti che ha metabolizzato l’uso di droghe e di additivi nella cultura contemporanea, traghettandolo con disinvoltura dalla società post-industriale a quella interconnessa.

In ambiti diffusi, l’uso di sostanze consapevole ed integrato, non è considerato un problema, anche se lo è. Ed è così che nuovi dati ufficiali ci parlano di un numero di decessi collegati alla cocaina che hanno raggiunto quelli legati all’eroina. C’è a chi piace intitolarlo come un nuovo record: cocaina 80 decessi, eroina 81, nel 2024. Forse nel 2025 avremo il sorpasso, ma sono numeri che dicono poco: probabilmente sono collegati solo a fatti acuti ed accertati.

Intanto la cocaina, in Italia ed in Europa si diffonde ed attraversa la società civile. Chi la consuma si ritiene un vincente ma, intanto ne diventa schiavo. Pensa di controllare ogni cosa ma, il suo cervello cambia e cambia il suo modo di pensare. Eppure si parla poco di tutto ciò. Relazioni, lavoro, sesso, salute possono andare a rotoli: spesso è questa la realtà per i consumatori, ma è facile dare la colpa al destino. Si vive come funamboli cercando di camminare su un filo, ma intanto le tonnellate di cocaina che arrivano servono a portar via risorse che vanno a chi le userà per sottomettere la società civile con l’obiettivo di comprarsi tutto e di condizionarci, con i nostri soldi.

E così, anche gli obiettivi dei mercati illeciti si diversificano per sottometterci. Rischiamo una devastante epidemia di crack, derivato della cocaina, di cui si parla ancora soprattutto nelle cronache locali ma, dove si è diffuso come droga low cost, sta trasformando, in tempi molto brevi, persone sane in malati cronici di mente e di corpo. Poi, dalla cannabis alle nuove droghe, ci sono, ormai una serie di possibilità diverse per alterarsi (tra cui catinoni sintetici, cannabinoidi sintetici, oppioidi sintetici e quello che arriverà), perché abbiamo creato le condizioni in cui alterarsi per fare qualunque cosa usuale, lavorare, studiare, socializzare, fare sesso, sia considerato normale. Il normale doping della vita quotidiana che sostiene anche una sorta di perverso welfare parallelo dove c’è chi vive di droga, vendendola, perché è tutto ciò che riesce a fare.

E attenzione: diffondere droghe, nella storia, è sempre stato uno strumento di destabilizzazione e, considerato il momento, qualche domanda su come e da dove arrivano le sostanze che usiamo e perché, ce la dovremmo porre. Ciò che è chiaro è che se le droghe fossero usate come armi asimmetriche avremmo poche difese, soprattutto a livello culturale. È un nostro punto debole a cui i mercati leciti si adeguano ed è per questo che i nuovi dati ci dicono che nel 2024 un minorenne su tre ha fatto uso di tabacco, uno su quattro ha subito almeno un episodio di intossicazione alcolica, uno su cinque ha tenuto comportamenti a rischio con i videogiochi, e il 17% ha manifestato un uso problematico e sconsiderato di internet.

Il Governo, così, si impegna perché si faccia prevenzione, finanziando una miriade di progetti attuati da forze di polizia e operatori di settore, che, forse, andrebbero anche meglio monitorati, nel tempo: non si conosce, se non in rari casi, quale sia il loro reale effetto. Ma in definitiva il Governo richiama anche come decisivo il ruolo della famiglia: “i ragazzi che riferiscono di avere una relazione di fiducia con i propri genitori, con una buona comunicazione e una percezione positiva di sé, mostrano meno frequentemente comportamenti legati all’uso di sostanze”. Vero, in un certo senso ovvio, purtroppo, però la realtà è più complessa e non sempre positiva.

Insomma, l’estate è rovente, non solo per ragioni climatiche: arriva il 26 giugno, arrivano i dati per il Parlamento e tutto sembra coerente e apparentemente meno emergenziale del solito. Se i dati ufficiali 2024 (relativi al 2023) parlavano di un trend in crescita del consumo di sostanze psicoattive tra i giovani, ad eccezione della cannabis in un anno, secondo i dati appena presentati (relativi al 2024), le agenzie di stampa riportano che i consumi tra gli studenti risultano in calo per quasi tutte le categorie di sostanze.
Possibile? Direi improbabile, in qualche modo inspiegabile, ma ci voglio proprio sperare.”

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