Finlandia: aumentano le morti giovanili per overdose

un fenomeno favorito anche dal difficile accesso ai servizi

Secondo l’ultimo report dell’EUDA – osservatorio europeo sulle droghe – nel 2021 in Finlandia più del 20% dei morti per overdose aveva meno di 25 anni di età, quattro volte il dato italiano

data di pubblicazione:

4 Giugno 2025

La Finlandia si trova tra i primi posti della classifica europea per decessi causati dal consumo di droghe. Una posizione inaspettata per un paese che nell’ultimo World Happiest Report  viene incoronata – di nuovo – come “La nazione più felice del mondo”.

Da un articolo consultabile sul sito Salute internazionale si apprende che nel continente europeo ogni anno il numero di morti correlato all’uso di droghe è di poco più di 6.000 decessi. Un numero non basso, ma ormai stabile da diversi anni. La Finlandia sembra però fare eccezione a questa situazione, soprattutto rispetto alle morti giovanili.

“Secondo l’ultimo report dell’EUDA – osservatorio europeo sulle droghe – nel 2021 in Finlandia più del 20% dei morti per overdose aveva meno di 25 anni di età, quattro volte il dato italiano.

C’è da aggiungere che nei successivi due anni la situazione non è migliorata. L’istituto Statistics Finland riporta un progressivo aumento della mortalità in questa fascia di età: nel 2023 un morto su tre aveva meno di 25 anni. Il problema non è una novità per il Paese, che assiste da molti anni ad una crescita costante della mortalità giovanile, causata quasi sempre da un’overdose”.

Tra le cause di questi decessi in età giovanile ci sono varie ragioni. La principale sarebbe il consumo di sostanze oppioidi per via endovenosa, tra cui l’eroina. Questa secondo i dati del Finnish Institut for Health and Welfare (THL) sarebbe la sostanza alla base del maggior numero di overdose. Inoltre la minor produzione di oppio proveniente dall’Afganistan starebbe spingendo i consumatori versi l’uso di oppioidi sintetici, come la buprenorfina e il Fentanyl, quest’ultima già presente nei Paesi baltici.

Ma il dato più in portante in possesso dei ricercatori del THL riguarderebbe l’utilizzo di più sostanze psicoattive simultaneamente (polydrug consumption).  Questo utilizzo sarebbe la causa di morte della quasi totalità dei decessi.

Di fronte a questa situazione cosa si può fare? I ricercatori propongono diverse soluzioni: prima tra tutte la creazione delle cosiddett edrug consumption rooms, luoghi sicuri dove, chi fa uso di sostanze, può consumarle sotto la supervisione di personale qualificato. Il consumo in solitudine espone i consumatori a rischi ancora più elevati.

In secondo luogo andrebbe varato un programma di distribuzione del naloxone da portare a casa, già attivo in 16 paesi europei, come pure corsi di formazione rivolti alla popolazione sul suo utilizzo in casi di overdose.

Oltre a questi approcci i ricercatori “(…) pensano allo sviluppo di dispositivi indossabili capaci di monitorare i segni vitali e di allarmare il personale sanitario in caso di alterazioni preoccupanti. Uno di questi, l’Opioid Halo ä, è in grado di avvisare di un’imminente overdose sia l’utente che un contatto di emergenza, consentendo il monitoraggio in tempo reale. Il dispositivo è il primo approvato negli Stati Uniti da parte della Food and Drug Administration, agenzia di regolamentazione farmaceutica americana”.

Il problema alla base di questa situazione resta un difficile accesso, per i giovani, ai servizi per le dipendenze e a quelli correlati (salute mentale).

Per questo i ricercatori del THL nel report hanno fatto anche delle proposte per prevenire le morti giovanili.

Tra queste alcune sono volte a “(…)  rafforzare il fronte sociale, migliorando l’accessibilità ai trattamenti di sostituzione degli oppioidi ma, soprattutto, abbassando la soglia per chiedere assistenza. Su quest’ultimo punto, i ricercatori ritengono che sia necessario rafforzare la fiducia reciproca tra chi fa uso di droghe e le autorità, depenalizzando l’utilizzo di sostanze e coinvolgendo gli utilizzatori nel dibattito sociale.

 

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