stigma e hiv: uno studio tra gli operatori sanitari

la presenza di stigma è correlata alla mancanza di informazioni e formazione

un operatore sanitario su quattro non conosce il concetto di “non rilevabile uguale non trasmissibile” (U=U), che significa che le persone con HIV che raggiungono e mantengono una carica virale non rilevabile non possono trasmettere il virus ad altri per via sessuale. Il 44% non ha conoscenze sulla profilassi post-esposizione (PEP) e quasi il sessanta% non ha conoscenze sulla profilassi pre-esposizione (PrEP)

data di pubblicazione:

19 Novembre 2024

Erving Goffman considera lo stigma un attributo profondamente screditante che declassa l’individuo, lo segna e lo disonora in maniera tendenzialmente permanente. Essere oggetto di stigma, per un singolo individuo o una collettività, rappresenta quindi un elemento che incide profondamente sulla qualità della vita. Non solo la vita futura, ma anche quella presente, che spesso si traduce, in ambito sanitario a ritardi o mancanza di cure.

Per questo motivo è interessante lo studio realizzato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e della European AIDS Clinical Society (EACS) sul tema dello stigma tra gli operatori sanitari che lavorano in 54 paesi che si trovano in Europa e in Asia Centrale. Il rapporto dal titolo HIV stigma in the healthcare setting, ha rivelato significative lacune nelle conoscenze sulla trasmissione e prevenzione dell’HIV tra gli operatori sanitari.

Combattere lo stigma per contrastare la diffusione dell’HIV tra la popolazione mondiale è una delle principali raccomandazioni che fanno le istituzioni pubbliche e associazioni di tutto il mondo che lavorano nell’ambito sanitario e in particolare in quello delle Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST). Combattere lo stigma diventa una condizione necessaria per raggiungere l’obiettivo di porre fine all’AIDS entro il 2030 a livello globale.

Risulta ancora più importante, a questo punto, comprendere perché esiste e come si sviluppa lo stigma tra gli operatori sanitari. Lavoratori che dovrebbero per primi occuparsi della prevenzione e cura delle persone che hanno contratto il virus dell’HIV.

Il Rapporto evidenzia in particolare che “(…) un operatore sanitario su quattro non conosce il concetto di “non rilevabile uguale non trasmissibile” (U=U), che significa che le persone con HIV che raggiungono e mantengono una carica virale non rilevabile non possono trasmettere il virus ad altri per via sessuale. Il 44% non ha conoscenze sulla profilassi post-esposizione (PEP) e quasi il sessanta% non ha conoscenze sulla profilassi pre-esposizione (PrEP). Meno di un terzo degli intervistati ha una conoscenza corretta di tutte e tre le affermazioni relative alla trasmissione e alla prevenzione dell’HIV.”

Altri dati riportano la difficoltà in una parte, minoritaria, del personale sanitario a lavorare con persone o gruppi a maggior rischio di contrarre il virus HIV. Tra questi figurano i consumatori di droghe per via iniettiva, uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, lavoratori del sesso o transgender. Un atteggiamento che, secondo il rapporto, sarebbe riconducibile ad una mancanza di informazione e formazione.  Questo nonostante la presenza, in molte strutture, di protocolli e linee guida per la protezione dall’infezione da HIV e la prevenzione della discriminazione.

L’ECDC sottolinea che i risultati dell’indagine vanno tenuti in considerazione, “(…) poiché lo stigma dell’HIV è collegato a risultati sanitari negativi, come cure ritardate, scarsa aderenza alle terapie e al ricorso alle prestazioni sanitaria, che in ultima analisi ostacolano gli sforzi di prevenzione e trattamento dell’HIV.”

Comprendere come e in quali contesti lo stigma dell’HIV si manifesta negli ambienti sanitari è necessario per intervenire e affrontare i fattori individuali e istituzionali di stigma e discriminazione nei confronti delle persone che vivono con l’HIV.

 

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